Nel "Mondo" per troppi un "altro Natale"

RITAGLI     Una potente "scossa" dai "fratelli discriminati"     DOCUMENTI

In molte "Terre", la "Nascita" di Gesù viene "celebrata" in maniera assai "diversa",
da quella "luccicante" e spesso "frivola", a cui siamo abituati in "Occidente".

Dipinto della Nascita di Gesù, opera di un pittore Cinese...

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 24/12/’10)

C’è un "altro Natale" in giro per il mondo, un Natale molto diverso da quello luccicante, forse un po’ meno consumista ma pur sempre festoso e spesso frivolo, cui siamo abituati in Occidente. È un Natale senza addobbi e senza luminarie, celebrato in sordina, spesso di nascosto, con il cuore in gola e lo sguardo irrequieto.
È il
Natale dei Cristiani in Iraq, dove non ci saranno né Messe di Mezzanotte né Cerimonie di scambi d’Auguri, dopo la strage del 31 Ottobre nella Cattedrale "Siro-Cattolica" di Baghdad, che ha riaperto l’ennesima "caccia agli infedeli", con omicidi e rapimenti tornati ad essere cronaca pressoché quotidiana.
È il Natale ad alta tensione dei Cristiani in
Pakistan, duramente provati dalla persecuzione "legale" che colpisce chiunque venga accusato di "Blasfemia" nei confronti dell’"Islam", fino alla Condanna a Morte che da settimane pende sul capo di Asia Bibi.
È il Natale di tanti
Cattolici Cinesi, che sono costretti a vivere la loro fede nella clandestinità, e questa sera si ritroveranno attorno ad un Altare improvvisato, in un minuscolo appartamento, o in un desolato capannone.
È il Natale della paura che si vive in molti Paesi a Maggioranza
"Islamica", dall’Indonesia alla Nigeria, in tutti quei luoghi dove l’intolleranza Religiosa, spesso intrecciata con gli odi Tribali, esplode improvvisamente in violenza feroce.
Come è successo contro i "Copti" in un Villaggio dell’
Egitto lo scorso 7 Gennaio (data della Festività Natalizia secondo il vecchio Calendario seguito da alcune "Chiese Orientali").
È il Natale dell’insicurezza che si continua a respirare in
Orissa, la Regione dell’India dove due anni fa ci furono dei "Pogrom Anti-Cristiani" da parte dei Fondamentalisti "Indù". È il Natale segnato dalla tristezza per i pochi e isolati fedeli dell’Anatolia in Turchia, senza più i loro Pastori dopo l’Assassinio nel 2006 di Don Santoro e quello recente di Monsignor Padovese.
Ci turba l’altro Natale, anche perché in questo caso non ce la possiamo cavare con un fugace pensiero ed un piccolo obolo per chi «sta peggio di noi». Di fronte a tanti Cristiani che sfidano pericoli di ogni sorta per celebrare la
Nascita di Gesù, siamo drammaticamente richiamati al perché questa "Notte", ancora una volta, compiremo quel loro stesso gesto. Lo compiremo in un clima confortevole, senza correre alcun rischio se non quello di cedere al sonno, dentro la "routine" di «una fede che spesso dorme ed è divenuta stanca», come ha denunciato pochi giorni fa con la sua solita franchezza Benedetto XVI.
Ci sgomenta l’altro Natale che è ormai predominante e riguarda l’immenso Popolo dei Cristiani discriminati nel mondo. È il Natale nel segno della sofferenza che prelude alla Croce. Non è un caso se la Liturgia fa seguire alla Nascita di Gesù la Commemorazione del Primo Martire della Chiesa e della "Strage degli Innocenti". Lo ha spiegato molto bene l’Arcivescovo "Caldeo" di
Kirkuk, Monsignor Louis Sako: «Per noi, Cristiani perseguitati, la gioia del Natale si lega al dolore e al Martirio!». Parole dure, lontane dai nostri "ovattati" stereotipi Natalizi.
Già, come vivere la Festa della bontà, della fratellanza e della pace quando ti trovi circondato dall’odio e dall’inimicizia di chi ti ha dichiarato Guerra? Per i Cristiani perseguitati il Natale, più che una Festa, è una vera e propria sfida. La loro unica speranza è nel dono di un Bambino venuto a creare una nuova parentela fra gli uomini. È in forza di questo che noi,
Cristiani d’Occidente, ci sentiamo oggi così vicini ai fratelli minacciati di morte che ci ridestano potentemente alla vita!