MISSIONE SPERANZA

RITAGLI     LA CIVILTÀ DELLA TENEREZZA     DIARIO

LA CIVILTÀ DELLA TENEREZZA...

«Quando ami, non dire: "Ho Dio nel cuore!". Di’, piuttosto: "Sono nel cuore di Dio!"».  Queste parole, di Kahlil Gibran, potrebbero esprimere il messaggio profondo di questo libro di Giuliana Martirani, elogio della tenerezza, in un tempo in cui il protagonismo della ragione adulta della modernità Occidentale ha mostrato con evidenza i suoi frutti di violenza: per imparare a dare, occorre imparare a ricevere. Dove si vuol essere protagonisti assoluti, non c’è più spazio per l’altro, e la violenza, in tutte le sue forme fisiche, o psicologiche, è giustificata. Dove, invece, ci si apre all’accoglienza del dono, mettendosi alla scuola del Dio trinitario, lì si scopre che anche il ricevere è divino, e divino non è solo l’amare, ma anche il lasciarsi amare: così è, per il Figlio, l’Amato, che nell’eternità divina è eterna accoglienza dell’amore del Padre, e nella storia si fa «esistenza accolta», per ricevere in obbedienza ogni cosa da Colui che ha inviato, e che lo consegna alla morte per noi!
Questo primato del ricevere è il fondamento di un dare, che non sia totalitario e violento: senza gratitudine, anche la gratuità rischia di divenire invadenza o, peggio, eliminazione dell’altro. Dove non c’è gratitudine, il dono è perduto, e la ricchezza del diverso è dissolta nell’autosufficienza del soggetto. Tenerezza è, appunto, questo lasciarsi amare, questo farsi accoglienza, perché il dono nasca da un cuore contagiato d’amore, recettivo di pace. Tenerezza è dire grazie, con la vita: e ringraziare è gioia, perché è umile riconoscimento dell’essere amati!
La tenerezza capovolge, allora, veramente la logica dell’epoca, dominata dal trionfalismo delle ideologie e dal loro intrinseco potenziale di violenza: essa apre gli stili di vita del nuovo millennio all’insegna dell’accoglienza, della reciprocità, della valorizzazione del diverso, non più inteso come concorrenza o minaccia, ma come promessa e come dono. Liberando l’«io» dalla cattura delle sue pretese assolute, la tenerezza lo rende sì più debole, più povero, più mendicante d’amore, ma proprio così lo fa più ospitale, più sorgivo, più capace di costruire ponti di pace, e itinerari di comunione amicale e fraterna!
Tenerezza verso se stessi è riconoscersi dono di Dio, gratuitamente ricevuto da lui, e agire di conseguenza come chi, avendo gratuitamente ricevuto, vuole gratuitamente donare se stesso!
Tenerezza verso il prossimo è aprirsi all’avvento dell’Altro, negli umili volti che visitano le nostre solitudini, e le provocano a quell’esodo da sé, senza ritorno, che è l’amore di carità!
Tenerezza verso il Creato è riconoscere in tutto il dono da rispettare e promuovere, restituendo, in lode e servizio, ciò che in ogni creatura ci è dato come nutrimento, arricchimento, e custodia del nostro stesso essere!
Tenerezza verso i popoli è scoprirci famiglia umana, che abita la grande casa del mondo, chiamata a partecipare alle risorse della terra in modo equo e solidale, correggendo l’iniquità dei sistemi di dipendenza, per cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri!
Questi diversi volti della tenerezza si radicano tutti nella fede, che è la tenerezza di Dio a sostenere tutti i viventi e la loro dimora: come in un grembo materno, il mondo vive nella notte del mistero divino. La Trinità, santa Madre di tutto ciò che esiste, ci porta in sé; avvolti in questo amore, che il Figlio ci ha rivelato fino all’abisso doloroso del dare la sua vita per noi, e nel darci lo Spirito dei risorti, sperimentiamo la tenerezza divina, che tutto trasfigura, e rende possibile perfino l’impossibile, nell’audacia della carità!
Si comprende, allora, come non sia un caso che questo libro sia stato scritto da una donna; al di là di ogni vuoto sentimentalismo, o romanticismo, della femminilità, la donna è capace di accoglienza e di tenerezza, in maniera singolare e creativa, che la vince su tutte le astrattezze della razionalità violenta maschile, tipica delle avventure dell’ideologia moderna. Andare alla scuola del femminile significa, per gli uomini, educarsi alla reciprocità feconda, che li apre alla tenerezza, e li rende così capaci di amare, perché capaci di ricevere il dono. Sull’esempio di Gesù, che vive la «maschilità esemplare», ci si educa all’accoglienza e alla gratitudine. Nella sequela di Lui, uomini e donne diventano capaci di tenerezza: è a questo itinerario, che ci invita Giuliana Martirani, proponendoci questo libro, che non è né un trattato, né un sistema, ma un’avventura di fede e di amore, un breviario nel viaggio della solidarietà e dell’accoglienza dell’Altro, in cui, più che comprendere e agire, si tratta di lasciarsi comprendere e agire, facendo esperienza dei tepori della tenerezza...

MONS. BRUNO FORTE,
Prefazione al Libro: "La civiltà della tenerezza – Nuovi stili di vita per il terzo millennio",
Giuliana Martirani, Edizioni Paoline