Davanti alla "Sindone"

PRECEDENTE     Nei volti di quel "popolo"     DOCUMENTI
la "domanda" di ogni uomo

Il Volto di Gesù, risposta per ogni nostra attesa... Il Sacro Telo della Sindone, esposto nel Duomo di Torino!

Riccardo Maccioni
("Avvenire", 23/5/’10)

Il "popolo" della "Sindone" è una ragazzina con le scarpe rosa slacciate e gli occhi timidi. Manda "Sms" dalla penombra del "Duomo" e sa che non dovrebbe perché si guarda intorno in attesa di un "rimprovero". Che non arriva. Però quando è davanti all’"Uomo dei dolori", spegne il "cellulare" e si immerge in se stessa come se nel "Sacro Telo" intriso di "sofferenza" vedesse le "ferite" aperte e i "sogni" acerbi della sua "adolescenza".
Il "popolo" della "Sindone" è un uomo ricurvo sulla "carrozzina" spinta da una "Suora". «Scusate, grazie!», dice una "volontaria" e noi ci spostiamo un po’ a destra per farlo passare. Ho provato a seguirlo con lo sguardo ma lui era già lontano perché qui, in piccolo, vale la scuola del "Vangelo": gli "ultimi", i "dimenticati" hanno la precedenza.
Il "popolo" della "Sindone" è un gruppo di "Sacerdoti" francesi con la scritta
"Lourdes" sulla borsa a tracolla. I più "anziani" hanno dei seggiolini da "pic-nic" e quando l’attesa diventa lunga si siedono facendosi aria con un giornale mentre recitano il "Rosario".
Il "popolo" della "Sindone" sei tu, noi, ciascuno degli oltre due milioni di "pellegrini" che si sono messi in coda nei giorni dell’"Ostensione" che finisce oggi. E anche chi voleva andare a
Torino e non ha potuto, trasformando il desiderio di esserci, in "preghiera". Perché la "Sindone" è innanzitutto un invito alla "riflessione", un "interrogativo" che scuote il nostro fragile castello di "certezze". Chi ha il dono della "fede" davanti al "Sacro Lino" prega, medita, contempla. Lo sguardo va alla ricerca di quel "Volto" spento dalla "morte" ma illuminato d’"eternità". Davanti agli occhi scorrono i visi "cari" che non ci sono più, chi accompagna da vicino le nostre "vite" ma anche le persone «ingombranti», quelle che fatichiamo a "sopportare". In quei pochi attimi di sosta più che di "risposte" senti il bisogno di "silenzio", che è mettersi in ascolto, tentare di aprire il cuore all’"Assoluto", consegnare le chiavi della nostra "esistenza" a chi sa dividere l’"essenziale" dal "superfluo".
Allo specchio del "Vangelo" riesci a capire cosa davvero conta, ti sembra persino logica la "follia" d’"amore" di un Dio che vive nel "nascondimento" per manifestarsi in tutta la sua "grandezza", che sceglie di affrontare la "morte" per guidarci alla "vita vera".
«L’immagine impressa sulla "Sindone" è quella di un "morto", ma il sangue parla della sua "vita"», ha detto
Benedetto XVI lo scorso 2 Maggio. E ancora: nel "Sacro Lino" «ogni traccia di sangue parla di "amore" e di "vita"». Com’è vero. Ma c’è bisogno di "silenzio" per scoprirlo. E di "preghiera". E di "coraggio". Il bagaglio che ha accompagnato un "popolo" intero a Torino, dall’Italia come dall’Asia, per fermarsi pochi minuti davanti a un "Telo" segnato dal "dolore". O forse il segreto è proprio questo: trovare nella "sofferenza" più inconcepibile e disumana una scuola di "speranza". Quella che guida la ragazzina attraverso la città con le "cuffiette" dell’"i-Pod" alle orecchie, il "disabile" e la sua fatica di farsi largo sul "marciapiede" pieno di gente, il "Sacerdote" che prega mentre aspetta i "penitenti" nel "Confessionale". Persone come tutte le altre, impegnate ogni giorno a costruire con buona volontà la "città degli uomini".
Però a ben vedere una differenza c’è: nel "silenzio" di una "Chiesa" o di notte prima di dormire, spesso quegli uomini e quelle donne trovano l’"umiltà" e la forza di mettersi in ginocchio. E di "ringraziare".