"GLOBALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETÀ"

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è ora di cambiare rotta

Sono cadute le "Mura di Gerico" del "libero mercato" senza regole,
adesso nuovi modelli…
 

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Agosto-Settembre 2009)

Un mondo costruito sulla "globalizzazione" del desiderio di dominare e della paura, invece che sulla "globalizzazione" della "solidarietà", non è mai stato né desiderabile, né sostenibile. Ora che la bolla è scoppiata, abbiamo vissuto la nostra esperienza di Gerico e le Mura del "libero mercato" senza regole giacciono fra le macerie.
L'ho ricordato di recente al "Convegno" annuale organizzato da
"Caritas Italiana", dove sono stato chiamato a portare il mio contributo. I più poveri stanno già pagando il prezzo più alto per questa pazzia. Le previsioni per il 2009 indicano che coloro che guadagnano meno di 1,25 dollari al giorno aumenteranno di 46 milioni di persone. Stime della "Banca Mondiale" per il 2009-2015 indicano che potrebbero morire da 1,4 milioni a 2,8 milioni di bambini in più della media, se la "crisi" persiste. Popolazioni di tutti i Continenti stanno sperimentando condizioni di vita deteriorata, servizi sociali ridotti, abuso dei diritti umani e conflitti di tutti i tipi. Gli alti prezzi dei viveri condannano alla miseria milioni di persone. I paesi dell'Africa saranno i più duramente colpiti.
Ma la situazione peggiorerà anche per i paesi ricchi se ridurranno gli aiuti alla cooperazione e adotteranno misure "populiste" e "protezioniste". Se si dovesse imparare una lezione da questa pazzia, sarebbe che le misure da prendere nel 2009 non possono essere volte a resuscitare il vecchio sistema, ma devono animare un nuovo progetto per un mondo migliore, basato sulla giustizia e sul rispetto di tutti. Quest'anno, il 2009, ci dà molte opportunità per farlo bene. Il
"Sinodo dell'Africa", che si riunirà in Ottobre a Roma, e il "G8" dell'Aquila sono alcune delle opportunità per la Chiesa di esortare i politici a cercare misure adeguate.  
I "leader" del mondo non dovrebbero usare la "crisi finanziaria" come una scusa per tagliare l'aiuto allo sviluppo. Poiché il 70 per cento del finanziamento della sanità viene da donatori esterni, come è il caso di molti paesi dell'Africa, tagliare gli aiuti significa sacrificare vite umane. Sappiamo che il mondo dovrà raddoppiare la produzione alimentare nei prossimi 40 anni per rispondere alla crescita della popolazione mondiale. La possibilità di affrontare questo bisogno di alimentazione dovrà confrontarsi con la crescente scarsezza d'acqua, il cambiamento climatico, i costi dell'energia, dei combustibili e dei trasporti. In Africa la crescita dell'agricoltura è la chiave per la sicurezza alimentare e la crescita economica. Le grandi risorse per creare questa crescita del settore agricolo saranno certamente ridotte dalla "crisi finanziaria" e dalla "recessione economica", che ridurrà sia i redditi che l'occupazione.
Possiamo vivere il 2009 con paura e paralisi o come un'opportunità per cambiare. È necessario che nell'anno 2009 la «eco»-nomia prenda il posto della «ego»-nomia. Il cambiamento climatico è una realtà di oggi che colpisce la vita di milioni di persone nei Paesi in sviluppo, provocando uragani, siccità e disastri naturali. È un obbligo morale agire con urgenza per far fronte al cambiamento climatico. Non si può perdere tempo. Nel "vertice" delle
"Nazioni Unite" che si terrà a Copenhagen a Novembre è necessario un accordo radicale ed effettivo basato sulla giustizia climatica e sul principio che chi inquina deve pagare. In materia di "equità" e "responsabilità", quelli che hanno creato il problema, devono risolverlo. Le nazioni economicamente sviluppate hanno l'obbligo morale di contribuire a risolvere il problema del cambiamento climatico causato dal consumo sproporzionato di risorse naturali. È altresì urgente che i Paesi poveri ricevano l'aiuto economico e l'assistenza tecnica di cui hanno bisogno per far fronte al cambiamento climatico e assicurare migliori condizioni di vita alla gente. Il cambiamento climatico è un problema di giustizia sociale e deve risolversi con una grande "solidarietà".

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras