IRAQ: LA "STRAGE" DI MOSUL

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Adesso c’è solo il "vuoto" di "potere"»

Monsignor Emil Nona: «Sono tutti occupati a "trattare" per il "Governo",
mentre il "Paese" affonda nei suoi "problemi"».

La Chiesa dei Domenicani a Mosul, l'antica città di Ninive, in Iraq...

Luca Geronico
("Avvenire", 4/5/’10)

Il silenzio del "Governo" dopo la "strage". Un silenzio assordante per tutti, ma che non sorprende Emil Nona, l’"Arcivescovo Caldeo" di Mosul.

Possibile che neanche un’"autorità locale" vi abbia espresso "solidarietà", dopo una "strage" di queste dimensioni?

Nessuno, almeno con me. Ma gli "studenti" colpiti sono quasi tutti "siro-cattolici". Il "Sindaco" di Mosul ha poi visitato l’"Ospedale" di Qaraqosh, dove sono ricoverati gran parte dei "feriti". Ma il problema non è il silenzio, vero o percepito come tale, delle "autorità", quanto il "vuoto" di "potere": siamo senza un "Governo" forte, in grado di intervenire, di assicurare i "servizi" e fare sentire la popolazione "protetta". In questo momento sono tutti occupati a trattare per il "Governo", a cercare di occupare il "potere", mentre il "Paese" affonda inesorabilmente nei suoi soliti "problemi".

Dopo gli "omicidi mirati" in "campagna elettorale", ci sono state nuove "minacce" ai "cristiani". Voi avete sempre parlato di "terrorismo" che colpisce tutti gli "iracheni", rifiutando la "violenza religiosa". Ma dopo l’"attacco" di ieri, un nuovo passo verso l’"escalation", si può parlare di "pulizia etnica"?

È una questione "politica" più che "religiosa", ma in Iraq avvengono cose ancora più terribili senza che nessuno si opponga. Purtroppo in questo "Paese" può succedere di tutto e le "autorità" ogni giorno dimostrano di non avere la "forza" necessaria per intervenire e imporsi.

Le "promesse" del "Governo" e gli "avvicendamenti" al "vertice" delle "forze dell’ordine" non eliminano i "sospetti" sul loro operato. Che "garanzie" vi danno le "forze dell’ordine"?

Cosa posso dire, i fatti sono chiari. L’"attacco" è avvenuto subito dopo un "posto di blocco" gestito insieme dagli "americani" e dall’"esercito iracheno". Un chilometro più in là, all’ingresso di Mosul, vi è un "posto di blocco" della "polizia". È una zona pericolosa, difficile da controllare, e i 17 "pullman" viaggiavano tutti insieme in un lungo "convoglio". Un errore che in passato avevamo segnalato alla "polizia". La risposta è stata che bastava una macchina di "pattuglia" all’inizio e una alla fine della "colonna". Le "dichiarazioni" e gli "avvicendamenti"? Noi qui non percepiamo nessun cambiamento concreto.

L’"Arcivescovo Siro-Cattolico" George Casmoussa ha chiesto la "protezione" dell’"Onu" per i "cristiani". Lei è d’accordo?

Certamente i "cristiani" hanno bisogno di "protezione", ma come fare? Ci sono "cristiani" in tutto l’Iraq: conosco, ad esempio, una famiglia "caldea" che vive da sola in un quartiere tutto "musulmano". Come proteggerli? Una presenza "internazionale"? Questa c’è già dal 2003: quella dei "soldati americani", che non fa o non può fare nulla. Un intervento "internazionale" sarebbe percepito come un’intrusione "straniera", che servirebbe ad "aizzare" ulteriormente le "bande estremiste" contro i "cristiani". La soluzione è "politica": "servizi", lavoro, "infrastrutture", la presenza delle "autorità" e della "polizia". Una pressione "internazionale" piuttosto va fatta sul "Governo", per costringerlo a intervenire subito e in un modo finalmente efficace.