"MISSIONE AFRICA"

RITAGLI     "PAROLE" DAL CAMERUN...     MISSIONE AMICIZIA

"Riflessioni" e "testimonianze" di Sr. Rosella, da due anni a Bibemi, in Camerun.

Musica e canti, durante un icontro di preghiera, in Camerun...

SR. ROSELLA LOCATELLI
("Missionarie dell’Immacolata", Marzo 2010)

Una "riflessione" sullo sfondo. Ricordate la "Parabola" del "grano" e della "zizzania"? È una "storiella" che Gesù ha raccontato alle folle sulle rive del "Mare di Galilea" più di 2000 anni fa, ma che ancora oggi è attuale. Infatti, da quando ho messo piede qui, non smetto di riflettere su questo racconto. "Missionaria" da soli due anni in questa "porzione" d'Africa, sono colpita dall'intrecciarsi delle forze del "bene" e del "male" che vedo agire dappertutto: nella "vita quotidiana", a scuola, in famiglia, negli uffici, nelle case, al mercato, per strada, nelle "Parrocchie"... Se mi leggo attentamente dentro, constato la tentazione di "moralizzare" e voler mettere a posto la gente, la "Chiesa", la "società" di qui secondo i miei schemi "occidentali" spesso simili a quelli dei "servi" nella "Parabola" (strappare ciò che non va più in fretta possibile). Invece il Signore del "campo" suggerisce un'altra logica, mi dice: «Rosella, preoccupati del "buon seme", ama i germi di vita, custodisci ogni "germoglio"; sii paziente!». Come dire: non puntare il dito sulle "debolezze", ma sui "frutti"; l'uomo infatti non coincide con i suoi "peccati", bensì con le sue potenzialità di "bene". Come "Missionaria" allora sono chiamata a leggere la mia vita e quella altrui con questo sguardo "divino", quello che con pazienza attende la "fecondità" della vita, che spesso si cela tra le "spine", le oscurità, gli "inciampi", i fallimenti. Facendo mie le attitudini della fortezza e della speranza, spargo il "seme", tengo fisso il mio sguardo sul vero "seminatore", Colui che un giorno sparse la sua semente dappertutto senza badare troppo alla "recettività" del terreno, fiducioso che un giorno qualcosa sarebbe germogliato.

"Flash" di "missione". Un Venerdì, mi reco con tre "Consorelle" in città a Garoua per gli acquisti mensili. Per fare più in fretta, ciascuna di noi ha la sua "lista" e ci si divide. Ore 13, sono per strada a piedi sotto il sole cocente, ho appena terminato di fare delle fotocopie e, mentre riprendo il mio cammino leggendo la mia "lista", improvvisamente mi accorgo che, su un lato e sull'altro della strada, i "marciapiedi" sono strapieni di gente, di uomini di tutte le età ed "etnie", ben ordinati, ritti in piedi, tutti girati nella medesima direzione.

Faccio giusto in tempo a "realizzare" quello che i miei occhi vedono, che subito sento il "Muezzin" richiamare alla preghiera e poi l'"Imam" invocare "Allah".

Cammino velocemente e trovo un luogo tranquillo, un po' nascosto, che mi permette di ammirare questi uomini mentre si "genuflettono", si prostrano, si inchinano, ciascuno sul proprio "tappeto". Guardandoli nei loro gesti "reverenziali", vengo "trasportata" in un altro mondo: quello di Dio, con cui comincio a "dialogare" sulla mia "fede" e su quella dei miei fratelli "musulmani".

Pochi minuti, circa una decina, tutto termina velocemente e ciascuno ritorna al suo lavoro: chi al negozio, chi sulla "moto-taxi", chi alla "carriola" con le arance o la canna da zucchero... E in un batter d'occhio, la "Moschea", il suo cortile e i "marciapiedi" si svuotano rapidamente.

Avvenimenti. È un Sabato e alle 9.30, nell'"area sacra" della "Parrocchia" di "San Pietro" a Garoua, qualche centinaio di persone sono riunite per partecipare alla "Messa" di "Ordinazione Sacerdotale" di due "Religiosi", "Oblati di Maria Immacolata". Io, Sr. Lilian e Sr. Carine siamo ben piazzate per vedere e pregare per il nostro "Diacono" Emmanuele. Sì, la nostra "Parrocchia" di Bibemi è in "festa", perché riceve in dono un "Prete" giovane.

Un dono prezioso per noi di Bibemi, ma un grande sacrificio per la sua famiglia e un evento impensabile, oserei dire, per la "cultura" e la "tradizione" africana. Padre Emmanuele infatti è il secondo e ultimo figlio maschio della sua famiglia d'origine. Suo fratello maggiore è già "Prete" da qualche anno e così la sua scelta "vocazionale" ha interrotto la "discendenza" della sua famiglia. Un avvenimento, questo, fuori dall'ordinario, specialmente qui, dove la "posterità" è ritenuta un parametro decisivo per definire la ricchezza e il valore di una famiglia. Ma se sul momento i genitori di P. Emmanuele non hanno compreso la sua scelta, oggi sono stati i primi a lodare Dio per la doppia "benedizione" discesa sulla loro famiglia.

Incontri. Tardo pomeriggio. Alla "missione" arriva una donna con una bambina piccolissima, accompagnata da un uomo. La riconosco, la donna è la nonna della piccola Francesca... e la madre era morta dandola alla luce.

Ricordo che un giorno, durante una visita alle famiglie, avevo trovato Francesca ridotta ad uno "scheletro", avevo guardato sconvolta la piccola e la nonna senza parole, e avevo cercato di comprendere la situazione. Purtroppo la nonna parlava la lingua della sua "etnia", il che mi impediva di afferrare l'accaduto, fin quando un "traduttore", un bambino di circa 12 anni, mi aveva illuminato, raccontandomi l'accaduto: il padre della bimba, disperato per la morte della moglie, aveva ricominciato a bere e aveva deciso di lasciar morire il frutto di quell'amore "perduto".

Pur sapendo di non poter cambiare le loro credenze, che se la mamma è morta anche il bimbo deve morire, invito la nonna a portare subito la bambina alla "missione". Per salvare la vita di Francesca occorreva il latte in polvere, troppo caro per loro.

Ed è per questo che oggi arrivano da noi, alla "missione", al piccolo "ambulatorio" dove Sr. Costanza, ogni mattina, cura molti "malati", dando respiro alle loro sofferenze. Meravigliata dalla forza di vivere della piccola Francesca, ho ricominciato a credere ai "miracoli" di Dio. E da allora continua la sua "battaglia" per la vita, sostenuta dall'amore e dalla cura della nonna e di noi "Missionarie", divenute ormai le sue "zie"!

Frammenti di "vita quotidiana". Come dappertutto, anche qui da noi la vita di ogni giorno è fatta di tanti piccoli gesti "banali". Quando la "temperatura" si abbassa, è necessario non dimenticare di mettere l'acqua al sole. Così, se un giorno vi capitasse di venire da queste parti nei mesi meno "caldi", capireste immediatamente il senso dei "bidoni" di plastica sparsi qua e là nel giardino. Questa è la nostra "energia alternativa", "eco"... e la doccia "calda" è assicurata. Conoscete il famoso "Mal d'Africa"? Ne avete mai sofferto? Io ne avevo sentito parlare prima di arrivare sul "suolo africano" da diverse "categorie" di persone: casalinghe, operai, studenti, "Missionari", ingegneri, dottori, "pensionati"... insomma gente di ogni "età" e "professione". Ma da quando sono qua, giorno dopo giorno, questo "virus" mi sta penetrando e persino trasformando.

L'Africa è capace di far "innamorare" di sé, delle sue bellezze e ricchezze, ma anche delle sue "povertà" e "miserie".

Se è vero che si resta "catturati" dai suoi paesaggi, colori, odori, sorrisi, "misteri", la sua semplicità e accoglienza, è altrettanto vero che si è "contagiati" dalle sue "fragilità": la tristezza nei volti dei giovani, la disperazione di una mamma che non ha nulla per curare il suo bambino, il "flagello" dell'"Aids", la dipendenza dall'"alcool", la "sottomissione" alla "tradizione antica", la paura della "libertà"...

Così, guardandomi attorno e vivendo qui, anch'io ora sono "ammalata" d'Africa. Una "malattia" da combattere con e per la gente. Le "medicine" sono certo un rimedio quando si ha la "malaria", la "febbre tifoidea", la "verminosi", la "tubercolosi"... Ma non è questa l'unica "cura". Tanto "bene" infatti si può fare senza essere esperti nel campo "medico", con un semplice sorriso, una stretta di mano, un saluto, una "chiacchierata", una visita in una famiglia... Quanti di questi gesti "ordinari" diventano a volte "straordinari", perché portatori di "vita nuova", e cioè di fiducia e di speranza in se stessi e nell'avvenire.

Ecco che allora certi "mali fisici", "morali", "spirituali" guariscono, lasciando spazio al "bene" che, silenzioso, spesso opera più efficacemente!