"EMERGENZA UMANITARIA"

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Padre Thomas Moore, "Americano", a 70 anni ha scelto l’«inferno» "Caraibico":
«Dopo quasi un anno, non ho notato veri tentativi di "ripartire".
Non vedo "camion" portare via le "macerie"».

Giovani di Haiti riuniti per le cure mediche, nell'epidemia di Colera presente sull'Isola, dopo il Terremoto...

Andrea Galli
("Avvenire", 18/11/’10)

«Ci sono state Campagne d'Informazione per la Prevenzione e siamo in allerta per individuare i segni del contagio. Ma ci sono migliaia di persone che continuano à vivere ammassate nelle Tendopoli senza servizi igienici o quasi. La situazione è molto seria. La zia di uno dei nostri Postulanti è morta di Colera nei primi giorni». Padre Thomas Moore è un Religioso della Provincia di "Detroit-Toledo" ("Usa") degli "Oblati di San Francesco di Sales", che poteva finire tranquillamente in Patria il suo Ministero Sacerdotale. Due anni fa, alla veneranda età di 70 anni, chiese di essere mandato ad Haiti per dare una mano nel nuovo Noviziato dell'Isola. «Per un'Ispirazione Divina», dice. Due giorni dopo il Terremoto, con la casa crollata, due Religiosi morti e altri feriti, lo diedero per defunto. I Confratelli in "Usa" prepararono un Necrologio. E invece Padre Tom riapparve!
Oggi, attraverso un "Blog" su cui riesce a scrivere di tanto in tanto, "Tom in Haiti", cerca anche di raccontare la sua esperienza agli amici in
America...

"Padre", com’è andata la "Ricostruzione", in questi mesi?

Dopo quasi un anno non ho visto veri tentativi di ricostruire Port-au-Prince. Non ho sentito di piani per radere al suolo gli edifici inabitabili o per ricostruire le infrastrutture.
Non vedo "camion" portare via le macerie. Vedo gente che cerca di tirare giù a mano le case pericolanti e altri che trascinano pezzi di cemento in mezzo alla strada, dove restano bloccando il traffico.

Come sta reagendo il "Popolo" di Haiti?

In un certo senso gli Haitiani mi sembrano invincibili. Mi insegnano a non mollare mai. Cosa li motiva? Per molti, sono certo, è la fede in Dio, per altri è uno spirito indomito che accetta quello che avviene e cerca semplicemente di viverlo. Quasi tutti sono poverissimi e non hanno conosciuto altro che durezze e difficoltà, di cui il Terremoto è solo un capitolo nuovo: la vita continua.

Com’è la situazione nella sua "Casa di Formazione"?

In questo momento abbiamo 18 Postulanti che stanno studiando Filosofia e Teologia. Viviamo tutti molti stretti sotto lo stesso tetto.
Abbiamo iniziato le Lezioni in Aprile, continuiamo a farle nelle Tende. Le nostre Librerie sono andate distrutte. Abbiamo salvato qualcosa, ma abbiamo bisogno di Libri e altro materiale didattico che non si trova.

Come si sta muovendo la "Chiesa" nel "Post-Terremoto", e per l’"Emergenza Colera"?

Posso prendere come esempio la mia Parrocchia, "Saint Louis Roi de France", a "Turgeau" di Port-au-Prince. Dopo il Sisma, che ha distrutto la bella Chiesa eretta 125 anni fa, il Parroco è stato il primo a organizzare gli aiuti, ha trovato alcuni Dottori e del Personale Medico per portare le prime cure a centinaia di persone della zona. La "Clinica", sotto un telone di plastica, è ancora in funzione.
Abbiamo iniziato a celebrare la Messa all’aperto, e lo spazio attorno alle rovine della Chiesa è diventato un luogo di rifugio per chi aveva perso tutto. In Quaresima abbiamo organizzato delle "Via Crucis" a cui hanno partecipato centinaia di persone. Per il "Corpus Domini" c’è stata una enorme Processione per le strade. Questa per me è la Chiesa in azione: è Cristo che tocca la vita delle persone, curando e portando pace in mezzo alla distruzione.

Lei come si sente oggi?

Vivere il Terremoto è stato vivere l’orrore. Oggi posso dire che il mio spirito è contento di essere qui, con questo Popolo meraviglioso, ma il mio corpo meno. Ci sono piccole cose – l’elettricità, l’acqua corrente calda e fredda, lo spazio personale, la "privacy" – che è altrove è scontato avere. Qui sono un lusso. Per fortuna ho il dono della salute, ho 72 anni ma è come se ne sentissi quarantacinque... Anche questo è grazia di Dio!