DALL’"AMERICA LATINA"

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«Sono stato "accusato" di essere un "golpista", e "minacciato" di morte».

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Dicembre 2009)

Il ruolo giocato dalla "Chiesa Cattolica" nella grave "crisi politica" che ha travolto l'Honduras è stato oggetto di numerose critiche e "fraintendimenti", che in qualche misura mi hanno anche toccato personalmente.
Ripercorriamo brevemente i fatti. Il 28 Giugno scorso, il Presidente Zelaya è stato rimosso dal suo incarico (con il sostegno del "Parlamento" e della "Corte Suprema", secondo una procedura prevista dalla "Costituzione" per chi tenta di essere rieletto alla "Presidenza" del "Paese") e in seguito è stato costretto all'"esilio" in Costa Rica (questa volta in violazione della "Costituzione"). Alcuni giorni dopo, a nome degli undici "Vescovi" dell'Honduras, ho rilasciato una "dichiarazione pubblica" che invitava alla comprensione e alla "riconciliazione", al di là degli interessi di parte o di gruppo. Si è pensato che io e la maggior parte degli altri "Vescovi" parteggiassimo per Micheletti. Ma non è così. Ci siamo limitati a sostenere le azioni intraprese "legalmente". È strano, sembra che invece di cercare la verità, ciascuno ne dia una propria versione.
La realtà in Honduras è che esiste una "Costituzione". Tutto è stato fatto secondo le nostre "Leggi" e secondo la nostra "Costituzione". Ma molti non sono disposti ad ammetterlo e pensano che le cose stiano come loro vorrebbero vederle. Questo è il problema. La "dichiarazione" dei "Vescovi" non sosteneva nulla di "politico", cercava unicamente di istruire la gente su come imparare dagli errori del passato. Eppure, cinque minuti dopo avere letto le considerazioni dei "Vescovi" in televisione, sono stato minacciato di morte. Tra i numerosi e variopinti "graffiti" comparsi a
Tegucigalpa in seguito al "Colpo di Stato", molti sono riferiti a me. Il più gentile mi definisce un «golpista». È paradossale: alcuni anni fa ero accusato di essere un "teologo della liberazione", ora vengo accusato di essere un «golpista»!  Ma sono la stessa persona, non sono cambiato!
Penso, tuttavia, che il difficile momento che attraversa l'Honduras sia, per i "politici", una buona opportunità per riflettere. Ho ripetuto loro che forse questa potrebbe essere l'ultima opportunità. Nel nostro "Paese", infatti, è necessario attuare fondamentali cambiamenti. L'Honduras oggi è un "banco di prova" per il tipo di "politica" che ha permesso a Chávez di assumere il potere in Venezuela.
Sono stato per la prima volta in
Venezuela nel 1979. Il "Paese" aveva una "democrazia" forte, pur trovandosi in un "emisfero" caratterizzato dalle "dittature militari". Ma dopo il susseguirsi di alcuni "Governi" corrotti, i "partiti politici" sono scomparsi, come in un'"implosione". E così è comparso il "messia-Chávez". Penso che la stessa cosa potrebbe accadere presto in Honduras. Perciò questa è forse la nostra ultima opportunità di concepirci come una "nazione" e di costruire un autentico "piano nazionale". Riguardo a Zelaya, posso dire che personalmente ho perso la fiducia in lui dopo essere venuto a conoscenza che era colpevole di "corruzione", per aver sottratto del denaro destinato a programmi a favore dei "poveri". Ho collaborato con la moglie di Zelaya, Xiomara Castro de Zelaya, in alcuni programmi come il "censimento" dei settori "poveri" del "Paese". Ma i fondi per i "finanziamenti" sono stati deviati in altre direzioni, perfino verso l'acquisto di gioielli. Anche un'altra iniziativa apparentemente meritevole di Zelaya, quella di tenere gli incontri del "Governo" in diverse cittadine in tutto il "Paese", aveva in realtà lo scopo di instillare odio tra le "classi". Purtroppo alcuni continuano a pensare che la "violenza" sia l'unica opzione. Ma la "violenza" non conduce a nulla, ed è nostro compito ribadirlo sempre.

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras