Un "invito" ad aprire gli "occhi" ed a cambiare "logiche"

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"Dare da mangiare agli affamati!": un desiderio di compassione ed umanità, presente nel cuore di ogni persona...

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 2/7/’11)

«I Popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i Popoli dell’opulenza... La Chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia!». Così scriveva Paolo VI, nell’Enciclica "Populorum Progressio" del 1967. A più di quarant’anni di distanza, torna ad alzarsi, con rinnovato vigore, la voce del Papa. Stavolta è Benedetto XVI che, nel "Discorso" tenuto ieri alla "Fao", rilancia: «È urgente un modello di sviluppo che consideri non solo l’ampiezza economica dei bisogni o l’affidabilità tecnica delle strategie da perseguire, ma anche la dimensione umana di ogni iniziativa, e sia capace di realizzare un’autentica Fraternità, facendo leva sul richiamo Etico a "dar da mangiare agli affamati", che appartiene al sentimento di compassione e di umanità iscritto nel cuore di ogni persona!». In mezzo – tra i due "interventi" – , c’è un mutamento di enorme portata del quadro Internazionale e l’affacciarsi di fenomeni nuovi: l’avvento della Globalizzazione; lo sviluppo tecnologico irrefrenabile (che in campo "Agro-Industriale" ha aperto la porta alla delicatissima questione degli "Ogm"); il fenomeno del "Land-Grab", ossia l’accaparramento delle terre da parte di Stati più economicamente avvantaggiati, l’ascesa di Paesi che solo ieri erano in via di sviluppo ed oggi sono prim’attori in campo Internazionale. Fra questi, per inciso, figura il Brasile, Patria di José Graziano da Silva, "Neo-Direttore" della "Fao", con un passato al fianco dell’"Ex-Presidente" Lula, impegnato nell’ambizioso Programma "Fame Zero".
Cambia, si diceva, il panorama Mondiale, rapidamente e drasticamente. Eppure, quel miliardo di persone, che soffrono e muoiono per la fame, permane e cresce. Nonostante gli
"Obiettivi del Millennio", solennemente lanciati dall’"Onu". La situazione tende addirittura, anche se sembra impossibile, a peggiorare. A causa di un fenomeno relativamente recente, la speculazione finanziaria sugli alimenti: una vera e propria "piaga". Alcuni operatori finanziari – è noto – investono grosse somme di denaro nei cosiddetti "derivati", titoli finanziari che, cioè, "derivano" il loro rendimento dall’andamento dei prezzi dei prodotti agricoli sui Mercati Internazionali. Questi titoli rappresentano altrettante "scommesse" sull’aumento dei prezzi del cibo: chi investe guadagna se la previsione si avvera. In altri termini, ciò significa che nella Finanza attuale un’alluvione od una siccità prolungata in una certa area del Mondo si possono trasformare in un’opportunità per guadagnare (e tanto!) sul Mercato Finanziario. Non è forse uno scandalo, questo? Contro tale scandalo, è stata avviata di recente una "Campagna", dal Titolo: «Sulla fame non si specula!».
Non sta facendo della retorica, dunque, Benedetto XVI, quando denuncia gli «atteggiamenti egoistici che, partendo dal cuore dell’uomo, si manifestano nel suo agire Sociale, negli scambi Economici, nelle condizioni di Mercato, nel mancato accesso al cibo, e si traducono nella negazione del Diritto primario di ogni persona a nutrirsi!».
Denunciando le cause di natura Etica della fame nel Mondo, il
Papa va al cuore del problema. Che non è di natura quantitativa – le risorse per tutti ci sarebbero sul "Pianeta-Terra" –, né di tipo tecnico, ma che investe anche gli aspetti Sociali e Culturali (profondo ed interessante l’Appello alla tutela della Famiglia Rurale contro l’"urbanizzazione" selvaggia) e, in particolare, la qualità delle relazioni all’interno dell’unica Famiglia Umana. È l’uomo nella sua globalità – ci ricorda il Papa – a rappresentare la chiave di volta del problema... E, al tempo stesso, la sua soluzione!