Centinaia di milioni senza "libertà" di vivere la "fede"

RITAGLI     Questo immenso popolo     MISSIONE AMICIZIA
invisibile a "mass media" e "politici"

Nello Stato Indiano dell'Orissa, macerie rimaste dagli attacchi contro i cristiani... P. BERNARD DIGAL, il Sacerdote vittima delle persecuzioni in Orissa!

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 28/10/’09)

Giusto un anno fa, dopo due mesi di "agonia" per le gravi ferite subite durante l’attacco di "fondamentalisti indù", moriva in India, in un Ospedale di Chennai, Padre Bernard Digal, una delle prime vittime delle "violenze anti-cristiane" dell’Agosto 2008. Gli autori dell’"omicidio", riferisce "Asia News", non sono ancora stati arrestati.
Padre Bernard non è che la punta di un "iceberg", uno dei tanti che formano l’immenso popolo dei "cristiani" discriminati nel mondo. Un popolo invisibile agli occhi dei "media" che, salvo gli episodi più eclatanti, generalmente ignorano la gravità della situazione. Un popolo spesso invisibile anche agli occhi dei "politici", lontani dal farsi carico di un problema che ha a che fare con la negazione di un "diritto umano" fondamentale: la "libertà religiosa".
A fare memoria di tutto questo ci ha pensato Lunedì Monsignor Celestino Migliore, "osservatore permanente" della "Santa Sede" presso le
"Nazioni Unite", nel suo intervento all’"Assemblea Generale" dell’"Onu" a New York. Migliore ha ricordato che il diritto alla "libertà religiosa" «continua oggi ad essere ampiamente violato». Atti d’"intolleranza religiosa" vengono «perpetrati in molte forme» e toccano le diverse "religioni". Ma sono proprio i "cristiani" l’anello debole della catena, il gruppo "religioso" maggiormente colpito. Sarebbero, infatti, oltre 200 milioni i "fedeli", appartenenti a varie "confessioni cristiane", che subiscono "discriminazioni" sotto il profilo "legale" e "culturale".
Non è una novità degli ultimi giorni. In un’intervista di tre anni fa a questo
"giornale", Asma Jahagir, "relatrice speciale" delle "Nazioni Unite" per la "libertà di religione", dichiarava: «Le "violenze" verso i "cristiani" nel mondo stanno aumentando in maniera considerevole». E anche "LiMes", rivista di "geo-politica", tempo fa sottolineava che «il "cristianesimo" è la "religione" oggi più perseguitata nel mondo. Conta migliaia di "vittime". Ma l’"opinione pubblica" "occidentale", proprio quella di "cultura cristiana", non concede a questo dramma alcuna attenzione, se non in ambienti ristretti». Da quando quelle "righe" sono state scritte (era il 2001), la sensibilità su questo tema – complici i puntuali richiami di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI alla "libertà religiosa" – è cresciuta. Negli ultimi anni le situazioni più delicate (dall’Iraq al Pakistan, dalla Somalia all’India…) sono state oggetto di ripetute denunce, anche se spesso condotte in solitudine dai "media cattolici". E tuttavia nell’estate 2008 fece ancora scalpore l’Arcivescovo Dominque Mamberti, Segretario Vaticano per i rapporti con gli "Stati", costretto a chiedere di combattere la "cristiano-fobia" almeno «con la stessa determinazione con cui si combattono l’"anti-semitismo" e l’"islamo-fobia"». Ora, finalmente, la "politica" si muove. Il "Ministro degli Esteri" Franco Frattini, intervenendo al "Consiglio" della "Unione Europea", ha chiesto e ottenuto che nella "riunione" di Novembre si discuta di "libertà religiosa" e ci sia un pronunciamento "formale", con particolare attenzione per la condizione delle "minoranze cristiane". Un segnale importante, a due anni dall’approvazione a larghissima maggioranza, da parte del "Parlamento" di Strasburgo, di una risoluzione "bipartisan" con la quale, su iniziativa di Mario Mauro, venivano condannati «risolutamente tutti gli atti di "violenza" che mettono a repentaglio l’esistenza delle "comunità cristiane" e di altre "comunità religiose"».
È tempo che la tutela delle "minoranze religiose" e il diritto alla piena "libertà di fede" entrino con forza nell’"agenda politica", e che si adotti l’effettivo rispetto di entrambe come parametro per la concessione di "aiuti" e di "cooperazione". Senza questo passaggio, la difesa dei "cristiani" e di ogni altro "perseguitato" rischia di rimanere un richiamo "retorico".