"MASSACRO" IN "CATTEDRALE"

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sui "contrasti etnici" nel "Paese".

E se la prendono con noi perché non "reagiamo"»

Mons. Casmoussa, "Vescovo" dei "Siro-Cattolici" di Mosul:
«Abbiamo chiesto al "Governo" di agire con "prudenza"...
Invece, il "blitz" è partito subito!».

Attacchi e violenze a Baghdad, contro i fedeli Cristiani dell'Iraq...

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 2/11/’10)

Sono tornati a colpire con micidiale ferocia. «Ma è la prima volta che i terroristi ci mettono la firma, rivendicando apertamente l’assalto a una Chiesa gremita di fedeli in Preghiera. È un segnale inquietante e intimidatorio lanciato alle minoranze Cristiane di questo Paese!». Parla con voce affranta Monsignor Georges Casmoussa, Vescovo dei "Siro-Cattolici" di Mosul, una delle due Diocesi di quest’antichissima Comunità di fedeli in terra Irachena. L’abbiamo raggiunto al telefono mentre si stava precipitando a Baghdad per essere vicino ai superstiti del massacro avvenuto Domenica sera.
Settantadue anni, piccolo e minuto, Monsignor Casmoussa ha sperimentato sulla propria pelle l’odio "Anti-Cristiano", sequestrato e poi rilasciato da una banda di terroristi nel Gennaio del 2005. E adesso quest’orribile carneficina. «I terroristi hanno sparato e ucciso già durante la presa in ostaggio dei fedeli, ma il maggior numero di morti è stato fatto durante il "blitz" delle Forze di Sicurezza Irachene guidate dagli Americani!», ci dice costernato.

"Eccellenza", non c’è stata la possibilità di una "mediazione"?

A nome del "Consiglio dei Vescovi" delle "Chiese Cristiane" in Iraq, abbiamo rivolto un pressante Appello al Governo perché agisse con intelligenza e prudenza, senza compromettere l’incolumità degli ostaggi. Ma neanche il tempo di consegnare la nostra Domanda e il "blitz" era già scattato. In questi casi solitamente si cerca di prendere tempo. Invece le Autorità di Baghdad hanno voluto chiudere subito la faccenda per non dare l’impressione di un qualsiasi "Negoziato" coi terroristi. È stata un’operazione avventata e deplorevole.

L’"azione terroristica" è stata accompagnata da un vero e proprio "Messaggio" di "Guerra" ai "Cristiani" di tutto il "Medio Oriente"...

Nel loro "Comunicato" i terroristi fanno riferimento ad una situazione che si sarebbe creata in Egitto e coinvolgerebbe la "Chiesa Copta". Sono richieste assurde e preoccupanti: che c’entriamo noi, Cristiani Iracheni? Evidentemente vogliono colpire la Cristianità in quanto tale, considerata nemica dell’"Islam".

Da dove nasce quest’"odio" contro i "Cristiani"?

Si fanno paladini di una Guerra di Religione facendo leva sui contrasti etnici e politici sempre più forti nel nostro Paese. È in corso una lotta di tutti contro tutti ma sono i Cristiani a pagarne il prezzo più alto. Perché se la prendono con noi? Per il fatto che i Cristiani non rispondono all’odio e alla violenza con la stessa moneta. Cristo ci ha insegnato ad amare i nemici, a rispondere con l’amore e con il perdono a chi ci vuol togliere tutto, anche la vita. Noi Cristiani Iracheni non siamo degli eroi, però ci manteniamo fedeli a questi Principi Evangelici. Ma siamo sempre più a rischio.

Teme un "esodo" ancor più massiccio dei "Cristiani" dal "Medio Oriente"?

Purtroppo l’esodo non si è mai fermato, e fatti come quelli di Domenica spingeranno ulteriormente tanti nostri fedeli sulla via dell’emigrazione.

Cosa può fare la "Comunità Internazionale"?

Moltissimo. L’Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, ha il dovere morale di proteggere le minoranze Religiose in Iraq. È stata l’America a creare questa situazione: con l’intervento Militare ha perseguito i propri interessi economici e "geo-politici" nella Regione, ma ha ci ha lasciati in balia della violenza e del terrore fondamentalista. E ora chi ci protegge?