GEOGRAFIA DEL "VANGELO"

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Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Ottobre 2009)

Per molto tempo l'immagine del "cristianesimo" è stata fortemente legata a una determinata "geografia". Oggi questa immagine è cambiata, nel senso che il centro di gravità della "Chiesa" non è più il "Nord" del mondo, ma il "Sud", dato che il 75 per cento dei "cristiani" vive in Asia, Africa e "America Latina". Per questa ragione la missione "ad gentes", considerata in senso geografico, sta perdendo progressivamente rilevanza. I cambiamenti generati dalla "globalizzazione", dalla "multi-culturalità", dai "movimenti migratori", dalle nuove "frontiere religiose", devono essere accompagnati da una riflessione che ci renda capaci di essere testimoni viventi in grado di proclamare e annunciare il "Vangelo" in situazioni di "frontiera", in ambiti e "aeropaghi" nuovi, seguendo le orme di Dio, lavorando in comunione e dialogando con tutti coloro che si muovono nella prospettiva e nell'orizzonte del "Regno".
Come fare per affrontare la nuova "geo-evangelizzazione" e la nuova "geo-vita religiosa"? Urge che ogni "Chiesa particolare" e ogni "comunità consacrata" prenda coscienza della nuova universalità che sta cominciando a vivere l'umanità intera e della nuova struttura del fenomeno "religioso". Solo così le "Diocesi", gli "Ordini" e le "congregazioni religiose" potranno comprendere i nuovi "aeropaghi" e le nuove realtà sociali e culturali che costituiscono la «nuova» "frontiera" della missione e che, per questo stesso motivo, esigono che le "comunità ecclesiali" si pongano in stato di missione. È questa la grande intuizione della «missione continentale» a cui siamo stati convocati dalla
"Conferenza di Aparecida".
La missione oggi ha davanti numerose sfide, tra le quali il fenomeno della "globalizzazione", con le sue conseguenze, assume una rilevanza straordinaria. La "globalizzazione" è uno spazio di rango autenticamente "missionario" e bisognoso di "evangelizzazione". Assieme ad essa, bisogna tenere conto anche della nuova ristrutturazione della "mappa religiosa" dell'umanità e della progressiva "scristianizzazione" di molti Paesi, specialmente europei. La "globalizzazione" sta influenzando tutto, ma la sua ambivalenza provoca grande disincanto tra i difensori dei deboli e degli "emarginati". Tuttavia bisogna riconoscere che rende possibili nuove comunicazioni e relazioni e apre nuove possibilità, a patto che sia solidale e senza "emarginazione", come diceva
Giovanni Paolo II. Questa è una sfida cui la "Chiesa", con la sua "vocazione universale", può rispondere per mezzo della difesa del "bene comune" e della dignità della persona. Sant'Agostino diceva che lo stesso sole che a dei fiori dà vita ed energia, ne fa appassire altri. Quale misteriosa forza sposta la geografia del "Vangelo" e del "Regno di Dio" nel mondo? Certamente ci piacerebbe possedere una "carta geografica" per prevenire la scomparsa di "comunità cristiane" un tempo fiorenti. La "Chiesa", se vuole essere fedele alla sua identità, deve vivere in uno stato permanente di "esodo", di movimento, di missione, in cui l'"incarnazione", la vicinanza, la misericordia, la "solidarietà" a favore della giustizia e della pace devono essere segni di identità in tutta la "comunità ecclesiale".
Perciò le nostre "comunità" devono ravvivare maggiormente, nelle loro celebrazioni, la preoccupazione per la missione. Questa dimensione "missionaria" deve prendere corpo nella "vita consacrata" e impregnare tutto il suo essere e il suo agire. Se vogliamo rendere dinamiche le nostre "comunità" e se abbiamo a cuore il futuro della "Chiesa" il fattore «missionario» non può continuare ad essere un'aggiunta, un elemento solo "congiunturale".

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras