IL PAPA IN PORTOGALLO

RITAGLI     P. Tolentino:     DOCUMENTI
«Come l’emozionante "tema" di "nuovo inizio"»

Per il "teologo-poeta",
«Ci ha invitato a "vivere bene", a non accontentarci di creare delle "opere d’arte",
ma di fare della nostra stessa vita un "capolavoro"».

Papa Benedetto XVI ci ricorda la vera Bellezza, quella donata da Dio all'umanità...

Dal nostro inviato a Lisbona, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 13/5/’10)

«È stata una grande lezione di "saggezza"», quella che in "portoghese" si definisce «sabedoria» ed implica il cuore oltre che la mente. Commenta così il "Discorso" del Papa al "Centro Culturale" di Belem, Padre José Tolentino Mendonça, "teologo", scrittore e "poeta" tra i più noti in terra "lusitana". Quarantacinque anni, "Docente" all’"Università Cattolica" di Lisbona e responsabile della "Pastorale per la Cultura" della "Conferenza Episcopale Portoghese", Padre Tolentino era in prima fila tra gli "intellettuali" che ieri mattina hanno ascoltato le "parole" di Benedetto XVI. «Un momento importante su cui c’era una grande aspettativa – ci dice – , anche perché di tutta la "visita papale" è l’unico incontro aperto alle altre "confessioni religiose" ed anche ai "non credenti". E tutti ne sono rimasti davvero soddisfatti».

Cosa l’ha più colpita delle "parole" del Papa?

Il modo con cui ha affrontato una delle questioni fondamentali della "cultura", e cioè il rapporto con la "verità". Lo ha fatto con il rigore "intellettuale" che tutto il mondo gli riconosce, ma anche con toni "poetici" e commoventi. Ci ha invitato a "vivere bene", a non accontentarci di creare delle "opere d’arte", ma di fare della nostra stessa vita un "capolavoro".
Quel suo "appello" finale, «Fate diventare le vostre vite luoghi di "bellezza"», può diventare lo "slogan" di un nuovo inizio per la "cultura" del mio "Paese" e più in generale dell’
Europa.

Il Papa ha definito "drammatico" il tentativo di trovare la "verità" al di fuori di Cristo, per una "società" tradizionalmente "cattolica", come quella "portoghese". Non sono "parole" un po’ troppo "dure"?

Papa Ratzinger, lo sappiamo bene, non è solito usare mezzi termini ed anche in questo caso è andato dritto al cuore del "problema". È la questione del "senso" della vita, non tanto di un confronto "astratto" tra "laici" e "credenti", come aveva già detto nel suo primo "Discorso", appena sbarcato all’"Aeroporto" di Lisbona. Al tempo stesso si è detto convinto che per il Portogallo il "cattolicesimo" rappresenta sempre un fatto importante.

A suo avviso, in questo "rimprovero" possiamo rintracciare un implicito riferimento alle "leggi" sull’"aborto", sul "divorzio veloce" e sul "matrimonio gay", portate avanti dal "Governo Socialista"?

Non credo. Come ho appena ricordato, Benedetto XVI, quando vuole affrontare una questione, non ci gira attorno. Se avesse voluto parlare di questo, l’avrebbe detto con grande "chiarezza". Nel "Discorso" al mondo della "cultura" sarebbe stato fuori luogo. Non aveva di mira i "provvedimenti legislativi", ma una mentalità che nega radicalmente l’orizzonte della "trascendenza". Non mi spingerei in un’interpretazione troppo "politica" delle sue "parole".

Lei, Padre Tolentino, ha partecipato anche all’"Incontro" che il Papa ha tenuto con gli "Artisti", in "Vaticano", il 21 Novembre dello scorso anno. Come spiega questa continua "attenzione" di Benedetto XVI al mondo della "cultura"?

Ha uno scopo molto evidente ed è quello di valorizzare il ruolo degli "intellettuali", anche nella "Chiesa". Ma la cosa più interessante è che lo fa in modo non "intellettualistico". In questo senso, noto una profonda continuità tra l’"Incontro" con gli "Artisti" nella "Cappella Sistina" e quello al "Centro Culturale" di Belem. A Novembre aveva posto una "domanda" fondamentale: cosa può ridare entusiasmo e fiducia se non la "Bellezza"? Quella con la "maiuscola", perché la "bellezza" senza "trascendenza" diventa pura "mercanzia", oggetto di "consumo". Qui a Lisbona ha parlato della "crisi" della "verità" ma in fondo è la stessa cosa perché, come diceva Platone, «la "bellezza" è lo splendore della "verità"». È consolante che la "Chiesa", nella sua persona più "autorevole", si faccia portatrice di questo "messaggio".