"SINODO PER L’AFRICA"

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Istituire «ministri straordinari della "riconciliazione"» nelle "Parrocchie" italiane.
In sintonia col "Sinodo Africano", centrato sul cammino per la "pace":
una proposta "provocatoria" per le nostre "comunità".

"Fesmi" ("Federazione della Stampa Missionaria Italiana")
("Mondo e Missione", Ottobre 2009)

Nelle piccole "comunità ecclesiali" del Congo viene chiamato "msimamizi wa amani" (in "swahili", «responsabile della pace»). È un uomo o una donna, da tutti riconosciuto/a come persona di grande fede, con il dono particolare di facilitare la pace: un vero «ministro» che mette a servizio della "comunità cristiana" il carisma di "rappacificare" individui, gruppi, famiglie che per anni hanno litigato per un insulto o un'offesa ricevuta e mai perdonata.

In Africa rivolgersi a un "tribunale civile" non sempre dà risultati: la "sentenza finale" lascia spesso i cuori sconvolti e talora il desiderio di vendetta continua a dimorare nei pensieri. Per i "cristiani", invece, domandare a un "msimamizi wa amani" di intervenire in un litigio o in una disputa non solo non ha tariffe, ma è nel "Dna" di ogni "comunità cristiana" (cfr. "1 Cor 6,4" e "Mt 18,15"). Tanto è vero che in ogni incontro di "cristiani" – a cominciare dal più importante, l'"Eucaristia" festiva – c'è un invito costante, da parte della "Parola di Dio", a rimanere in pace o a ritrovare la pace perduta.

I "Vescovi Africani", in rappresentanza delle loro "comunità", sono convocati a Roma da Benedetto XVI per il secondo "Sinodo Continentale", dal 4 al 25 Ottobre, a riflettere su: «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace». Negli ultimi vent'anni il "Continente" ha attraversato guerre e conflitti di ogni genere. Sul piano "civile" circa diciotto "Paesi Africani" hanno istituito "Commissioni Verità e Riconciliazione", per arrivare a una giustizia di transizione per ricomporre gli animi e creare un futuro col perdono. Le modalità delle "Commissioni" sono state diverse, così come i risultati. La "Chiesa Cattolica", insieme con altri "gruppi religiosi", non solo ha incoraggiato il sorgere di queste "Commissioni", ma vuole ora far scaturire una spiritualità e una cultura di perdono e "riconciliazione".

Una lezione per tutta la "Chiesa", italiana compresa. È sensazione diffusa che le nostre "comunità" abbiano molta strada da fare per passare da una compattezza "formale" a un'unità "sostanziale", riconciliandosi al loro interno, anche a prezzo di un confronto severo. Solo una "Chiesa" capace di far pace al suo interno – "re-inventando" spazi e dinamiche di "dialogo" e confronto reali – può proporsi come strumento di pace, a servizio di una società segnata da frammentazione, da "dissidi" e tensioni notevoli. "Perdonare" significa rinunciare al diritto del risentimento per storie passate e impegnarsi a formare un rapporto diverso, nel segno della "fraternità" e "solidarietà". Eppure, nonostante gli sforzi recenti per renderlo più sociale e aggiornato, il "Sacramento della Riconciliazione" rimane troppo spesso legato all'individuo. Recuperare la dimensione comunitaria e sociale della "riconciliazione" ci pare una priorità che il "Sinodo dell'Africa" ripropone con urgenza.

Ebbene, noi Missionari crediamo che la figura del "ministro straordinario" della "riconciliazione" allargherebbe il ventaglio dei "ministeri" a servizio della "comunità cristiana italiana" che cerca riconciliazione e pace. Se in Africa si litiga per un pezzo di terra o per una capra cha ha rovinato un raccolto, nelle nostre "assemblee condominiali" fedeli "cattolici", che poi si incontrano alla "Messa" festiva, si azzuffano su cose di poco valore ma che lasciano "strascichi" di incomprensioni, tensioni, eccetera.

Una "Chiesa" riconciliata al suo interno, dove i membri imparano a fare il primo passo – chiedendo o accettando il "perdono" – è una "Chiesa" più vera e credibile. Perché quella italiana non potrebbe fare sua l'esperienza delle giovani "Chiese Africane", preparando uomini e donne per il «ministero straordinario della riconciliazione» in ogni "comunità parrocchiale"?

( Questo "editoriale" esce contemporaneamente, nel mese di Ottobre,
sulle riviste aderenti alla
"Fesmi" )