Oggi il Papa incontra gli "Artisti"

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L'Incontro di Papa Benedetto XVI con gli Artisti, nella Cappella Sistina, in Vaticano...

Elio Guerriero
("Avvenire", 21/11/’09)

Ha luogo oggi nella "Cappella Sistina" l’atteso "Incontro" di Benedetto XVI con eminenti esponenti del mondo delle "Arti".
Dopo secoli di disattenzione e fraintendimenti, il "dialogo" tra "Chiesa" e "Arte" che proprio nella "Sistina" raggiunse uno dei suoi vertici insuperati venne ripreso nel 1964 da
Paolo VI. Con umiltà, ma anche con insistenza, il Pontefice "bresciano" chiedeva agli "Artisti" di rinnovare l’antica "alleanza" perché: «Noi abbiamo bisogno di voi. Il nostro "ministero" ha bisogno della vostra collaborazione». Nel mondo dell’"Arte" Giovanni Paolo II, "filosofo" e "teologo" ma anche "poeta" e "drammaturgo", si sentiva a casa. Dieci anni fa, alla vigilia del "Grande Giubileo" dell’"Anno Duemila", inviava una "Lettera agli Artisti" nella quale li esortava a non tenere lo sguardo fisso solo sulla materia. «La "bellezza" è cifra del mistero e richiamo al "trascendente" nella via verso Dio». Nella sua opera di "teologo" e di "Pontefice", Benedetto XVI insiste particolarmente sul bello che è percezione del vero. Le fonti della sua sensibilità "artistica" sono la concezione classica "platonico-agostiniana" e l’eredità "biblica", secondo la quale Dio creò il mondo nel "Logos". Di conseguenza per il Papa, sulla scia di un "teologo" amico come San Bonaventura e di una riflessione di Michelangelo, l’opera dell’"Artista" è principalmente "ablatio", asportazione di ciò che è superfluo e "inautentico" perché emerga la nobile forma, la figura preziosa donata al mondo e all’uomo da Dio. L’emergere della figura genera lo stupore che prepara l’uomo all’"atto di fede". Ultimamente, però, il fondamento di questa affermazione non è un ragionamento, ma una persona, "Gesù Cristo".
Egli, il più bello tra i figli degli uomini, è anche Colui che non ha "bellezza" né apparenza.
Ha un volto "sfigurato" perché nel suo dolore confluiscono le sofferenze di tutti gli uomini, anzi, come dice
San Paolo, di tutte le creature che attendono ansiose la "redenzione" per essere liberate dall’oppressione nella quale sono costrette per il "peccato" degli uomini.
«Guarderanno a Colui che hanno trafitto», ama ripetere il Papa, seguendo il "Vangelo" di Giovanni. Secondo la "fede" e secondo l’antica "iconografia cristiana", tuttavia, la sofferenza del "Crocifisso" va vista nella luce della "risurrezione" che a ogni sofferente dona riconoscimento, dignità e speranza di liberazione.
Tra le "Arti", il Pontefice ha una sensibilità e un’attenzione particolare per la "musica".
Troppo facilmente si dice che la "Bibbia" non contiene osservazioni rilevanti per l’"Arte". Al contrario, secondo il Papa, l’intero "Salterio" è un invito al canto e all’espressione "musicale" che è risposta dell’uomo all’"auto-rivelazione" di Dio, all’apertura da parte sua di una relazione con noi. Ne segue che anche la "musica" deve essere una forma "artistica" famigliare al "Logos", attenta a comprendere e farsi comprendere. Essa libera lo spirito dell’uomo dalle angustie del "soggettivismo" e del "materialismo" e lo rende partecipe della sinfonia della "creazione" e della "redenzione".
Un evento di grande rilievo "culturale" e "religioso" come quello odierno, cui partecipano "Artisti" delle più svariate tendenze, può prestare il fianco a "critiche". Per Benedetto XVI, tuttavia, è importante affermare che l’"Arte" è libera nella misura in cui non è mera "tecnica", capace di manipolare e modificare, ma è "contemplazione", ricerca del bello e del vero.
L’"Incontro", perciò, è un riconoscimento al ruolo dell’"Artista". Ma è anche un invito a percepire e manifestare le tracce della "bellezza", segno e manifestazione del "piano d’amore" di Dio.