I "temi" al centro del "Summit" dell’"Unione Africana"

RITAGLI     Tra "ombre tenaci" c’è un’Africa che cresce     MISSIONE AMICIZIA

Marco Impagliazzo
("Avvenire", 27/7/’10)

È in corso nella "Capitale Ugandese" Kampala il quindicesimo "Vertice" dell’"Unione Africana". Un’occasione, poco sentita a livello "internazionale", per focalizzare lo sguardo su un "Continente" che ha da poco raggiunto il miliardo di abitanti. Le "crisi politiche" di cui si occupano i "Capi di Stato" partecipanti non sono poche. Gli "ordigni" fatti esplodere due settimane fa proprio a Kampala, con decine di "vittime", portano nel cuore del "Vertice" la tragica attualità della Somalia. Gli "estremisti Somali" "Shaabab" probabili "mandanti" degli "attentati" hanno voluto inviare due avvertimenti. Il primo è rivolto all’Uganda, i cui "militari", insieme a quelli del Burundi, proteggono quel poco che resta del "Governo" ufficialmente riconosciuto dalla "comunità internazionale". L’altro è indirizzato ai "Presidenti Africani", perché prendano sul serio gli "insorti". La recente visita del "Presidente" del "Governo transitorio" di Mogadiscio a Giorgio Napolitano mostra l’attesa per un contributo dell’Italia alla soluzione della ventennale "crisi Somala".
Non è questa l’unica situazione problematica in "agenda". I "Governi" di
Niger e Madagascar non sono presenti al "Vertice" perché rovesciati da "Colpi di Stato". A Kampala manca anche il "Presidente Sudanese" Bashir inseguito dal "Tribunale Penale Internazionale". Infine, vi sono "crisi" che non accennano a concludersi, come quelle della Costa d’Avorio o del Kivu. Tra le "buone notizie", invece, spicca il "primo turno" delle "Elezioni Presidenziali" in Guinea Conakry, le prime a carattere "democratico" nella storia del "Paese", svoltesi in modo "pacifico" e sostanzialmente corretto, grazie anche alla felice opera di "mediazione" ampiamente riferita da "Avvenire" nei mesi scorsi.
Oggi l’
Africa non è più soltanto il "Continente Nero", segnato da guerre, malattie e "sotto-sviluppo". Il numero delle "vittime" dei "conflitti" è diminuito, mentre si crea una intraprendente "classe media" e l’"economia" cresce.
La presenza di nuovi "investitori stranieri "(
"Cinesi", "Brasiliani", "Indiani"...), pur aprendo scenari non sempre sereni e spesso assai problematici, tende a valorizzare in modo non scontato le "risorse Continentali". E tuttavia grandi sfide restano aperte. Nel complesso, l’Africa rimane il "fanalino di coda" del mondo, ed è qui che si rischia di compromettere gli "Obiettivi del Millennio" fissati dalle "Nazioni Unite" nel 2000.
Oltre a discutere "affari politici", il "Summit" è incentrato sul tema della «salute materno-infantile» e dello «sviluppo». Una questione decisiva, se si pensa che il 40% dei "nuclei famigliari Africani" sono tenuti da una donna. In alcune zone del "Continente" l’
"Aids" e le guerre hanno decimato la parte maschile della "società", lasciando soli donne, bambini e anziani. In queste condizioni lo "sviluppo" è molto difficile.
Persiste una mentalità diffusa secondo cui la vita delle donne ha scarso valore, mentre i bambini, semplicemente, non esistono, perché non sono "registrati", in percentuali elevatissime, allo "stato civile".
Nell’ultimo anno, in
Burkina Faso è stato promosso "Bravo", un programma di "iscrizioni anagrafiche" che ha fatto emergere dall’"invisibilità" tre milioni di persone, essenzialmente donne e bambini. La percentuale di donne che muoiono di "parto" in Africa è altissima. Per contrastarla l’"Unione Africana" ha promosso una "Campagna", denominata "Carmma", che mira a ridurre la "mortalità materno-infantile".
Perché sia efficace, occorrerà riflettere ancora sulla cura dell’"Aids" e la lotta alla trasmissione del
"virus" da madre a figlio. L’Africa rimane infatti, con i suoi 24 milioni di "malati", l’"epicentro" della "pandemia".
Ma la notizia che il "Governo Usa" intende porre fine alla positiva esperienza del "Pepfar", il programma "Presidenziale" di lotta all’"Aids" lanciato a suo tempo da George W. Bush, è allarmante. Un’eminente "personalità" del "Continente", l’"Arcivescovo Anglicano"
Desmond Tutu, ha pubblicamente criticato la decisione, non ancora ufficiale. Sarebbe l’ennesima scelta di "disimpegno", con conseguenze a catena, proprio mentre l’Africa prova con maggior forza a risolvere le sue "crisi", e chiede di non essere "dimenticata".