RICORDANDO PADRE TULLIO...

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che «risvegliò» le Filippine

Assassinato 25 anni fa a Tulunan da "criminali".
Nel suo nome, iniziò la "rivolta pacifica" della gente.

P. Tullio Favali, con alcuni bambini della sua missione, a Tulunan, nelle Filippine...

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 6/5/’10)

L’11 Aprile 1985, a Tulunan, nella "Diocesi" di Kidapawan, sull’"Isola Filippina" di Mindanao, veniva ucciso Padre Tullio Favali, "Missionario" del "Pime". A 25 anni esatti di distanza, Mantova, la sua "Diocesi" di origine, ne ha ricordato il "Martirio" con una serie di iniziative che sono partite nel giorno "Anniversario", l’11 Aprile 2010, con la solenne "Celebrazione Eucaristica" a Sacchetta, il "paese natale" del "Missionario", presieduta dal "Vescovo" di Mantova, Roberto Busti. Anche nelle Filippine il "Pime" ha programmato una serie di "Celebrazioni", con una "Messa" a Kidapawan (una "Messa" celebrata sulla "tomba" di Padre Tullio). Iniziative che si sono concluse lo scorso Primo Maggio, con un "Pellegrinaggio" a piedi da Suzara al "Santuario delle Grazie", a Mantova.
Quella di Favali, è una "storia" all’apparenza «minore». Quando viene ucciso, Padre Tullio era nelle Filippine da un anno e mezzo soltanto, si stava ancora inserendo nella realtà "locale". Anche le circostanze della sua "morte" appaiono tutt’altro che "eclatanti": il "Missionario" si era recato a Tulunan per soccorrere i "catechisti" di quella "comunità". Solo perché "laici attivi" nella "Chiesa Cattolica", costoro erano stati feriti da colpi di "mitra" dai
"Manero", una "banda" di stampo "mafioso" che dominava la zona in appoggio all’"esercito regolare", allora in lotta con i gruppi di "sinistra" del "New People’s Army". Un gesto di "solidarietà" normale, quello operato da Tullio, in quegli anni delicatissimi, al tramonto della "dittatura" di Marcos. Eppure Padre Tullio Favali è una delle figure che Giovanni Paolo II ricordò, nel Maggio 2000 al "Colosseo", durante la "Commemorazione dei Martiri del XX Secolo". Non solo: nelle Filippine a Favali sono state intestate Scuole, Ospedali, Vie, Piazze. E chi scrive lo può testimoniare: la "Cappella" che a Tulunan ricorda il suo "Martirio" è meta di costante "devozione popolare".
Dove sta quindi il "segreto" di tale figura? Spiega
Don Giuseppe Bergamaschi, "mantovano", suo ex compagno di "Seminario". «La fine di Padre Tullio è stata un’azione molto forte e "feconda" dello "Spirito" del "Signore Risorto", che con essa ha cambiato il corso della "storia" nelle Filippine. In nome di Padre Tullio, ucciso ingiustamente, la coscienza di un "popolo" si è risvegliata al punto da trovare il coraggio di andare contro i "carri armati" dell’"esercito", tenendo la sua "immagine" tra le mani o stampata sulle magliette, insieme al "Rosario"».
In effetti, se è vero che molti "filippini" sono stati uccisi in quegli anni (accanto alla "Chiesa" in memoria di Favali, una "lapide" ricorda i nomi di numerosi "catechisti", "laici", giovani e "attivisti cattolici" barbaramente uccisi nel giro di pochi mesi), è solo con la "morte" di Padre Tullio che si è avviata una reazione "popolare" che ha cambiato la storia di quella "nazione". Favali, come detto, si trovava nelle Filippine da poco tempo, eppure si era già «compromesso» – nel senso più "nobile" del termine – con la sua gente, in nome del "Vangelo". Una "Preghiera" composta dal futuro "Martire" recita" così: «Dacci, o Signore, la forza di rinnovare ogni giorno il nostro impegno, dacci il coraggio di continuare nei momenti di oscurità. Mantienici svegli perché siamo tentati di adagiarci. Dacci la passione per gli altri anche se ciò comporta maggiore sofferenza». In una "Lettera", qualche mese prima della "morte", scriveva: «C’è un clima "arroventato" che preannuncia qualche cosa che sembra "scoppiare"»; aggiungendo: «la "vocazione" al "Martirio" non si improvvisa e non è di tutti». Commenta Don Bergamaschi: «Sembra che avesse dei "presentimenti", anche se non sapeva quello che di lì a poco sarebbe capitato. Ma era pronto, tant’è che in una "Lettera", scritta pochi mesi prima di morire, scrive: "Auguro a me stesso di sentirmi sempre più partecipe alla vita di questo ‘popolo’ e di dare il mio umile contributo"».