Il Papa, gli "Accademici", la "libertà" e la "verità"

RITAGLI     Mai rinchiudersi, mai rimanere "schiavi"     DOCUMENTI

Benedetto Ippolito
("Avvenire", 7/10/’09)

Nell'ancor recente "viaggio apostolico" nella "Repubblica Ceca", un momento particolarmente significativo è stato l'incontro di Benedetto XVI con il "mondo accademico", avvenuto Domenica sera nel "Salone di Vladislav", al "Castello di Praga". D'altra parte, in questi primi anni di "Pontificato" il Papa più volte ha ritenuto il contesto "universitario" particolarmente idoneo per comunicare i contenuti più importanti della sua riflessione "teologica" e "pastorale". E la "Repubblica Ceca" è un Paese che rappresenta in modo paradigmatico la "crisi" attuale dell'Europa, perché, pur avendo delle solide "radici cristiane", ha dei riferimenti alla fede sbiaditi dai molti decenni di "dittatura comunista" e dalla conseguente "secolarizzazione".
Nel ringraziamento iniziale al "corpo accademico", il Papa ha voluto esprimere comunque la sua profonda gratitudine per il contributo pubblico che gli insegnanti offrono alla "comunità": «Chi vi parla è stato "professore" – ha spiegato il Santo Padre – , attento al diritto della "libertà accademica" e alla responsabilità per l'uso autentico della "ragione", ed ora è il "Papa" che è riconosciuto come voce autorevole per la riflessione "etica" dell'umanità».
D'altronde, il primo vero "valore" fondamentale della persona umana è proprio la "libertà", un'"autonomia" individuale nel comportamento senza la quale non può esservi né una vera esperienza "morale", né un esercizio adeguato della "ragione". E, in questo senso, si può ritenere che l'"Università" sia l'istituzione che dà una realizzazione compiuta alla crescita individuale, educando i singoli a formarsi liberamente nella "verità". In "Occidente", l'incontro tra la "libertà personale" e la scoperta della "verità" ha trovato un suo equilibrio difficile, in riferimento alla faticosa "autonomia" della ricerca. Fin dalle origini, infatti, le "Università" sono state soggette a molte pressioni da parte del potere politico che ha cercato, secondo i casi, di limitarne la "libertà" e cancellarne il rimando "trascendente" alla "verità".
Si può dire che l'organizzazione "professionale" e "accademica" degli studi, nella forma attuale che conosciamo, sia stato l'effetto positivo della particolare sensibilità "cristiana" al valore libero della conoscenza, vera eredità "occidentale" del mondo "classico". «Sin dai tempi di Platone – ha precisato Benedetto XVI – , l'istruzione consiste nella "paideia", nella "formazione intellettuale" finalizzata ad una vita "virtuosa"». E questo preciso nesso tra la "libertà personale" e la "verità" ancora oggi permette una feconda affermazione della "humanitas", ossia di una serie di "conoscenze" specifiche che garantisce alle persone, soprattutto giovani, di acquisire una consapevolezza integrale e valida della propria "dignità".
Il Papa ha ricordato, infine, i rischi attuali dell'"impresa educativa", riassumibili fondamentalmente nel "relativismo" e nel "totalitarismo". Nel primo caso, la "libertà" perde contatto con la "verità", spezzando l'unità del sapere: e, nel secondo caso, la "verità" è imposta con la forza, determinando una disumana falsificazione "ideologica" della "libertà". Al contrario, una buona impostazione dell'insegnamento "universitario" è garantita, oltre dall'indissolubile legame tra "libertà" e "verità", da un proficuo rapporto tra "fede" e "ragione". Il bisogno umano di sapere nasce sempre, infatti, dall'occorrenza personale insopprimibile di aprirsi liberamente alla "trascendenza". Questa necessità esistenziale spinge l'essere umano a non accontentarsi, se non di quella "verità" ultima in cui consiste il punto di arrivo compiuto della "ragione" e della "libertà". Perché solo la "fede" permette, in questa vita, alla "ragione" di non rimanere chiusa in se stessa e alla "libertà" di non rimanere schiava della propria "autonomia".