"Ragione" e "senso" della "capacità" che ci è propria

RITAGLI     "Libertà", l’"Amore" di Dio     DOCUMENTI

Papa Benedetto XVI ci invita ad accogliere l'Amore di Dio, che può dare respiro e libertà alla nostra vita...

Giacomo Samek Lodovici
("Avvenire", 2/4/’11)

La "libertà" è una stupenda prerogativa dell’uomo che lo innalza sopra tutti gli altri esseri, rendendolo capace di trascendere gli istinti e di interrompere i nessi fisici di "causa-effetto" e di "stimolo-risposta", che per gli esseri non liberi sono invece inderogabili. Hannah Arendt, Filosofa del "Novecento", ha scritto in modo convincente che la comparsa dell’uomo sulla scena del Mondo «non è l’inizio di qualcosa ma di qualcuno, che è a sua volta un iniziatore», da cui «ci si può aspettare l’inaspettato».
D’altra parte, la libertà ha anche un volto tremendamente tenebroso, perché l’uomo può esercitarla diventando il vivente più feroce, può essere crudele e sadico, e raggiungere abissi di malvagità. Non è dunque senza senso l’affermazione di chi dice che sarebbe meglio se l’uomo non fosse provvisto di questa capacità.
Ora, si potrebbe cominciare a rispondere che se noi non fossimo liberi non potremmo compiere il male, ma nemmeno realizzare il bene, perché entrambi richiedono consapevolezza e volontarietà. Ma la ragione e il senso ultimi della libertà si trovano a un livello più profondo. Ed una chiave l’ha offerta Domenica scorsa, all’
"Angelus", il Papa. Commentando il "Vangelo" dell’incontro tra Gesù e la "Samaritana", Benedetto XVI ha toccato il tema in modo suggestivo e sorprendente: «Nell’incontro con la "Samaritana" al Pozzo, emerge il tema della "sete" di Cristo, che culmina nel grido sulla Croce: "Ho sete!" ("Gv 19,28")». Certamente questa sete di Gesù, come la stanchezza, aveva una dimensione fisica, ma egli – ha aggiunto il Papa citando l’amato Sant’Agostino – inoltre «"aveva sete della Fede di quella donna" [...] , come della Fede di tutti noi!». In effetti, nel cuore dell’uomo alberga un desiderio, una sete di relazione e di Comunione "interpersonale", specialmente con una Persona Infinita.
Quest’ultima, a sua volta, ha sete della nostra sete: «Dio Padre lo [Gesù] ha mandato a saziare la nostra sete di Vita Eterna, donandoci il suo amore, ma per farci questo dono Gesù chiede la nostra Fede. L’Onnipotenza dell’
Amore rispetta sempre la libertà dell’uomo; bussa al suo cuore ed attende con pazienza la sua risposta!».
Sovviene al riguardo un "passo" stupendo di
Kierkegaard. Questo grande Filosofo – che rovescia la prospettiva rispetto al modo non Cristiano, e quasi Universale, di pensare il rapporto tra l’uomo e Dio – dice che Dio si rivolge all’uomo come un innamorato che offre il suo amore a colei che ama, cioè chiede all’uomo di corrispondere alla sua proposta d’amore: «È incomprensibile, è il Miracolo dell’Amore Infinito, che Iddio» all’uomo «possa dire, quasi come un pretendente [...]: mi vuoi tu, sì o no?».
Proprio per questo lo lascia libero, perché gli propone di partecipare alla Comunione amorosa con Sé, ed «il Dio dell’Amore non vuole in alcun modo costringerti. Come potrebbe l’Amore pensare di costringere ad amare?»: l’uomo è libero affinché possa amare Dio liberamente, perché amare per costrizione sarebbe una contraddizione in termini.
Insomma, «si vive una volta sola. [...] E mentre tu vivi questa sola volta e la durata di questa vita si accorcia ad ogni minuto che passa, sta il Dio dell’Amore nei Cieli, pieno d’Amore, anche verso te. Sì, verso di te! Egli vorrebbe che tu volessi ciò ch’Egli vuol volere con te per l’Eternità!». Così, annota ancora Kierkegaard, l’uomo a volte cerca Dio, ma è Dio che per primo cerca l’uomo: per amore di ognuno di noi, nessuno escluso, «Dio viene nel Mondo, nasce, soffre, muore; e questo Dio sofferente prega e quasi [ci] supplica!».