L’"omaggio" del "Sud-Sudan" a Mazzolari

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Nella commossa "partecipazione Popolare" ai "Funerali" del "Vescovo Italiano",
il "riconoscimento" per una "vita" interamente "donata".

MONS. CESARE MAZZOLARI (1937-2011), Vescovo di Rumbek, nella Repubblica Democratica del Sud-Sudan...

Riccardo Maccioni
("Avvenire", 22/7/’11)

Certo, Monsignor Cesare Mazzolari è stato un simbolo! Un protagonista, un Padre della Patria, un testimone. Ma soprattutto un Sacerdote e un Vescovo. Un uomo così carico di Vangelo da predicarlo senza frasi fatte od analisi forbite, puntando sulla forza dell’esempio. Nel silenzio come nella denuncia, di fronte ai "Grandi" della Terra come nel buio della più sperduta "Chiesetta" di Villaggio. La vita lo ha ricompensato con il dono più grande che possa toccare ad un Missionario: il privilegio di guardare i poveri negli occhi. Un regalo che capisce chi sa trovare la grandezza nel più piccolo dei piccoli, nel viso di un bambino strappato alla Guerra, nel "lebbroso" che fatica a sentirsi uomo, nella madre senza medicine per curare il figlio. Sentirsi dire "Grazie" è un "rischio" che il Missionario non mette in conto. Perché chi lotta per l’esistenza non ha tempo di frugare nel sacchetto delle parole. Padre Mazzolari lo sapeva e l’aveva messo per iscritto in un "Libro-Intervista": «Qualche volta quello che faccio avrà successo, molte volte i risultati saranno a lunga scadenza, il riconoscimento avrà tempi ancora più lunghi, e forse io nemmeno lo riceverò!».
La storia gli ha dato torto. Da Sabato, il giorno della sua Morte, ai Funerali di ieri, la Cattedrale di
Rumbek, dov’è stato sepolto, ha aperto le porte a un interminabile "corteo" di commozione e di Preghiera. In fila uomini e donne arrivati da ogni angolo del Paese, Cattolici soprattutto, ma anche Cristiani di altre Confessioni, e poi tanti Musulmani ed Animisti. Nel loro omaggio, la grandezza di chi non era più un semplice Missionario, ma un Padre della Patria, quel "Sud-Sudan" per cui Mazzolari si è speso giorno dopo giorno. Senza guardare alle "alchimie" Politiche ma puntando sui bisogni della gente, affrontando la sfida della povertà e dell’ignoranza con la forza e la luce del Vangelo. In quel "corteo", fatto soprattutto di silenzio, c’era l’amore per uno "di Famiglia", l’orgoglio di poter dire: «Io c’ero!», la straordinaria ordinarietà di un uomo che, pur essendo nato in Italia, poteva parlare di Africa usando il "Noi".
L’aveva fatto anche il 9 Luglio, alla
Cerimonia per l’Indipendenza del neonato "Sud-Sudan".
«Non dovremmo dipendere da ciò che altri ci offriranno, ma piuttosto dal duro lavoro delle nostre mani – disse nell’occasione – , dei nostri cuori e delle nostre menti, per provvedere alla nostra Famiglia ed al bene comune della nostra Nazione!». Un richiamo forte all’orgoglio e alla responsabilità di essere
Popolo, un appello al dovere della realtà, un monito contro quel "fatalismo" che troppe volte impedisce all’Africa di trasformare il sogno in vita vissuta, il bisogno in opportunità. Anche per il suo coraggio della verità, per la capacità di affrontare i problemi senza fare sconti a nessuno, la gente "Sud-Sudanese" sente il bisogno di dire "Grazie" a Monsignor Mazzolari. Lo farà dedicandogli una "Piazza" a Rumbek, di cui è stato Vescovo per oltre vent’anni. Vogliamo pensare e sperare che diventi un punto di incontro per tanti giovani, cui è affidato il compito – scriveva Mazzolari pochi giorni prima di morire – di «imbastire e cucire il futuro». Per renderlo accogliente e colorato, quei ragazzi dovranno usare umanità e speranza. Lo stesso filo con cui un Missionario diventato Vescovo ha intessuto tutta la sua vita, senza pretendere niente per sé. Neppure un "Grazie"!