Per chi "non crede" e anche per chi "crede"

RITAGLI     "Fede" e "ragione": quel sole nella notte     DOCUMENTI

Giacomo Samek Lodovici
("Avvenire", 17/12/’09)

I due "interventi" inaugurali del "Convegno Internazionale" su "Dio" recentemente promosso dalla "Cei" hanno riproposto un "tema" decisivo. Il Cardinal Ruini ed il "filosofo" Robert Spaemann hanno infatti ribadito la possibilità di elaborare delle dimostrazioni "razionali" dell’esistenza di Dio. La scelta di iniziare il "Convegno" con questo "discorso" è molto importante anche nei riguardi del mondo "cattolico", perché non pochi "credenti" cadono nel "fideismo", che nega il contributo della "filosofia" alla "fede", considerandola inutile o addirittura "perniciosa", e poggia la "fede" soltanto su un "sentimento interiore" e sulla "Bibbia". In realtà, la capacità della "ragione" di giungere a Dio è affermata già dalla stessa "Bibbia". Un passo della "Lettera ai Romani" ("Rm 1, 19-21"),  citato più di una volta al "Convegno": «Ciò che di Dio si può conoscere è agli uomini manifesto […]. Infatti […] le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute». E la "Lettera di Pietro" ("1 Pt 3, 15")  esorta a promuovere il "cristianesimo" appunto anche mediante la "ragione": «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi».
Anche sulla scorta di questi passi la "Chiesa" si è molte volte pronunciata sulla possibilità di affermare Dio con la "ragione". Per esempio nell’Enciclica "Fides et Ratio" ("§ 24, 36 e 53"), dove, inoltre,
Giovanni Paolo II ha criticato (al "§ 55") i «pericolosi ripiegamenti sul "fideismo", che non riconosce l’importanza della conoscenza "razionale" e del discorso "filosofico" per l’intelligenza della "fede", anzi per la stessa possibilità di credere in Dio». Ma potremmo citare anche molti "interventi" di Benedetto XVI. Similmente, il Cardinal Bagnasco ha rimarcato al "Convegno" che «purtroppo […] "sentimentalismo" ed "emotivismo" […] finiscono per avallare l’opinione diffusa che "religione" e "ragione" appartengano a due mondi, se non contrapposti, quantomeno incomunicabili».
Per contro, la "filosofia" può recare alla "fede" almeno due preziosissimi contributi.
Anzitutto, le prove "filosofiche" dell’esistenza di Dio possono essere proposte a chi non è già "cristiano", possono condurre l’"ateo" a convincersi dell’esistenza di Dio e possono inoltre portare il "non cristiano" sulla soglia della "fede" nel Dio "cristiano". In effetti, i "cristiani" diventano tali sia perché ricevono la "fede" direttamente da Dio o da qualche persona che inoltre la testimonia, sia anche, a volte, perché vengono convinti da dei "ragionamenti". Per esempio,
Sant'Agostino si è convertito grazie a Sant'Ambrogio ed alla lettura dei discorsi dei "filosofi neo-platonici", Santa Edith Stein è arrivata al "cristianesimo" leggendo Santa Teresa e grazie alla "filosofia" di San Tommaso, e Janne Haaland Matlary – già "Vice-Ministro" norvegese, che era "agnostica" (ed in certi periodi "atea") – è arrivata al "cattolicesimo" proprio grazie alla "filosofia".
Inoltre, la "filosofia" può soccorrere anche chi è già "credente": anche i più grandi "Santi" hanno attraversato periodi in cui nessun "sentimento interiore" confermava loro l’esistenza di Dio, come è avvenuto a
Madre Teresa di Calcutta. È la «notte dello spirito», per usare l’espressione di San Giovanni della Croce. In simili momenti, la "filosofia", che può dimostrare l’esistenza di Dio e anche alcuni aspetti della sua "natura" (onnipotenza, sapienza, giustizia, provvidenza, eccetera), può aiutarci a rimanere convinti che Dio esiste, a riconoscerlo anche quando si addensa il "buio".