La "Sindone", i "luoghi", la "gente"

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La Santa Sindone: dalla sofferenza, la luce della Risurrezione...

Riccardo Maccioni
("Avvenire", 1/5/’10)

Il "Cottolengo", "Piazza San Carlo" e naturalmente il "Duomo". Sono i "punti cardinali" del "viaggio" che domani porterà il Papa a Torino, ideali «segnalibro» per le pagine di "fede" che scriverà ai piedi della "Sindone". "Cittadelle" nella "grande città", unite dall’affetto per il «Pastore» tanto atteso, legate insieme con il "filo rosso" della "sofferenza" che dona vita. Perché quello alla "Sindone" non è un "Pellegrinaggio" come gli altri. La gente non si mette in fila per contemplare il "miracolo", non accende candele, più ancora di "risposte" cerca la voce del "silenzio". O forse il "miracolo" c’è. Nell’offerta delle nostre e altrui "solitudini", nei segni della "sofferenza" più atroce riletti alla luce della "Risurrezione", negli occhi chiusi dell’"Uomo dei dolori", porte aperte sul presente del "Padre".
«Guardiamo a lui nei momenti di "calamità" e "angustia" – scriveva il Cardinale Ratzinger nel 2005 per la "Via Crucis" al "Colosseo" – per riconoscere che proprio così siamo vicini a Dio». Parole che bussano alla "superficialità" del nostro tempo dove, dalla "bellezza" ai "beni materiali", sembra contare solo ciò che è destinato a "svanire". Quasi una cornice per l’incontro di domani al "Cottolengo", "Ospedale" con medici e "strutture" all’avanguardia ma soprattutto «casa» per gli "ultimi", i malati, gli anziani, i "poveri" che nessuno vuole.
Benedetto XVI li ascolterà, darà voce a storie di ordinario "abbandono", pregherà con chi ripete «Deo gratias» mille volte al giorno, pur non avendo in apparenza niente.
Molti di loro si sono già messi in coda per contemplare la "Sindone", specchio del "Vangelo" alla cui luce diventa unico e irripetibile anche chi è "disprezzato". Un "piccolo viaggio" solo in apparenza perché trovare la forza di aprire il cuore e di mettersi in ginocchio può essere più "faticoso" di mille chilometri a piedi. Dalla "Piccola Casa della Divina Provvidenza", il nome «vero» del "Cottolengo", alla "Cattedrale", il «luogo» dell’"Ostensione", sono poche centinaia di metri. Più o meno la stessa distanza che separa il "Duomo" da "Piazza San Carlo", il "salotto buono" di Torino, ingentilito da "bar storici" e "cioccolaterie", con lo sguardo che spazia lontano fino a "Palazzo Reale", e dall’altra parte le due "Chiese gemelle", austere "sentinelle" della "carità". Qui domani mattina Benedetto XVI celebrerà la "Messa" e poi tornerà nel pomeriggio per l’incontro con i "giovani". Si sono preparati con cura i ragazzi, nella "preghiera" e con la "riflessione", perché la "festa" da sola non basta e il coraggio di andare "contro-corrente" lo puoi trovare solo dentro di te. Al Papa diranno la loro voglia di vita e la paura di sentirsi "diversi" metteranno nelle sue mani la fatica di "crescere", gli domanderanno come trovare la strada della vera "libertà".
La "risposta" non può che essere la scuola del "Vangelo", cui l’"Uomo dei dolori" rimanda. Quel "volto" rigato dalla "sofferenza", quel "corpo" ridisegnato dal "sangue" ci insegnano cosa vale davvero, sono una lezione di "libertà". Un messaggio "duro" in apparenza ma che non esclude il "sorriso", anzi lo richiede. Perché "donarsi" ha senso se fatto in modo "gratuito". Con "gioia". Che è il valore aggiunto della "fede", la firma "autografa" di chi si dice "cristiano", la cornice che valorizza il quadro. La "copertina" della nostra "piccola storia" di uomini che scriviamo ogni giorno.