"CRISTIANI" IN IRAQ

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noi il "capro espiatorio"»

Mons. Sako, "Arcivescovo" "Caldeo" di Kirkuk:
«Potrebbe essere l’inizio di un’altra "persecuzione"».
«Non siamo "protetti", serve una "strategia" comune».

MONS. LOUIS SAKO, Arcivescovo Caldeo di Kirkuk, in Iraq...

Luca Geronico
("Avvenire", 16/12/’09)

Una tensione che increspa la voce, un incubo che si è di nuovo materializzato. Quello che è successo a Mosul potrebbe essere solo l’inizio di una nuova "persecuzione", potrebbe raggiungere moltiplicato fino a Kirkuk.
«Un nuovo "attacco" dimostrativo dopo quelli di fine Novembre a un "Convento" di "Suore Domenicane" e a una "Chiesa Caldea" di "Sant’Efrem" a Mosul. Ormai è chiaro, le "Chiese" sono diventate un obiettivo», commenta
Louis Sako, "Arcivescovo" "Caldeo" di Kirkuk, città nel Kurdistan a un centinaio di chilometri da Mosul.

Quale spiegazione vi date per questa nuova ondata di "attacchi"?

Penso siano legati alle "elezioni". Noi "cristiani" siamo senza difesa, un "bersaglio" fin troppo facile.

Un "bersaglio", ma per mandare quale segnale "politico"?

È una situazione complicata: ci sono "partiti" che vogliono che i "cristiani" si ritirino nella "Piana di Ninive", ci sono "partiti" contrari. Siamo in mezzo alle diverse tensioni e in tutto questo il "Governo" non è in grado di organizzare una reale protezione.

Eppure, dopo la "persecuzione" dell’Ottobre del 2008, erano state mandate delle "forze speciali" e si erano cambiati i "comandi"…

È vero, ma adesso abbiamo paura che si presenti lo stesso scenario. In vista delle "elezioni", lo ripeto, i "cristiani" sono un obiettivo. Inoltre a Mosul i "curdi" non sono più rappresentati nel "consiglio provinciale", perché hanno scelto di "boicottare" il voto: ora è lotta aperta fra "curdi" e "arabi". E poi, resta sempre "Al-Qaeda".

Infatti il "Ministro degli Esteri" iracheno, Hoshyar Zebari, in questi giorni a Roma, ha evocato la "rete" di Benladen, ma anche la responsabilità di elementi "baathisti", di nostalgici del vecchio "regime". È d’accordo?

Sì, penso vi sia una lotta senza quartiere ed è difficile capire chi fa cosa. Tutti questi "gruppi" ora hanno pochi soldi perché le "frontiere" sono controllate e cercano di finanziarsi con i "rapimenti". È una situazione di "anarchia", rischiamo sempre di cadere nel "caos", mentre le "autorità" sono occupate per le "elezioni" e non a garantire la sicurezza. Ieri le bombe a Mosul, ma Lunedì a Kirkuk hanno rubato in una "banca" in pieno giorno: un episodio che ha destato molti sospetti, perché a quell’ora c’erano comunque delle "guardie".

E le "comunità cristiane"? Dopo la "persecuzione" del 2008, abbiamo avuto notizia di alcuni ritorni, di progetti di "ri-popolamento". L’"esodo" è ricominciato?

Lo scoraggiamento si diffonde ovunque, non vediamo un futuro. Ma anche come "Chiesa" non abbiamo una "strategia" comune, non c’è una parola univoca. Anche questa è una debolezza. Adesso non so cosa dire alla mia gente. Abbiamo preparato il "Natale" per tutto l’"Avvento" con incontri fra i "gruppi", le preghiere nelle case. Non so se potremo celebrare con serenità il "Natale", se la prudenza consiglia di fare delle "liturgie" ridotte, in orari sicuri e in luoghi più "periferici". Tutto questo crea un’enorme difficoltà: il vero aiuto di cui abbiamo bisogno è la "sicurezza". La "sicurezza" è la priorità.

Ma a chi chiederla, se non al "Governo"?

Anche noi, come "cristiani", abbiamo l’obbligo di essere uniti. La divisione c’è nei "partiti politici" ma anche nella "Chiesa". Invece, se ci fosse "solidarietà" fra noi, potremmo fare pressione per essere protetti. Io ho appena incontrato i capi della "comunità musulmana" e i capi delle "forze di sicurezza", per chiedere protezione alle nostre nove "Chiese". Ma ci vuole un’iniziativa "nazionale". Questo non è "elemosina", è un "diritto".

Un "diritto" che qualche "politico" potrebbe difendere nel prossimo "Parlamento"?

Come "minoranza" abbiamo una quota di cinque "deputati", poi altri si potranno candidare liberamente. Servono persone "indipendenti" e competenti e non spinte da interessi personali. Ma in questi sei anni dalla caduta del "regime" non abbiamo potuto formarli. È necessario incontrarci e come "Vescovi", tutti insieme, prendere posizioni molto chiare.