Novant’anni fa nasceva un uomo
che da "Papa" ha segnato la "storia"

RITAGLI     Wojtyla, l’ardito "traghettatore".     DOCUMENTI
Ha abbattuto "muri", ha costruito "ponti"

PAPA GIOVANNI PAOLO II (1920-2010), uno sguardo d'amore che resta nei nostri cuori...

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 18/5/’10)

Forse pochi sanno che Karol Wojtyla aveva un "secondo nome". Jozef (Giuseppe), come il "Maresciallo" Pilsudski, il "padre" della Polonia "indipendente".
Esattamente novant’anni fa, il 18 Maggio del 1920, nasceva il futuro
Giovanni Paolo II e quello stesso giorno il "Comandante" Pilsudski veniva accolto in patria come un "trionfatore", al rientro dalla "campagna militare" in Ucraina contro le "truppe" della Russia "sovietica". E pochi sanno che nell’Agosto di quell’anno ci fu una delle "battaglie" decisive del "Ventesimo Secolo", nota ai polacchi come «il "miracolo" della Vistola» ma ignorata solitamente dai nostri libri di "storia".
Dato ormai per spacciato, l’"esercito" polacco contrattaccò e sconfisse l’"Armata Rossa", fermando così l’avanzata dei "bolscevichi" che nei "piani" di Lenin avrebbe innescato una "sollevazione rivoluzionaria" dapprima in
Germania e poi in tutta Europa.
Quella straordinaria e incredibile "vittoria" cambiò il corso della "storia" e permise a una generazione di polacchi, fra cui Karol Wojtyla, di crescere da uomini "liberi" in un "Paese indipendente" dopo un secolo e mezzo d’"occupazione straniera".
Rendere omaggio alla "memoria" di Giovanni Paolo II a novant’anni dalla sua "nascita" significa ripensare a tutto questo, riscoprendo le profonde "radici" di colui che venne definito il "geo-political Pope". Lui stesso una volta fece propria questa "definizione" quando disse di avere «una "spiritualità", per così dire, "geografica"», percorrendo le strade del mondo in nome della "fede" oltre le "divisioni" e le "barriere" imposte dalla ragione "politica".
Giovanni Paolo II è stato il Papa che ha vissuto tutte le orribili "contraddizioni" e le immani "sofferenze" del secolo scorso, ha conosciuto il "nazismo" e ha sperimentato sulla sua pelle il "comunismo". Lo ha fatto da "protagonista", abbattendo la "cortina di ferro" che spaccava in due l’Europa e mandando agli archivi la "guerra fredda". Ma non si è limitato a chiudere un’"epoca", quella del "secolo breve" iniziato con la "tragedia" della "Grande Guerra" nel 1914 e concluso con il "crollo" del "Muro" nel 1989. Ne ha aperta un’altra, come gli aveva "profetizzato" il Cardinale Wyszynski al momento della sua "intronizzazione" al
"Soglio Pontificio": «Tu sei chiamato a introdurre la "Chiesa" nel "terzo millennio"».
Un compito che si è rivelato più difficile e "insidioso" del precedente.
Tutti nel mondo, perfino gli "ex avversari" come Gorbaciov e Jaruzelski, hanno acclamato Papa Wojtyla come l’uomo che ha abbattuto il "comunismo". Ma non tutti hanno apprezzato il suo invito a «raccogliere le "pietre" dei "muri" caduti per costruire dei nuovi "ponti" fra gli uomini» nel "millennio"inaugurato dall’"attentato" alle "Torri Gemelle". Molti hanno apprezzato il Papa che faceva leva sui "diritti umani". Ma pochi hanno condiviso la sua "denuncia" di «una nuova "ideologia del male", forse più subdola e celata, che tenta di sfruttare, contro l’uomo e la famiglia, perfino i "diritti" dell’uomo». È un brano tratto dal libro "Memoria e identità", che costituisce un po’ il "testamento spirituale" di Giovanni Paolo II ed anche una sorta d’"auto-biografia". Non a caso il "sotto-titolo" reca scritto "conversazioni a cavallo dei millenni". Papa Wojtyla parla delle «ideologie del male» delle quali ha fatto esperienza personale.
Ma ricordando la frase di
San Paolo – «vincere il "male" col "bene"» – , afferma che si può arrivare «sotto lo stimolo del "male" a porre in essere un "bene" più grande». Sono parole di bruciante "attualità" che si ritrovano nei costanti "richiami" del suo "Successore", Benedetto XVI, ad affrontare con decisione e coraggio anche la realtà del "peccato" dentro la "Chiesa". Parole che non solo illuminano le vicende "tumultuose" del passato, ma spalancano alla "speranza" per il futuro.