Dopo la "tragica" fine del "Vescovo" Padovese

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o chi predica "disarmato"?

La "Comunità Ecclesiale Turca" è chiamata a "riaffermare" la propria "fedeltà"
«a caro prezzo».

MONS. LUIGI PADOVESE (1947-2010), Vicario Apostolico dell'Anatolia, ucciso ad Iskenderun (Turchia)...

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 6/6/’10)

Chi è più "pazzo"? Il giovane "Turco" che, "ispirato da una voce", si arma di un coltello e uccide un "Vescovo disarmato", un uomo di "pace", al cui servizio opera da anni? Oppure lo sparuto gruppo di "Religiosi" e "Suore" ("italiani" ed "europei") che da anni – in obbedienza a una "vocazione" precisa, non certo per vacuo "eroismo" – condivide con la "Chiesa Turca" una delicatissima sorte, una sottile "persecuzione"?
Dell’"instabilità mentale" – vera o presunta – di
Altun Murat, l’"autista" di Monsignor Luigi Padovese, molto si parla in queste ore. Il "Vescovo" di Smirne, Monsignor Ruggero Franceschini, ha dichiarato che «Altun non è affatto "malato di mente"» e anzi «si era sottoposto ad "accertamenti" solo per "pre-costruirsi" un "alibi"». Franceschini conosce molto bene la realtà "Turca": tra l’altro, è stato "Vicario Apostolico" dell’Anatolia prima di Padovese. Perciò fanno molto pensare le sue parole, che "riecheggiano" quelle che pronunciò nel Dicembre 2007, all’indomani dell’"aggressione" subita da Padre Adriano Franchini a Smirne: «Ancora una volta diranno che questo è un atto di un "pazzo". Ma allora dobbiamo ammettere che da un anno e mezzo circa in Turchia gli atti di "follia" sono notevolmente aumentati, guarda caso contro i "Religiosi cristiani stranieri"». Toni simili troviamo oggi nel "commento" dell’"Agenzia Asia News" agli sviluppi dell’"indagine" su Murat: «Tra i "fedeli" e il mondo "Turco" si fa fatica ad accettare la sola tesi della "malattia psichica" del giovane, divenuta evidente solo qualche mese fa. Diversi "attentati" negli anni scorsi sono stati compiuti da giovani definiti "instabili", rivelatisi poi in legame con gruppi "ultra-nazionalisti" e "anti-cristiani"». Ebbene, se vogliamo accogliere davvero l’"appello" lanciato dal Papa a Cipro («La soluzione non è la "violenza", ma la "pazienza" del "bene", così si può arrivare alla "pace"»), se vogliamo che la sua richiesta, la sua "evangelica" pretesa diventi concreta, occorre partire da uno sguardo "realista" sulla situazione. E in Turchia – a poco giova nasconderlo – i "cristiani" sono osteggiati, non tanto dalla "gente comune", quanto da componenti dell’"apparato politico", da "frange estremiste", capaci però di creare un clima di pesante "diffidenza": un "humus" pericoloso sul quale gli atti di "pazzia" fioriscono con sospetta frequenza. Per queste ragioni, chiedere oggi che si faccia piena luce sull’"uccisione" di Monsignor Padovese non è affatto in contrasto con la volontà di "dialogare" con l’"Islam". Esigere la verità sull’accaduto – senza indulgere a "dietrologie" e a "isterismi polemici" – è un contributo indispensabile alla chiarezza, necessaria perché continui quel rapporto franco di "amicizia" che la "Chiesa locale" presta non da oggi nella "società turca". È stato lo stesso Monsignor Padovese a indicare questa strada. Nell’estate del 2006, all’indomani dell’"aggressione" a Padre Pierre Brunissen a Samsun, il "Vescovo" ucciso tre giorni fa denunciava «un forte "nazionalismo" che cerca di creare sempre più distanza fra mondo "Europeo" e mondo "Turco"».
E chiedeva di far luce sull’"incidente", appurando se si trattasse solo del gesto di uno "squilibrato" o se dietro si nascondessero possibili "mandanti". Uno scenario del genere si ripropone oggi. In queste ore la
"Comunità Ecclesiale Turca" è chiamata, ancora una volta, a riaffermare la propria fedeltà "a caro prezzo" a una terra che ha già visto versare molto "sangue cristiano". A testimoniare la propria ostinata fiducia nel "dialogo paziente". A scommettere sulla "follia" del "Vangelo" contro la logica della "vendetta" e della "violenza". Ma sarebbe un atto di ulteriore "violenza" nei suoi confronti se a questa "santa pazzia" si rispondesse con la "pazzia" di Murat. Un "paravento", un "alibi" di "cartone".