Aquino Jr. "Presidente" a "furor di popolo".
"Sfida" ardua e che non può esser persa

PRECEDENTE     C’è una "speranza" a Manila     MISSIONE AMICIZIA

La Bandiera delle Filippine...

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 12/5/’10)

Ha vinto, come da "pronostico". In quelle che il "Presidente" della "Conferenza Episcopale" aveva definito come le "elezioni" più importanti della storia del "Paese", i cittadini delle Filippine hanno scelto di premiare Benigno Aquino, terzo membro della "dinastia politica" più popolare degli ultimi decenni. E la "Borsa" di Manila ha salutato prontamente la netta "vittoria", facendo segnare un "+3.85%". Ora però, per "Noynoy" (questo il "nomignolo" affibbiato al cinquantenne con il volto da ragazzo) viene il difficile. Dovrà dimostrare di non vivere di sola "luce riflessa". Dovrà meritarsi l’ondata di "calore" che l’ha circondato nell’Agosto scorso dopo la morte della madre, la celebre Cory Aquino, quando maturò la sua "candidatura" alla "Presidenza". A colui che sin qui è stato un "Parlamentare" a dir poco mediocre, tocca ora dar prova delle proprie capacità per non rivelarsi, come più d’uno invece teme, troppo distante dalla statura "politica" del padre Benigno, assassinato da "sicari" del "dittatore" Marcos nel 1983.
In casi come questo, infatti, portare un "cognome altisonante" può giovare alla causa.
Ma fatalmente scattano, impietosi, i "confronti". Se il padre del "Neo-Presidente" – imprigionato da Marcos ai tempi della "legge marziale", quindi costretto a fuggire negli
"Usa" e di nuovo protagonista della vita "politica" nel suo "Paese", prima di essere tolto di mezzo con la "violenza" – rappresenta un simbolo di coraggio e amore al "popolo", la madre, Cory, è la "leader" del "People Power", protagonista della celebre "Rivoluzione dei Rosari" che nel 1986 vide milioni di cittadini, per le vie della "capitale" protestare pacificamente contro i "brogli" e i "soprusi" di Marcos, fino a costringerlo all’"esilio". Prima donna "asiatica" a diventare "Presidente", Cory Aquino ancor oggi nelle Filippine è un’"icona".
Non è impresa facile raccogliere un’"eredità" del genere. Certo, l’ex "Presidente", Gloria Macapagal Arroyo, lascia il suo posto senza troppi "rimpianti" nella gente, specie a causa dei numerosi "scandali" in cui è finita. Certo, gli "sfidanti" di Benigno Aquino erano tutt’altro che "invincibili": l’ex Joseph Estrada (già "Presidente" dal 1998 al 2001) tornava in scena dopo le "dimissioni forzate", causa pesanti accuse di "corruzione" e un periodo in "carcere".
L’altro "contendente", Manny Villar, quinto uomo più ricco del "Paese" secondo "Forbes", era scivolato sulla buccia di banana di un "conflitto di interesse" (avrebbe spinto la realizzazione di una grande "arteria stradale" in una zona dove possiede "terreni").
Il "Neo-Presidente" ha promesso che la lotta alla "corruzione" sarà il suo primo e principale impegno. Un gesto azzeccato, visto che, insieme a
Vietnam e Cambogia, le Filippine guidano la "classifica" dei "Paesi Asiatici" meno "trasparenti". Ora, però, il "popolo" aspetta al varco "Noynoy". Finiti i "festeggiamenti", c’è un "Paese" che attende "scelte" concrete e urgenti. Un "Paese" attanagliato dalla "disoccupazione", in cui una famiglia su 10 vede un suo membro partire per cercare lavoro in Europa o in "Medio Oriente". Un "cognome" famoso, a questo punto, non suona come un "vantaggio", ma rappresenta una "responsabilità" in più.