DAL "PIME" DI MILANO...

RITAGLI     «Mai senza l’altro»:     PIME ITALIA - MILANO
la "rotta" del "futuro"!

Il "Convegno", per il "Cinquantesimo" del "Centro Pime" di Milano,
ha riaffermato, con forza, l'"urgenza" di porsi in "ascolto" e "dialogo",
con tutta la "Società" e la "Chiesa", a servizio della causa "Missionaria".

Un raduno tra tanti amici della Missione, nel grande Cortile del Centro Missionario del Pime, a Milano...

Gerolamo Fazzini
("Mondo e Missione", Aprile 2012)

«Ho imparato dal "Pime" che bisogna avere l'umiltà di conoscere gli altri e che, forse, è questo il rapporto più difficile per l'uomo contemporaneo! Perché spesso l'altro non esiste e, quando ciò accade, la persona diventa vittima e merce!». Parole impegnative, che sanno anche di "autocritica", quelle pronunciate da Ferruccio De Bortoli, "Direttore" del "Corriere della Sera", l'11 Febbraio scorso, durante il "Convegno" che l'ha visto, insieme ad altre illustri personalità, ospite del "Centro Missionario Pime" di Milano, in occasione dei festeggiamenti per il "Cinquantesimo" di "Fondazione".
Si era pensato a quel "Convegno" come a un'occasione, che non fosse vuota celebrazione "retorica" del passato: ma che, al contrario, costituisse lo spunto per una verifica del cammino fatto, in vista di un rilancio e di un rinnovato impegno, a servizio della causa Missionaria, nel mondo di oggi. Per questa ragione, accanto ad alcune "voci Pime", che hanno ripercorso cinque decenni di "laboriosa fedeltà", sono stati invitati a parlare esponenti della Società Civile, del mondo Economico, Culturale e Politico Milanese, nonché della
Chiesa Locale. Il senso di un "Centro Missionario", infatti, oggi più che mai, è quello di essere "ponte": tra il "qua" (Milano, l'Italia) e il "là" (i Paesi dove i Missionari operano), tra i Popoli e le Culture, tra il "Vangelo" e le attese, e le fatiche, di ogni uomo!
Così come ogni "ponte" affonda le sue arcate su sponde diverse, allo stesso modo la tensione che ci anima è quella di poggiare su quanto ci sta più a cuore (il "Vangelo") e, insieme, sui territori dove l'uomo vive. Un "Centro", del resto, non potrebbe definirsi "Missionario", se non provasse a incrociare i cammini di altri, sentendosi interpellato da quanto accade attorno a sé. Come ha detto
Padre Massimo Casaro, al "Convegno": «Ci siamo resi sempre più conto che il servizio autentico alla causa della Missione (io preferirei dire del "Vangelo") non poteva essere perseguito, senza gli altri! Non si può, in altre parole, mantenere viva la fedeltà a ciò che ci è caro, senza il concorso delle idee e delle passioni di tutti, contrastando ogni arroccamento difensivo o presunzione di "autosufficienza", che farebbe inevitabilmente scadere il Messaggio Evangelico da Testimonianza a Ideologia... Per questo, forse con qualche consapevolezza in più rispetto al passato, ci siamo dedicati soprattutto alla riflessione e alla paziente tessitura di relazioni significative, tanto in ambito Ecclesiale quanto in ambito Civile, in particolare nel mondo della Cultura!».
Lungo gli anni della sua storia, intensa e complessa, il "Centro" di Milano è stato per tanti un punto di riferimento, un "polmone Missionario"! Di più: un'"oasi" dove recuperare energie e freschezza, specie in tempi segnati da una certa chiusura, in campo sia Civile che Ecclesiale. Ma non siamo migliori degli altri! Anche in "Via Mose Bianchi 94", spunti profetici (la "Fondazione" di "Mani Tese", l'avvio dell'"Istituto Studi Asiatici", il rinnovamento del
"Museo Popoli e Culture", l'apertura dell'"Ufficio Educazione alla Mondialità"...) sono stati accompagnati da scelte discutibili: quanto sarebbero preziosi oggi strumenti quali "Islam oggi" e "Cina oggi", creati "pionieristicamente" come "Supplementi" di "Asia News" cartacea, in un momento in cui "Islam" e Cina erano argomenti per specialisti! Eppure, Cinquant'Anni dopo, il "Centro Pime" – grazie a Dio – c'è ancora... E – tutto sommato – si può dire che stia portando avanti l'intuizione originaria del suo "Fondatore"! Con quello stile delineato poc'anzi: essere se stessi, e aprirsi costantemente all'altro. Un esercizio dinamico, mai pienamente riuscito, né definitivamente risolto! Ma che, se condotto in fedeltà autentica alla Vocazione Missionaria, lascia il segno. E sorprende anche chi non appartiene alla Chiesa, o non sentiamo "vicino"!