Ancora "attacchi" e "vittime" nella zona di Mosul

PRECEDENTE     "Cristiani" d’Iraq: la forza di non arrendersi     SEGUENTE

Al tramonto del sole, campanile di una Chiesa di Mosul! Attacchi e violenze, contro i cristiani dell'Iraq... Carri armati accanto ad una Chiesa cristiana, per le vie di Mosul!

Elio Maraone
("Avvenire", 17/2/’10)

Essere "cristiani" nei "Paesi" a maggioranza "islamica" è difficile, quasi invariabilmente i "credenti" vi sono sottoposti a soprusi "giuridico-amministrativi", all’"emarginazione", a una "persecuzione" magari non dichiarata, non apertamente "programmatica", ma non per questo meno dolorosa, odiosa, talvolta letale. Per esempio in Iraq, e in misura crescente, i "cristiani" oltre alle "angherie" rischiano sovente la vita.
Soltanto negli ultimi due giorni tre "fedeli" sono stati uccisi a colpi di "arma da fuoco" nella "settentrionale" Mosul, gettando nel dolore e nello sgomento, e non soltanto in quella regione, la "minoranza cristiana", oggetto di frequenti prepotenze, "sequestri di persona", "attentati" mortali e impuniti. Le "violenze" si inanellano da almeno cinque anni, ed hanno spinto almeno 2.500 famiglie ad abbandonare Mosul per trovare rifugio in altre zone del "Paese", ma soprattutto all’estero. La situazione continua ad essere instabile in tutto l’Iraq, e le "forze di sicurezza" non appaiono in grado di garantire la tutela dei cittadini in alcuna parte del "Paese" (nemmeno a
Baghdad), ma particolarmente precaria è la condizione nel "Nord", dove i "cristiani" risultano spesso «vittime collaterali» (come dice un recente "rapporto" di «Human Rights Watch») nel conflitto fra "curdi" e altre "etnìe" per il controllo del territorio. La "recrudescenza" degli "attentati" (che ricordano per viltà ed "efferatezza" quella che meno di due anni fa provocò la morte di almeno 40 "cristiani", tra i quali il "Vescovo Caldeo" di Mosul, Faraj Raho) fa temere che si sia riaperta una campagna di "omicidi" sistematica, tesa a intimidire gli avversari veri o presunti e a destabilizzare ulteriormente il quadro "socio-politico" in vista delle "elezioni generali" del prossimo 7 Marzo. La «caccia al cristiano» diventa così, sullo sfondo di tradizionali conflitti "inter-etnici" e "inter-religiosi" (ricordiamo il maggiore, ossia quello fra "sunniti" e "sciiti"), una sorta di orrendo "ritornello", riproposto puntualmente alle soglie o nel corso di ogni importante appuntamento "nazionale". Ma anche stavolta, a rischio della propria stessa vita, i "Pastori Cristiani" esortano il proprio "gregge" a non disperdersi, a non lasciarsi intimidire. «I "fedeli" – dice per esempio l’"Arcivescovo" di Kirkuk, Louis Sako – vadano a votare. Si deve avere il coraggio di far valere i propri "diritti" per il bene di tutto il "Paese"». «Occorre – aggiunge il "Vicario Patriarcale Caldeo" di Baghdad, Shlemon Warduni – ricomporre una forte "unità" dei "cristiani", se vogliamo che la nostra "voce" venga ascoltata e raccolta nella futura società irachena». Parole coraggiose, ma cariche di accorata preoccupazione, da parte di "Pastori" che più volte hanno denunciato il pericolo che i "cristiani" spariscano progressivamente dal "Medio Oriente": proprio in Iraq, per esempio, essi erano il tre per cento della popolazione sotto Saddam Hussein, ora sono il due. «La situazione – ha detto un anno fa Warduni, in visita in Italia – è tale che fa immaginare un "disegno" complessivo per svuotare il "Medio Oriente" dai "cristiani"».
Nel frattempo la condizione dei "cristiani" non è migliorata, "violenze" come quelle degli ultimi mesi lasciano poco spazio all’ottimismo. Nell’attesa di un "soccorso" – "nazionale" e "internazionale" – che tarda a venire, i "credenti" (e potremmo anzi dire: i potenziali "martiri") guardano alle prossime "elezioni" con la speranza che li aiutino a contare un poco di più; e che, più in generale, segnino l’inizio di una autentica "maturità politica" irachena e non l’avvio di una nuova, magari peggiore "instabilità".