Nel 2010 il primo "Sinodo dei Vescovi" del Medio Oriente"

RITAGLI     Quell’amorevole attenzione     DOCUMENTI
al tormentato «piccolo gregge»

Papa Benedetto XVI, Pellegrino in Terra Santa, in preghiera davanti al Muro del Pianto, a Gerusalemme...

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 20/9/’09)

Nel Settembre 1989 Giovanni Paolo II si rivolge alle "Chiese" di tutto il mondo invitandole a pregare e a manifestare "solidarietà" alla popolazione libanese, travagliata da una durissima guerra. Di lì a due anni convoca un’"Assemblea Speciale dei Vescovi" per il Libano che – celebrata nel 1995 – diventa una "pietra miliare" nella storia di quel Paese e dell’intera area.
A vent’anni di distanza, ieri
Benedetto XVI ha espresso – ancora una volta – la sollecitudine del "Vicario di Cristo" per la terra che a Gesù ha dato i natali, convocando per l’Ottobre del prossimo anno il primo "Sinodo dei Vescovi" del "Medio Oriente". Una scelta "profetica" per diversi motivi. A cominciare dal tema scelto: "La Chiesa Cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza".
Che si tratti di una decisione coraggiosa, un "azzardo" della fede, appare evidente. In
Iraq, così come nei Paesi circostanti, le ferite del conflitto sono ancora sanguinanti: tensioni politiche e militari, esodo di "profughi", economie allo stremo.
Ma, più ancora, su tutta l’area continua a proiettarsi minacciosa l’ombra del conflitto
"israelo-palestinese", per il quale le soluzioni pacifiche appaiono – almeno a breve – più un "auspicio" che una possibilità concreta.
Benedetto XVI sa bene quanto complesso e fluido sia lo scenario in quel lembo di terra dove il "cristianesimo" mosse i suoi primi passi e che oggi (ma non da oggi) è teatro di violenza e morte. Proprio per questo ha voluto accogliere – con la sensibilità del "Pastore" attento al "piccolo gregge" – il "grido" dei cristiani del "Medio Oriente". Cosciente com’è, e come vuole che diventi ogni cristiano nel mondo, dell’assoluta originalità della "vocazione" affidata a questo lembo di terra. Dove convivono, fin dai primi secoli, Chiese antichissime, una moltitudine di "riti", cristiani di differenti denominazioni, i quali – tutti – debbono fare i conti con la "comunità islamica", quasi ovunque largamente maggioritaria e da tempo (sovente per colpa di "fanatismi" che poco o nulla hanno a che vedere con la fede) percepita come ostile.
L’anno prossimo, dunque, il "Medio Oriente" sarà posto al centro dell’attenzione della "Chiesa Universale".
Grazie a quell’incontro, le Chiese "locali" puntano a ritrovare una "comunione" più autentica e salda fra loro e con Roma, superando "attriti" secolari e recenti, in modo da rendere la loro testimonianza al "Vangelo" ancor più credibile ed efficace di quanto già non lo sia. Non v’è dubbio, infatti, che convocando questo "Sinodo" il Papa voglia portare agli occhi del mondo il patrimonio di fede eroica che tante "comunità cristiane" del Medio Oriente hanno vissuto e vivono, non di rado esponendosi al rischio del "martirio". E tuttavia Benedetto XVI chiede a quelle stesse comunità un supplemento di impegno, uno sforzo ulteriore per rendere visibile il fatto d’essere "un cuore solo e un’anima sola" come la primitiva "comunità dei credenti".
Infine, se collochiamo la decisione di ieri nel quadro della "geo-politica" di Papa Ratzinger, è possibile intuire un disegno a dir poco lungimirante. Dopo l’epocale
"Lettera ai Cattolici Cinesi" e mentre si sta lavorando alla realizzazione di un "viaggio apostolico" in Vietnam (uno dei pochi Paesi preclusi al suo Predecessore), il "Sinodo" per il "Medio Oriente" conferma la straordinaria apertura di orizzonti di questo "Pontificato". Che, a detta di alcuni, sarebbe troppo "occidentale", se non fosse che i fatti, da soli, sono lì a smentire simili letture "caricaturali".