Quello straordinario "Prete"

RITAGLI    L’inquietudine del "bene" per dare il "meglio"    DOCUMENTI

DON CARLO GNOCCHI (1902-1956).

Paolo Lambruschi
("Avvenire", 25/10/’09)

Oggi diventa "Beato" l’"angelo dei bimbi", Don Carlo Gnocchi, che restaurò le "macerie umane" della guerra partendo dagli "innocenti". È passato più di mezzo secolo dai suoi "funerali" nel Marzo del 1956. Pare un "miracolo" in tempi senza memoria, ma il popolo, che riempie stamane "Piazza Duomo" a Milano e che lo voleva "Santo" subito, non ha dimenticato questo Prete straordinario, animato dall’inquietudine del bene e innamorato della libertà, che seppe unire l’Italia divisa con la "carità". La sua esistenza, la sua fede e l’opera offrono un insegnamento attuale non solo ai "credenti", ma a tutta la "società civile". Le sue parole e i suoi gesti continuano a indicare la via, e il senso, dell’impegno "sociale" e "politico" per il "bene comune".
La vicenda di Don Carlo la raccontano del resto i volti stessi della "sua" gente, che lo ha conosciuto di persona o indirettamente. Le "penne nere" degli ex "Alpini" e i capelli bianchi dei suoi allievi e, ormai, dei loro figli ricordano che aiutò a crescere una generazione e l’accompagnò al "fronte" come "Cappellano volontario". In Russia, davanti all’orrore, comprese la mostruosità della guerra. Salvato da morte certa, decise che doveva pagare una "cambiale" a Dio. Tornato in Italia, dopo aver girato le valli del "Nord" per confortare le famiglie dei "caduti", partecipò alla "Resistenza". Incarcerato dai "nazi-fascisti", lo liberò il Cardinal Schuster. Il resto del popolo di "Piazza Duomo", le persone "sofferenti" con i "volontari" e le famiglie, narra la seconda fase di una "testimonianza" indelebile, che s’iniziò una mattina del 1946. La "Provvidenza" gli fece incontrare una madre disperata che gli affidò il figlio "mutilato" aggrappato alle stampelle. Senza fare programmi, cominciò ad accogliere i piccoli "storpiati" dalle mine e dalle bombe, gli "orfani", i "mulatti". E i "poliomielitici". Nacque così l’"opera", sviluppatasi con le sue intuizioni geniali.
Anzitutto, collaborare con le "istituzioni". In particolare con De Gasperi e il giovane Sotto-Segretario Andreotti, creò la fondazione "Pro Juventute" per ribadire, in anticipo sui tempi, il carattere "civile" del suo impegno di "restaurazione umana". Da imprenditore della "carità" mise poi la scienza al servizio della vita più "fragile", messaggio attualissimo, e fu tra i primi in Europa a parlare di "riabilitazione" curando "corpo" e "spirito". Nei suoi "centri" incoraggiava i "disabili" a cercare senso al dolore nella fede e a diventare autonomi superando l’"emarginazione". Una "rivoluzione", in un’epoca che non ammetteva a scuola chi non era "normale". Lo aiutarono i "Fratelli delle Scuole Cristiane", gli "Orionini", tutta la "Chiesa Italiana". Fu precursore anche nella "sensibilizzazione", usando i "media" e coinvolgendo "registi" come De Sica e Zavattini, l’"imprenditoria", il mondo della "cultura".
Fino alla morte pretese il meglio per i malati: l’"avanguardia scientifica" e il "cuore". Pensiero inciso nel "Dna" dei "centri" che portano il suo nome in nove regioni italiane. Dove persone ai confini della vita, dai bambini con "lesioni cerebrali" ai malati di "Alzheimer" e di "Sla", dalle vittime di gravi "traumi" agli "stati vegetativi", trovano cure adeguate e speranza. E, grazie alla
"sua" "Ong", il "messaggio" arriva in Paesi lontani. In nome dell’amore che ha seminato, stamattina, al momento della proclamazione della "Beatificazione", a scoprire il drappo che avvolge l’urna con il corpo saranno due bambini di allora, cui donò le cornee aprendo la strada ai "trapianti" in Italia. E il "mutilatino" pugliese, oggi anziano, ripeterà le parole "profetiche" che pronunciò ai "funerali": «Ho conosciuto "Don Carlo", ora saluto "San Carlo"».