"GIORNATA DI PREGHIERA PER I MISSIONARI MARTIRI"

RITAGLI     La "corazza" dell’"identità",     DOCUMENTI
il "profumo" del "Vangelo"!

Come ogni anno, il "24 Marzo", ricorderemo i "Missionari Martiri"...
Ma cosa dicono, oggi, a noi,
figure come Shahbaz Bhatti, o Padre Fausto Tentorio?
Fuori di ogni "retorica", 
la loro "vita" è un "appello" alla "sequela radicale" di Cristo!

SHAHBAZ BHATII (1968-2011), Ministro per le Minoranze Religiose in Pakistan, Martire per la Fede Cristiana...

P. FAUSTO TENTORIO (1952-2011), Missionario del Pime, Martire nelle Filippine!

Gerolamo Fazzini*
("Mondo e Missione", Marzo 2012)

Un anno fa, il 4 Marzo 2011, Shahbaz Bhatti, "Ministro per le Minoranze Religiose" in Pakistan, veniva ucciso da un "commando" di estremisti Musulmani! Durante una Messa di Suffragio, il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del "Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso", così si espresse: «Essere Cristiani è sempre fare una scelta: tra il Dio rivelato da Gesù e la sapienza umana, tra servire e dominare!».
Mentre si avvicina la
"Giornata di Preghiera e Digiuno per i Missionari Martiri", queste parole ci restituiscono il senso profondo del celebrare i Martiri da Cristiani. Lungi da qualsiasi forma di "auto-compiacimento" (come se i Martiri fossero eroi, o "Superman") o, per converso, di vittimismo (il Martirio come prova di un «complotto globale» contro i fedeli di Gesù), il Cristiano fa memoria dei Martiri perché, seguendone le orme, prova ad essere – in definitiva – nient'altro che più simile a Cristo! In un tempo in cui l'identità Cristiana è spesso sbandierata o rivendicata, non di rado in polemica contro altre presenze Religiose, Martiri come Shahbaz Bhatti (e i Cristiani del Pakistan, cui dedichiamo il "Servizio Speciale") ci ricordano che è la vita a parlare, prima delle parole. E che l'identità non è una "corazza" da indossare, bensì uno stile silenziosamente eloquente da assumere. Qualcuno direbbe: un "profumo" da diffondere!
Ancora Tauran: «Se ci accontentassimo di essere Cristiani solo sociologicamente o, peggio, Cristiani la cui vita fosse in contraddizione con ciò che diciamo di Gesù, allora correremmo il rischio di sentirci dire un giorno: "Via da me, non vi conosco!"».
Il "testimone" (questo significa «Martire») è una persona che rende manifesta un'adesione radicale a Cristo. Ma prima che nel sacrificio estremo della morte, essa si gioca nella quotidianità di una vita offerta goccia a goccia.
Talora, nelle Comunità Cristiane, ci pare di avvertire ancora ambiguità e fraintendimenti: i Martiri non sono né "gente sfortunata" (capitata nel posto sbagliato, il giorno sbagliato), né "masochisti" in cerca di gloria. No! Il Martire vive per Cristo, e solo per questo accetta di mettere in conto la possibilità di morire per lui, servendo gli ultimi. Bhatti l'ha lasciato scritto nel suo "Testamento Spirituale": «Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me, e dicano che sto seguendo Gesù Cristo! Voglio vivere per Cristo, e per Lui voglio morire!».
In questa precarietà, accettata consapevolmente, sta il segreto del Martire Cristiano. Il 28 Novembre 2009, all'Aeroporto di
Lahore, il Cardinale Tauran si sentì dire da Bhatti: «So che mi uccideranno! Offro la vita per Cristo, e per il "dialogo interreligioso"!».
Anche il nostro
Padre Fausto Tentorio sapeva di muoversi in un contesto rischioso: «Non penso di essere un bersaglio, ma indubbiamente nemici se ne creano, facendo un certo tipo di lavoro! Specie a Mindanao!», aveva detto nel 2000, intervistato da Mimmo Lombezzi, di "Mediaset". Eppure, Fausto era uno che amava la vita: i «suoi» "Manobo", "in primis", la natura, così come amava guardare lo "Sport" in "Tivù". Era un uomo fino in fondo, con il suo coraggio e le sue debolezze! E per questo, ora che s'è depositata l'onda dell'emozione, torniamo a ricordarlo, senza retorica. Come ha detto il Vescovo di Kidapawan ai Funerali: «Non abbiamo bisogno di gonfiare o mitizzare la vita di Padre Fausto, per dare un senso alla sua morte! Basta ricordarlo semplicemente come un Prete fedele, che amava la sua gente, e cercava di servirla nel modo migliore, anche sapendo così di mettere in pericolo la propria vita!».