PAPA CELESTINO V

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Lo "Storico" Elpidio Valeri illustra la "figura", e l’"opera rinnovatrice",
di Pietro da Morrone dentro la "Chiesa".

San Pietro Angelerio da Morrone, PAPA CELESTINO V (1209-1296)...

Piergiorgio Greco
("Avvenire", 4/7/’10)

Un "Monaco" con una "missione" chiara: far scoprire a tutti il "Perdono" e l’"amore" di Dio. Un "Monaco" che, per questo, realizzò le attese più profonde del suo tempo, scelto dallo "Spirito Santo" per lasciare un "segno" indelebile tra le pieghe di una "storia" fatta di lotte di "potere" ma anche di profondi desideri di "purificazione". Questo è stato Pietro da Morrone, conosciuto soprattutto per essere diventato "Papa" con il nome di Celestino V: una figura "imponente", legata con Sulmona – nei cui pressi visse come "Eremita" – e L’Aquila, dove fondò "Monasteri" e venne incoronato "Pontefice": due città scelte da Benedetto XVI – nel "Capoluogo Abruzzese" Papa Ratzinger si recò all’indomani del "Sisma" del 2009 – anche per questo legame con la figura del "Santo" divenuto "Papa", «ma che rimase sempre un "Monaco"», spiega il Professor Elpidio Valeri, profondo conoscitore e appassionato di "storia" dell’Aquila, la sua città.

Chi era Celestino V?

Era innanzitutto un "Monaco", cioè un uomo che prima di lasciarsi attrarre dalle vicende del "mondo" rimase sempre un uomo di Dio. Questo non vuol dire che non ebbe a che fare con "potenti", "dignitari", "Re" e "Imperatori": la sua vita è un continuo confronto con questo "mondo", ma non ne rimase "intrappolato".

Un "Monaco Eremita"...

Pietro Angelerio, noto come "Pietro del Morrone" per la sua frequentazione di una "Grotta" sul "Morrone" a ridosso di Sulmona, era "Monaco Benedettino", probabilmente "Cistercense". In molti rimasero affascinati dalla sua "scelta Eremitica", al punto che nel 1263 (quando aveva cinquantatre anni) la "Comunità" che era nata attorno a lui venne riconosciuta come "Congregazione" dei "Fratelli dello Spirito Santo", interna ai "Benedettini", e che sarebbe diventata l’"Ordine" dei "Celestini" dopo la sua "morte". Tale "Congregazione" nel tempo crebbe sensibilmente, fino ad arrivare a quaranta "Monasteri", che Pietro difese strenuamente da "invidie" e mire di alti "Prelati". Il futuro "Papa" si dedicò direttamente alla crescita di questi "Cenobi" fino a quando decise che tale attività non era di suo interesse, ritirandosi di nuovo sul "Morrone". Proprio qui gli fu comunicata, nel 1294, la sua "Elezione" a "Pontefice".

Perché proprio lui?

Per una ragione "politica": a differenza del suo "Predecessore" Niccolò IV, infatti, Celestino non era un "Papa Principe" ma solo un "Monaco", slegato da "Dinastie" e lotte di "potere". Ma la ragione principale è soprattutto che i "Cardinali" riuniti a Perugia rimasero colpiti da una "Lettera" che Pietro spedì loro, nella quale li invitava a fare presto (il "Soglio Pontificio" era vacante da due anni), per evitare nuovi "flagelli" sulla "cristianità". La "scelta" cadde su di lui, considerato come un "Pontefice" scelto direttamente dallo "Spirito Santo".

Che cosa comportò questa "scelta"?

Fu considerata l’avvento della "vita nuova": un "Monaco", alla guida della "Chiesa", in un secolo dove il "pauperismo" aveva predominato. Anche il "popolo" gioì per la sua "Elezione". Inizialmente Celestino ebbe paura, ma poi colse la palla al balzo per fare quel gesto autenticamente "rivoluzionario", che segnò definitivamente un "Pontificato" di appena quattro mesi: la concessione del "Perdono", mediante il quale fu accordato a tutti, senza distinzione alcuna, la remissione delle "pene" e delle "colpe" sin dal "Battesimo", chiedendo solo la "Visita" tra il 28 e il 29 Agosto alla "Basilica" di Collemaggio a L’Aquila, dove tuttora riposano le sue "spoglie". Qualche mese dopo Celestino si convinse che proprio quella era la sua "missione", e che l’esercizio della "Carica Papale" non era adeguato ai suoi "ideali", restituendo la "Tiara" per tornare ad essere soltanto un "Monaco", al punto che nel 1313 fu alzato agli "Altari" con il nome di "San Pietro Confessore", non come "San Celestino".

Dante, a proposito di lui, parlò di "viltà" e "gran rifiuto"...

Probabilmente non si riferiva a lui: Dante era un "cristiano" troppo "ortodosso" per collocare nell’"Inferno" un "Santo" riconosciuto dalla "Chiesa". Su quel "Verso", forse, non è stata detta ancora l’ultima parola.