Il Papa e la "deriva" dell’"informazione-attrazione"

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con "passione" e "competenza"

Papa Benedetto XVI ci indica la via della verità, da ricercare ed annunciare al mondo...

Umberto Folena
("Avvenire", 8/10/’10)

Ma allora si può. Anzi si deve. E non con rassegnazione e noia, ma con passione. L’ha detto ieri il Papa al "Congresso della Stampa Cattolica" e lo riportiamo con emozione: «La ricerca della verità dev’essere perseguita dai Giornalisti Cattolici con mente e cuore appassionati». La ricerca della verità... la verità dei fatti, la verità del pensiero. Non è facile, soprattutto per chi scrive sui Giornali: «Pretendere di dire la verità e tutta la verità con un Giornale – ammoniva Norman Mailer – è come pretendere di suonare la "Nona" di Beethoven con un’ocarina: lo strumento non è molto adatto». Mailer non negava l’esistenza della verità, denunciava la limitatezza dello "Strumento-Giornale". Ma l’importante è cercarla con passione, la verità; perseguirla senza sosta.
Se oggi una linea di confine può essere tracciata, è tra i
"media" che amano la verità e quelli che se ne infischiano. L’ha spiegato bene Ryszard Kapuscinski: «Nella seconda metà del secolo improvvisamente il grande mondo degli affari scopre che la verità non è importante, ciò che conta è l’attrazione. Una volta creata l’"informazione-attrazione", possiamo vendere questa informazione ovunque. Più l’informazione è attraente, più denaro possiamo guadagnare». Concludeva il grande Cronista Polacco: «Dalle mani di persone che lottavano per la verità, l’informazione è passata in quelle di uomini d’affari preoccupati non che l’informazione sia vera, importante o di valore, ma che sia attraente». O di qua o di là. Giornalisti, lettori, conduttori, autori, ascoltatori. La scelta è netta: o con la verità che può non essere attraente, ma scomoda e perfino faticosa, o con l’attrazione che allieta gli animi e li anestetizza. È quel «mondo dell’immagine» di cui parla il Papa, mondo «che può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita a un mondo virtuale con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero». I "Reality", i "Talk-Show". E il magma ribollente di "Internet". «Vero e falso» diventano «interscambiabili». Fino al peggio; e qui Benedetto XVI sembra commentare la rappresentazione televisiva della tragedia della giovane Sara: «La ripresa di un evento, lieto e triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione». Non la passione per il vero, ma l’attrazione da vendere e comprare.
Di qua o di là, dunque. Con la consolazione che Cattolici e Laici appassionati si trovano naturalmente alleati. Tornano alla mente le parole cantate tredici anni fa da Giorgio Gaber: «E l’uomo che non ha più il gusto del mistero, che non ha passione / per il vero, che non ha coscienza del suo stato / un mare di parole / un mare di parole / è come un animale ben pasciuto!». La passione per il vero sostituita dalle ben più vendibili, sul mercato, attrazione ed emozione. Ciò accade quando le copie di Giornale e i "tele-spettatori" venduti diventano l’unico obiettivo, l’idolo sanguinario che divora la verità. Quando si ignora l’invito del Papa a porre «sempre Dio al vertice della scala dei valori». E anche quando si affossano le piccole Testate infliggendo un colpo mortale al pluralismo. Noi preferiamo pensarla come Franklin D. Roosevelt: «La verità si scopre quando gli uomini sono liberi di cercarla». Liberi... se mi vengono negati gli strumenti, non sono più libero! E non dimentichiamo la lezione di George Orwell: «Libertà vuol dire poter dire alla gente anche quello che la gente non vuole sentirsi dire». Il Papa di ieri e le menti più lucide dell’ultimo secolo sono in perfetta sintonia. E chiedono a noi passione e competenza!