"CONVERSIONE ECOLOGICA"

PRECEDENTE     L’ora di uno "sviluppo"     SEGUENTE
davvero "alternativo"

"Salvaguardare" la "natura" chiama in causa il modello "etico"
della "società".

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Gennaio 2010)

Le "ricchezze naturali" dell'"America Latina" e dei Caraibi subiscono oggi uno "sfruttamento" irrazionale, che sta lasciando una scia di distruzione e morte nella nostra regione. In questo processo ha un'enorme responsabilità l'attuale "modello economico", che privilegia la brama smisurata di ricchezza di pochi rispetto alla vita delle persone e dei popoli.
La devastazione delle nostre foreste e della "bio-diversità", sulla base di un atteggiamento "predatorio" ed "egoista", chiama in causa la responsabilità morale di coloro che la promuovono. Ciò mette a rischio la vita di milioni di persone e in modo particolare dell'"habitat" dei contadini e degli "indigeni", che vengono espulsi verso terre "marginali" o verso le grandi città, dove finiscono per vivere ammassati in "periferie" miserabili.
L'"America Latina" ha bisogno di progredire sul piano "agro-industriale", senza tuttavia dimenticare i problemi causati da un'"industrializzazione" selvaggia.
Lo stesso allarme vale per le industrie "estrattive" che, quando non contrastano gli effetti nocivi che producono sull'ambiente circostante, portano all'abbattimento di foreste, alla "contaminazione" delle acque e trasformano le zone sfruttate in immensi "deserti".
In un recente "Messaggio" all'
"Onu", Benedetto XVI ha rivolto un "appello" ai "Governi" del mondo per esigere che coloro che abusano delle "risorse naturali" se ne assumano i costi, invece di scaricarli su altri popoli o sulle future generazioni.
Il Papa insiste sul fatto che insieme, uniti, possiamo raggiungere uno "sviluppo umano integrale", da cui tutti i popoli possono trarre beneficio oggi e nel futuro. Ma per arrivare a questo è essenziale che il modello attuale di "sviluppo globale" si trasformi, mediante la presa di coscienza di una responsabilità più ampia e condivisa nei confronti della "creazione": lo esigono non solo fattori "ambientali", ma anche lo scandalo della "povertà" e della "fame".  
Penso ad alcuni cammini che possiamo suggerire dalla prospettiva del nostro "lavoro pastorale" in "America Latina". Dobbiamo aiutare i fedeli a scoprire il dono della
"creazione", a imparare a contemplarla e a proteggerla in quanto casa di tutti gli "esseri viventi". Questo al fine di esercitare responsabilmente la "signoria umana" sulla terra e le sue risorse. Dobbiamo educare le giovani generazioni a uno stile di vita di "sobrietà" e "austerità" solidali. Dobbiamo incoraggiare la ricerca di modelli di "sviluppo" alternativi, basati su un'"etica" che presupponga la responsabilità verso un'autentica "ecologia" naturale e umana, fondata sul "Vangelo" della giustizia, la "solidarietà" e la destinazione universale dei beni, che superi la logica "utilitarista" e "individualista".
In conclusione, credo che nulla sia meglio del "principio fondamentale" che Benedetto XVI proclama al "numero 51" dell'Enciclica
"Caritas in veritate": «Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società». Non bastano gli "incentivi" o i "disincentivi" economici per salvaguardare la natura. Non basta nemmeno un'istruzione adeguata.
«È una contraddizione – si legge ancora al "n. 51" – chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell'ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello "sviluppo umano integrale". I doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e "conculcare" gli altri».

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras