"CARITAS IN VERITATE"

RITAGLI     L’urgenza di una nuova "razionalità"     DOCUMENTI

Il Papa ci ricorda che non siamo sulla «stessa barca», ma sulla «stessa Arca»,
dentro un "Disegno". Che esige, però, la "collaborazione" libera dell’uomo.
Per dar vita a una "economia" più giusta.

PAPA BENEDETTO XVI, maestro di vita nei suoi scritti, anche con la "CARITAS IN VERITATE"...

Gerolamo Fazzini
("Mondo e Missione", Novembre 2009)

A lungo, l'"economia" si è concepita, come «scienza esatta», sinonimo di razionalità "tout court". Tesi "economiche" che, nel tempo, si sono rivelate discutibili o persino "fallaci" hanno avuto, per anni, il lustro dell'assoluta "scientificità", al pari di "dottrine" con tanto di "dogmi". Sono sotto gli occhi di tutti, "in primis" dei poveri, le conseguenze drammatiche di tutto ciò: di qui l'economia "collettivistica" di stampo "marxista" (che ancora sopravvive in alcuni angoli del mondo), di là il "neo-liberismo", ispiratore – fra l'altro – dei famigerati «aggiustamenti strutturali» imposti ai "Paesi poveri". Solo di recente nuovi filoni di studio hanno messo in "crisi" l'assunto che a muovere l'"homo oeconomicus" sia una razionalità "asettica", di tipo "cartesiano". Ci si va convincendo che i criteri ispiratori delle scelte economiche obbediscano a meccanismi più complessi, com'è complesso l'uomo.
L'
"Enciclica Sociale" di Benedetto XVI va oltre. La "Caritas in veritate" avanza una pretesa ancor più radicale: restituire all'economia una "razionalità" nuova, fondata sulla "verità". E quando diciamo «verità» alludiamo alla dignità inviolabile, perché "trascendente", dell'uomo; e al fatto che il mondo non è un'accozzaglia di "etnie" e "culture", ma è chiamato a diventare una "famiglia di popoli", ognuno con pari "diritti" e "doveri". Calpestando questi due elementari "principi", non solo si viola la "legge morale" – dichiara Benedetto XVI nella "Caritas in veritate" – ma si crea un'economia che non funziona. Se non è di tutto l'uomo e di tutti gli uomini, lo sviluppo non è tale.
Sbaglierebbe di grosso, però, chi interpretasse l'"Enciclica" come l'appello "moralistico" a una "solidarietà" generica, a un «buonismo» formato universale. Il Papa, infatti, invita sì a un allargamento del cuore e degli orizzonti, ma che deve procedere di pari passo con una «dilatazione della ragione».
Trasformare la "globalizzazione" in opportunità anziché in minaccia: ecco la "sfida". «Senza la guida della "carità" nella "verità", questa spinta "planetaria" può concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni nella famiglia umana. Per questo la "carità" e la "verità" ci pongono davanti a un impegno inedito e creativo, certamente molto vasto e complesso. Si tratta di dilatare la ragione e di renderla capace di conoscere e di orientare queste imponenti nuove dinamiche, animandole nella prospettiva di quella "civiltà dell'amore" il cui seme Dio ha posto in ogni popolo, in ogni cultura» ("N. 31").
Il punto – sembra dire Benedetto XVI – è che non siamo, genericamente, «sulla stessa barca», su una "zattera" alla deriva verso chissà quale meta, bensì «sulla stessa Arca», dentro un "Disegno". Un "disegno divino", che però esige, per realizzarsi, la collaborazione libera dell'uomo. Lo sviluppo è "vocazione", ovvero implica la risposta a una "chiamata". Sta qui la radice di una parola, «responsabilità», oggi tanto abusata in economia.
Milioni di persone fanno esperienza del volto "disumano", irresponsabile, dell'economia: risparmi di una vita inceneriti sull'altare di banche "rapaci", il "profitto" assunto a unico criterio da parte di "manager" avidi, il "cinismo" di chi licenzia per veder salire le "azioni" in "Borsa" (ed essere scandalosamente remunerato per questo), la vergogna di milioni di persone costrette a "emigrare", spesso a rischio della vita, solo per trovare un lavoro (e poi rispedite al "mittente" perché «inutili»)...
Se davvero vogliamo uno "sviluppo" responsabile (e in ultima analisi "razionale") occorre, quindi, «dilatare la ragione». Riconoscendo che i "valori" che il "Vangelo" propone – "giustizia", "fraternità", "gratuità"... – sono gli stessi che fondano «un'altra economia possibile».