Non soltanto "aiuti economici"

RITAGLI     "Sviluppo" e "giustizia"     MISSIONE AMICIZIA
cominciano con l’"istruzione"

Donna Africana al lavoro, nella raccolta dei cereali...

P. PIERO GHEDDO, "PIME"
("Avvenire", 15/11/’09)

L’"allarme" continua a risuonare, sempre uguale eppure sempre più forte: nel 1996 c’erano 830 milioni di "affamati" nel mondo; oggi a soffrire sono un miliardo e venti milioni di persone. Un popolo sterminato davanti al quale è impossibile chiudere gli occhi. Il "Segretario Generale" della "Fao", il "senegalese" Jacques Diouf, afferma che questa è «la peggiore "crisi" di "fame nel mondo" degli ultimi quarant’anni» e spiega che «servono circa 44 miliardi di dollari» per ingaggiare e vincere la battaglia. Richiesta sacrosanta, che rimbalza nei "mass media" internazionali, ma a quanto pare – oggi come ieri – senza la minima possibilità di ottenere più di un’eco. Il mondo è ancora in "crisi economica", e a tutti sembra che la "fame" di così tanti esseri umani sia soprattutto il risultato di una mancanza di soldi.
Da cinquant’anni visito l’
Africa. Il "ritornello" che più spesso ho sentito ripetere da "Missionari" e "volontari" italiani tra i contadini più poveri e meno istruiti è questo: «Qui si produce troppo poco per mantenere un "Paese" come questo, la cui popolazione aumenta rapidamente». La "Fao" stessa, sin dal principio di questo "terzo millennio", segnala che l’Africa "profonda" importa circa il 30% del cibo di base che consuma (riso, grano, mais). E io cito spesso questa esperienza esemplare e significativa: a Vercelli produciamo 80 quintali di riso all’ettaro, nell’agricoltura "tradizionale" dell’Africa a "Sud" del "Sahara" 5 quintali. La differenza tra 80 e 5 è l’abisso che c’è tra "ricchi" e "poveri" del mondo. E si noti, la minor produzione non è data dalla mancanza di "macchine", ma dalla poca "istruzione" del contadino africano. Le campagne africane sono un "cimitero" di trattori che non funzionano, di pozzi da cui non si sa più tirar su l’acqua.
In altre parole, i soldi per lo "sviluppo" ci vogliono e tutti ci auguriamo che il mondo "sviluppato" tiri fuori i 44 miliardi richiesti dalla "Fao". Ma assieme ai "finanziamenti" e alle "tecnologie" sono indispensabili uomini e donne che "consacrino" la vita (o qualche anno della loro vita) per compiere con le popolazioni locali un cammino di crescita comune, anche in campo "agricolo".
Giovanni Paolo II scriveva nella "Redemptoris Missio" ("N. 58"): «I "Missionari" sono riconosciuti anche come promotori di "sviluppo" da "Governi" ed esperti internazionali, i quali restano ammirati del fatto che si ottengano notevoli risultati con scarsi mezzi». Visitando l’Africa "rurale", si incontrano fiorenti poli di "sviluppo" tra popolazioni poverissime, originati da "Missionari" e da "volontari" che hanno puntato sulla "sviluppo umano" della gente del posto. Bisogna rendersi conto del fatto che i "governanti" africani, per mille motivi fra i quali anzitutto la "corruzione" e anche per la vastità dei territori loro affidati, trascurano le campagne (e magari le cedono a "società" o, direttamente, a "potenze straniere"). In molti villaggi africani si ignora la ruota, la carriola e il "carro agricolo" (le donne portano tutto sulla testa), l’aratro, i "fertilizzanti", il piccolo mulino ad acqua, l’irrigazione "artificiale", la "piscicoltura" nei laghetti "artificiali"... Ma chi va a insegnare la via verso queste piccole e decisive rivoluzioni "non violente"?
E ancora: il 50% degli "Africani" è "analfabeta" e molti di quelli già "alfabetizzati" non sanno più leggere né scrivere. Come può svilupparsi un popolo "semi-analfabeta" in un mondo come il nostro? Dell’"emergenza educativa" in Africa, però, non si parla mai. Si parla – quasi sempre senza seguito – di aumentare gli "aiuti economici", dei prezzi delle "derrate alimentari" e di altre situazioni che opprimono i popoli più "poveri" e meno istruiti, che non hanno la forza e, spesso, nemmeno la coscienza di dover protestare. Eppure lo "sviluppo" di un popolo parte dall’interno del popolo stesso e passa inevitabilmente per l’"istruzione". Primo investimento "strutturale" contro il "sotto-sviluppo", la "sotto-missione" e la "corruzione".