Il Giappone domani al "voto"

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e prova a voltare pagina

Grattacieli illuminati nella notte a Tokyo, capitale del Giappone!

Andrea Lavazza
("Avvenire", 29/8/’09)

Che i due principali candidati alla guida del "Governo" siano nipoti di "statisti" del passato in un Paese che ha il 22% della popolazione oltre i 65 anni, mentre "deflazione" e disoccupazione segnano dati "record" dal "dopo-guerra", costituisce un segnale inequivocabile della "sclerotizzazione" politica e sociale di quella che rimane la seconda potenza economica del "Pianeta". La probabile vittoria nel voto di domani del "Partito Democratico" segnerà certo una svolta storica per gli annali giapponesi, dopo più di mezzo secolo di potere quasi ininterrotto – salvo 10 mesi – dei "liberal-democratici". Ma difficilmente darà il via alla "rivoluzione" di cui l’arcipelago mostra di avere bisogno. Il "Dp" è nato 11 anni fa da una costola del maggioritario "Ldp"; il suo "leader", Ichiro Ozawa, sembrava rappresentare l’uomo nuovo, adatto a dare una scossa alla nazione. Ma la sua stella è tramontata l’anno scorso in una vicenda di "tangenti" al suo "Partito" che l’ha accomunato alla "tara" peggiore che rimproverava – e non era certo il solo – proprio ai "liberal-democratici" che aveva lasciato: la "corruzione" e la lotta tra "fazioni". A prendere il suo posto e a sfidare il "premier" uscente Taro Aso sarà Yukyo Hatoyama, che sulle ali dei dati economici deprimenti – i "senza lavoro" sono arrivati ufficialmente al 5,7%, potrebbero essere molti di più con statistiche meno elastiche – ha la possibilità di doppiare i rivali e conquistare i due terzi dei seggi alla "Camera Bassa". Il suo programma è tanto ambizioso quanto irrealistico – dicono molti osservatori, come dimostrerebbe lo scetticismo con cui la gente ha seguito la "campagna elettorale". Fattori culturali ed economici congiurano a rendere fosco il futuro del Giappone. Basti la testimonianza di un ingegnere della "Toyota", il colosso che sotto i colpi della "crisi" ha ridotto in 7 mesi la produzione del 37%, raccontata su "Avvenire" da Piergiorgio Pescali: «Secondo le previsioni, nel 2040 andrò in pensione con il 35% del mio stipendio attuale. Non potrò mantenermi, tanto vale godermi la vita adesso». I (pochi) giovani, individualisti, "edonisti" e per nulla inclini a quell’esistenza di disciplina che ha fatto la forza del Paese per decenni, guardano ora con paura a un "sistema previdenziale" che andrà al collasso stante un’aspettativa di vita sempre più vicina ai 90 anni. Senza figli e con poco entusiasmo, segnato dalla piaga dei "suicidi", il "Sol Levante" continua a fare ricerca e sfornare tecnologia, eppure non è più il "gigante asiatico" che vent’anni fa sembrava sul punto di "comprarsi" letteralmente gli Stati Uniti. Sull’"agenda internazionale", Tokyo è stata soppiantata da Pechino, anche perché gli eserciti continuano a contare e sul Giappone pesa il divieto di partecipare ad "azioni belliche" fatto scrivere da Washington nella "Costituzione" redatta dopo il secondo "conflitto mondiale". «Esporteremo "cultura popolare"» (fumetti "manga" e cartoni "anime", di cui è appassionato malgrado i suoi 68 anni), ha detto Taro Aso. Oggi pesano per il 2% dell’"export", e in ogni caso non appaiono la "panacea" per i mali di una grande nazione, forte di tradizioni e di cultura nobili e secolari, che non può ridursi a fenomeni tanto "folcloristici" visti da lontano, quanto preoccupanti socialmente, come gli "otaku" e i "cosplay".
I primi sono i giovani che si isolano nell’ossessione di qualche "video-gioco" e i secondi i "bar" dove ci si incontra travestiti da personaggi dei "manga" per fotografarsi a vicenda. Paradossalmente, Tokyo ha forse bisogno di più "globalizzazione" in casa, mentre i suoi prodotti hanno da tempo invaso il mondo. Un’apertura, fisica e metaforica, per "svecchiare" il sistema e ritrovare la linfa nelle proprie "radici", che non sono soltanto quelle biecamente "nazionalistiche" che i politici "conservatori" spesso agitano a scopi "elettorali".