Senza "Pane", senza "Equità", senza "Pace"

RITAGLI     La visibile "catena"     MISSIONE AMICIZIA

Giorgio Ferrari
("Avvenire", 5/2/’11)

Ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi era stato ampiamente teorizzato e descritto più di trent’anni fa da Fernand Braudel nel suo "Civiltà materiale, economia e capitalismo", grande sintesi di quella "École des Annales" che ha illuminato un secolo di storiografia moderna superando le strettoie ideologiche e disciplinari del passato. Braudel avrebbe spiegato così senza sforzo il fenomeno – che definire drammatico è assai poco – che sta investendo le materie prime alimentari e parallelamente sta mettendo in moto un processo che arriva a lambire le "Rivolte del Pane" che stanno infiammando l’"Africa del Nord".
È di ieri l’allarme lanciato dal "Direttore Generale" della
"Fao", Jacques Diouf, secondo cui l’Indice Mondiale dei Prezzi Alimentari a Gennaio ha segnato un rialzo del 3,4%, massimo storico dal 1990 e il settimo consecutivo dall’estate scorsa. Ma come siamo arrivati a questo punto? Stiamo bene attenti alla catena di cause e di effetti. La "Globalizzazione" ha avvicinato produttori e consumatori, avvantaggiando quei Paesi che promettono prezzi più bassi all’origine, e consentendo ad aree lontane di raggiungere con i propri prodotti ogni angolo del Mondo. Ma questo sistema integrato (qualcuno lo chiama "Frigorifero Globalizzato") è tanto comodo quanto fragile. È vero che nel "Nord del Mondo" possiamo mettere in tavola fragole Neozelandesi anche d’inverno, bere vini Cileni e Sudafricani, o approvvigionarci di soia per nutrire gli animali da allevamento, ma è altrettanto vero che il prezzo delle materie prime alimentari oscilla in conseguenza di svariati fattori, da quelli "naturali" (siccità, alluvioni, epidemie), a quelli "politico-economici" (petrolio, combustibili, trasporti), e anche – da oltre un decennio sempre di più – sotto la spinta della speculazione finanziaria.
Un esempio su tutti: il 2010 è per concorde ammissione stato un Anno di cattivi raccolti. Se viene a mancare la prevista quota di soia Nordamericana, allevare animali costerà sensibilmente di più, e di conseguenza carne e formaggio rincareranno. Per i Paesi ricchi si tratta di oscillazioni in qualche modo sopportabili; per quelli più poveri e con "deficit" alimentari netti, importare "derrate" a prezzo maggiorato ha un riflesso immediato e radicale sull’Economia Nazionale: l’80% del reddito di quei Paesi infatti è destinato ai consumi alimentari. Senza dimenticare che i rincari sono un dramma autentico anche per le classi disagiate, ovvero per i milioni di famiglie che stanno appese al crinale sottile che le separa dalla soglia di povertà anche nel ricco Mondo Occidentale.
Nel già delicato equilibrio fra prezzi e produzione s’insinua da tempo la speculazione. Un tempo, denuncia Diouf, i "Futures" erano utilizzati prevalentemente da produttori e consumatori, e non dai grandi attori finanziari che comprano solo per rivendere a prezzi più alti. Uno scenario, come si può capire, che si accompagna alla persistente riduzione degli Aiuti Pubblici all’agricoltura (dal 19% del 1980, al 5% attuale), e che promette – parola del "Direttore" del
"Programma Alimentare Mondiale" dell’"Onu", Josette Sheeran – nuove "sommosse" sul tipo di quelle scoppiate in Algeria e Tunisia, e negli ultimi giorni in Egitto. "Rivolte" originate dal rincaro del più basilare degli alimenti, il "Pane". Che per quasi un miliardo di persone è tuttora un bene irraggiungibile.
Forse si fa fatica a crederlo, ma la "polveriera" della penuria alimentare, e soprattutto dei suoi sempre più visibili effetti a catena, ci riguarda tutti da vicino, ricchi e poveri. Basterebbe
Alessandro Manzoni, con il suo "assalto ai forni", a ricordarcelo: «Le strade e le piazze brulicavano d’uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l’intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendio. Non mancava altro che un’occasione, una spinta, un avviamento qualunque, per ridurre le parole a fatti. Uscivano, sul far del giorno, dalle botteghe de’ fornai i garzoni che, con una gerla carica di pane, andavano a portarne alle solite case. Il primo comparire d’uno di que’ malcapitati ragazzi dov’era un crocchio di gente, fu come il cadere d’un salterello acceso in una polveriera!».