I
"Missionari" alla "Rai":
spegnete il "gossip", riaccendete l’"informazione"
La
"Federazione Stampa Missionaria Italiana" ("Fesmi"),
che raduna una quarantina di "testate" per un totale di 500mila
"copie mensili",
interviene contro l’intenzione della "Rai" di chiudere 5 "sedi estere".
"Fesmi"
("Federazione della Stampa Missionaria Italiana")
("Mondo
e Missione", Ottobre 2009)
A meno di clamorosi
"ripensamenti", la "Rai" sta per chiudere cinque
"sedi" di "corrispondenza" nel mondo: Beirut, Il Cairo,
Nairobi, New Delhi e Buenos Aires. Cinque su quindici in totale. Stiamo parlando
di entrambe le "sedi
africane",
dell’unica in "America
Latina"
e di quella in un "Paese" così importante, non solo politicamente ed
economicamente, come l’India,
oltre che di quella di un "Paese-simbolo" come il Libano.
Se andasse in porto, sarebbe una decisione grave, "contraddittoria" e
miope. In una parola: "controproducente".
Come "Federazione della Stampa Missionaria Italiana", la condanniamo
con forza, auspicando che la dirigenza "Rai" torni sui suoi passi,
anche alla luce delle "proteste" non solo nostre, ma di molte altre
realtà della "società civile" che in queste ore si stanno levando.
L’ipotesi di chiudere un terzo delle "sedi" di
"corrispondenza" nel mondo è grave, perché va a colpire il "Sud
del Mondo", quella parte di "pianeta" già oggi marginale nel
"circuito informativo" italiano. È grave perché ispirata a criteri
"economicisti" che, come tali, dovrebbero essere estranei a un
"servizio pubblico" che voglia qualificarsi davvero come tale. Se un
problema di "compatibilità economica" esiste, non è spegnendo l’"informazione"
sul mondo che si risolve ma, semmai, vigilando sugli "esosi" compensi
alle "star" del "piccolo schermo" o sugli
"sprechi" cui la "Rai" ci ha abituato da troppo tempo.
È una decisione "contraddittoria", perché la "sede" di
Nairobi è stata aperta – anche per effetto di un tenace "pressing"
delle "riviste missionarie" – soltanto due anni fa.
Ancora: qual è il senso della chiusura di una "sede" come l’Egitto,
cruciale per monitorare l’area "mediterranea" e, in parte, il mondo
"islamico"? Che senso avrebbe abbandonare oggi l’India, da tutti
indicata come uno dei "Paesi-chiave" del presente e del futuro? Appare
chiaro che siamo di fronte a una scelta – se attuata – per nulla
"lungimirante" e, alla distanza, destinata a "ricadute"
negative. "Controproducente", appunto. Il contrario di quell’"efficienza"
che tanto viene sbandierata.
Contro la "deriva" di un’"informazione Tv" sempre più
avvitata su stessa, ci eravamo pronunciati nel Febbraio 2006 con l’"appello"
«Notizie,
non gossip»,
pubblicato da tutte le "riviste" della "Fesmi": chiedevamo
alla "Rai" una risposta alla scarsità di "notizie" da
intere aree del mondo. Nel Maggio 2007, dopo l’apertura della "sede"
di Nairobi,
avevamo salutato con favore l’evento: «Se la "Rai" ha aperto una
sede" in Africa,
molto lo si deve alla "mobilitazione" del "mondo
missionario"», aveva detto in quell’occasione Enzo
Nucci,
"corrispondente Rai" da Nairobi. Speravamo fosse l’inizio di un
impegno serio. Per dar voce a "popoli", "culture",
"Paesi" senza voce. Purtroppo – duole constatarlo – non è andata
così.
Con tutta evidenza, il problema dei "tagli" delle "sedi
estere" è solo la punta di un "iceberg": la questione riguarda
la sensibilità complessiva per i "fatti del mondo", le vicende dei
"Continenti" solo apparentemente "lontani". Non vorremmo che
la scelta di "dismettere" le "sedi straniere" confermasse
una volontà di ritirarsi nel guscio di un’"informazione" che per
"baricentro" abbia l’Italia o l’Europa.
Un "servizio pubblico" che voglia dirsi realmente tale dovrebbe
puntare a rendere i suoi "telespettatori" autentici "cittadini
del mondo". Non è certo questa la strada. Chiediamo ai "vertici"
di "Viale Mazzini" un tempestivo e radicale "ripensamento".