"Informazione alternativa" e "opposizione" sul "Web"

RITAGLI     L’"ultimatum" di "Google" a Pechino     SPAZIO CINA
dà ossigeno ai "cyber-dissidenti"

Il palazzo degli uffici di Google, e la Bandiera Cinese! Saluto di addio per il famoso Sito Internet, dagli amici della Cina... Fiori in ricordo del coraggioso gesto di Google, contro il regime di Pechino!

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 14/1/’10)

Che in Cina "Internet" sia sottoposto a un ferreo "controllo" non è una novità. Il punto è che, sino a ieri, i "provider" internazionali si erano arresi, in nome del "business" e del "così fan tutti", al "diktat" del "Governo" cinese che impone "filtri" sofisticatissimi per "monitorare" (e nel caso, "togliere di mezzo") i contenuti ritenuti "inopportuni" che viaggiano in "Rete".
Ora la "musica" potrebbe cambiare.
Dopo aver denunciato attacchi di "pirati informatici" alle caselle "e-mail" di "attivisti" e
"dissidenti" cinesi, "Google" infatti ha dichiarato che potrebbe chiudere il proprio "sito" in cinese e lasciare il "Paese". L’"annuncio" segna un punto di svolta. Sempre che, ovviamente, alle parole seguano i fatti. Sarebbe la prima volta che una "società straniera" si oppone in modo così coraggioso alle "autorità cinesi", che non tollerano "intrusioni" quando c’è di mezzo la "sicurezza nazionale".
I primi ad augurarselo sono gli "attivisti" per i "diritti umani" e i "dissidenti" cinesi e, insieme con loro, la parte più consapevole dell’"opinione pubblica" cinese. La Cina è oggi il "Paese" con il più alto numero di utenti di "Internet"; sempre di più il
"Web" viene usato come veicolo di "informazione alternativa", se non di aperta "opposizione". Ma tutto ciò non piace affatto ai "mandarini" di Pechino, spaventati dalla prospettiva di un flusso ingovernabile di "e-mail", testi, immagini e filmati. Specie quando ci sono di mezzo argomenti "tabù" come Tiananmen, "democrazia", "libertà" e via dicendo.
Ma proprio sul fronte del "Web" si gioca la nuova "battaglia" per il cambiamento. È grazie a "Internet" che i 303 "firmatari" iniziali del "manifesto" del "dissenso" cinese,
"Carta 08", sono diventati quasi 10mila in poco tempo. È grazie al "Web" che dal Tibet e dallo Xinjiang sono arrivate in "Occidente" informazioni e immagini, poco gradite al "regime", delle "proteste" e delle "repressioni" dei mesi scorsi.
Presidiare uno spazio di "libertà" su "Internet" è, dunque, cruciale: il duro "giro di vite" imposto nei mesi precedenti e durante i "Giochi Olimpici" lo ha confermato una volta di più. Questo spiega come mai lo scorso Luglio un migliaio di persone si siano radunate a Pechino, per un’innovativa forma di "protesta", promossa dall’artista "contro-corrente" Ai Weiwei. Noto per aver progettato il "Nido d’Uccello", lo stadio delle
"Olimpiadi" di Pechino, Ai Weiwei è uno dei più attivi nella "battaglia" per la verità sul crollo delle scuole nel "terremoto" del Sichuan.
Ebbene, in risposta all’intento del "Governo" cinese di installare su ogni "computer" un nuovo "filtro di controllo", ha lanciato un "boicottaggio" simbolico di "Internet".
Non è l’unico caso del genere. Nel 2007 fece rumore la decisione di una donna, Yu Ling, di denunciare
"Yahoo" davanti a un "tribunale" americano, chiedendo i danni per la "detenzione" del marito, Wang Xiaoning, noto "dissidente", arrestato grazie proprio alla collaborazione fra la "multi-nazionale" statunitense e il formidabile apparato della "censura" cinese.
È un fatto che il popolo dei "cyber-dissidenti" cresce a vista d’occhio, pur pagando un prezzo alto per la sua voglia di "libertà":
"Amnesty" calcola che siano una sessantina i "prigionieri" di questa categoria (più dei "giornalisti scomodi" della "carta stampata").
Qualche nome? Li Zhi, condannato a 8 anni di "reclusione" per aver criticato la "corruzione" di "funzionari" locali in gruppi di "discussione" su "Internet"; Xie Wanjun, che aveva tentato di fondare in Cina il "partito democratico" (decisivo anche in questo caso il contributo di "Yahoo"). Il volto più noto è quello di Shi Tao, che sta scontando una "condanna" a ben 10 anni di "carcere" inflittagli nel 2005.
"Amnesty" lo ha adottato come "prigioniero di coscienza".
Se la scelta di "Google" farà scuola, il "sacrificio" di tutti costoro non sarà stato vano. E il "popolo cinese" potrà sperare in qualche spiraglio di "libertà" maggiore.