Piccole "polemiche" e grandi "gesti"

RITAGLI     Cammino di "riconciliazione"     DOCUMENTI
che nessuno fermerà

Papa Benedetto XVI, in visita alla Sinagoga di Roma! In ricordo di questo giorno, un dono per il Pontefice... Benedetto XVI, insieme al Rabbino Capo Riccardo Di Segni! La Comunità Ebarica, in ascolto delle parole del Papa... Papa Benedetto, e il suo discorso di amicizia e comune testimonianza!

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 19/1/’10)

Il "coraggio" e l’"umiltà" non vanno spesso a braccetto ma Domenica scorsa sono apparsi insieme allorché, per la seconda volta nella storia, un "Pontefice" ha fatto visita alla grande "Sinagoga" di Roma. Un incontro carico di valenze "simboliche", per la "data" che ricorda l’"assalto" al "ghetto" e per le soste ai luoghi di una dolorosa "memoria" che il Papa ha voluto significativamente compiere prima d’entrare nel "Tempio Maggiore" degli "Ebrei Romani". Un incontro intenso, cordiale e affettuoso, punteggiato da frequenti "applausi" in un clima di palpabile "commozione" ma anche di grande "schiettezza". «Un momento di grazia», l’ha definito Benedetto XVI, che ha rilanciato il "dialogo" tra "Chiesa" ed "ebraismo" nonostante le differenze sostanziali, destinate a rimanere tali, e nonostante le "polemiche" riesplose recentemente su Pio XII, il cui nome è risuonato in modo "accusatorio" nell’incontro alla "Sinagoga".
Il Papa non è sceso su questo terreno e ha di nuovo teso la mano al "Popolo dell’Alleanza", con la tenera forza che è il tratto distintivo di questo "Pontificato", dove la "mitezza" s’accompagna al "rigore dottrinale". Il "gesto" compiuto da Papa Ratzinger s’inscrive nel solco tracciato ventiquattro anni fa dal suo "predecessore" che, primo "Pontefice" in duemila anni, mise piede in una "Sinagoga". Un evento nel segno della continuità, che però non significa pura e semplice ripetizione. La visita di
Giovanni Paolo II abbatté il muro dell’"ostilità" e dell’"incomunicabilità" che duravano da duemila anni. Ma dopo la caduta di antiche "barriere" occorre costruire nuovi "ponti", ed è all’interno di questo lungo e laborioso lavoro di "riconciliazione" che assume grande importanza l’incontro di Benedetto XVI con la più antica "Comunità Ebraica" della "diaspora occidentale". Il Papa "tedesco" ha ripetuto con toni accorati l’"appello" a «sanare per sempre le "piaghe" dell’"anti-semitismo" e dell’"anti-giudaismo"». Ha sciolto il ghiaccio del "sospetto" e della "diffidenza" alzandosi in piedi, prima di tutti gli altri, per rendere omaggio ai "sopravvissuti" della "Shoah". Ha confermato ancora una volta di nutrire sentimenti sinceri di stima ed amicizia per il "Popolo Ebreo". E definendo «irrevocabile» la linea del "dialogo" tracciata dal "Concilio", ha rassicurato i suoi "interlocutori", a cominciare dal "Rabbino Capo" Di Segni, che aveva sollevato l’interrogativo nel suo "discorso di saluto".
Contro il rischio di rimanere prigionieri del "passato" Benedetto XVI, più che a guardare in avanti, invita ad alzare lo sguardo verso l’"alto", «riconoscendo l’unico Signore». Il "Papa-Teologo" ha richiamato "Cattolici" ed "Ebrei" a ritrovare nella "Bibbia" il fondamento più solido e perenne, ricordando, come aveva già fatto nel suo viaggio in
"Terra Santa", che il legame di "solidarietà" fra "Chiesa" e "Popolo Ebraico" non è un fattore "estrinseco" ma si colloca «a livello della loro stessa identità spirituale». E ha indicato nel "Decalogo" il "faro" per tutta l’umanità. È in questa prospettiva che il Papa ha delineato con "accenti" innovativi una sorta d’"agenda di lavoro", un "impegno comune" per quanto riguarda la "tutela della vita", la "difesa della famiglia" e la "protezione dell’ambiente".
Benedetto XVI è il Papa che ha visitato più "Sinagoghe", tre in cinque anni. Vorrà pur dire qualcosa. Quel che con Papa Wojtyla fu un "gesto" straordinario ed eccezionale, con Papa Ratzinger è diventato un atto pressoché "tradizionale". È il "segno" tangibile di una "riconciliazione" che nessuno riuscirà a fermare.