"L’UNZIONE DI BETANIA"

La "donna" di Betania gli si avvicinò e versò "olio prezioso" sul suo capo.
I "discepoli" ne furono "scandalizzati":
«Perché questo "spreco", lo si poteva vendere a caro prezzo e darlo ai "poveri"».
Ma Lui replicò, tessendo l’elogio di un’«opera bella», che annuncia la sua "passione".

RITAGLI     Card. Martini:     DOCUMENTI
«Gesù e il "profumo" di "Resurrezione"»

La "bellezza" di quel "gesto" non è "esteriore", ma evoca le "Beatitudini":
l’essere "poveri", di cuore "semplice", "distaccati" dal "denaro" e operatori di "pace".
L’azione è "buona" perché è "profetica".

Icona dell'Unzione di Betania...

CARD. CARLO MARIA MARTINI
("Avvenire", 10/6/’10)

«Mentre Gesù si trovava in Betania, in casa di Simone e il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!". Ma Gesù, accortosene, disse loro: "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete.
Versando quest’olio sul mio corpo lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei"».

L’importanza dell’episodio è chiara: fa già parte del "racconto ecclesiale" della "passione" e quindi, secondo la "predicazione" stessa, viene proclamato ogni volta che si proclama il "Vangelo" della "morte" di Gesù. Significativa la "sottolineatura" del Signore: ciò che la donna ha compiuto è parte del "Vangelo". Curiosa la "specificazione": «in ricordo di lei». La donna, con il suo "gesto", è messa al centro dell’attenzione delle parole di Gesù.
La "domanda" che più si è ripercossa nella storia della "esegesi" è sul significato dell’"affermazione": «I poveri li avete sempre con voi». Forse Gesù dice che non c’è nulla da fare di fronte alla "povertà"? Di fatto Gesù, volendo definire l’azione della donna, che è criticata dai "discepoli", la chiama «opera bella». Il "testo italiano" fa leggere: «un’azione buona». Il "testo greco" dice: «opera bella», degna dell’uomo, in cui l’uomo si esprime al meglio. Le "opere belle" non sono le "opere esteriori" – come appunto "preghiera", "digiuno", "elemosina" – bensì quelle descritte nello stesso
"Capitolo 5": le "Beatitudini". "Opera bella" è l’essere "poveri", lo scegliere di non "servire" al "denaro", l’essere di cuore "semplice" (i "puri di cuore"), l’essere operatori di "pace". Il "gesto" di questa donna appartiene dunque non tanto alle "opere efficaci" bensì alle "opere belle" che qualificano la persona, così come le "Beatitudini" sono atteggiamenti vissuti dalla persona.
Nella "simbologia" dell’episodio ci è facile anche leggere quale sia la "bellezza" personale dell’"opera" della donna. È "bella" perché è "inaspettata", anzitutto. Viene nel mezzo del "banchetto" a dare un "profumo" incredibile a tutta la sala, senza che nessuno lo prevedesse. È un "gesto inatteso" eppure dovuto a un "ospite illustre".
Un’"opera inaspettata" quindi, e originale, "creativa". Ha la "bellezza" dei "gesti umani" che non sono semplicemente adempimenti di "leggi" oppure risposte a esigenze di "efficienza" ma sgorgano dall’"intimo" della persona che li compie. Se la donna avesse chiesto consiglio le avrebbero detto che era "inutile" versare quell’olio, che non ce n’era bisogno.
È anche un "gesto gratuito", e totale, "esaustivo". Gesù nel "brano parallelo" dell’"Evangelista" Marco spiega: «Questa donna ha fatto quello che ha potuto» (cfr. "Mc 14,8"). Ci richiama così l’"obolo" della vedova che, pur avendo fatto niente dal punto di vista dell’"efficienza", ha però fatto tutto perché ha espresso se stessa.
Infine, quest’"opera" è "bella" perché è "profetica": «in vista della mia sepoltura». I "discepoli" non avevano mai capito, benché Gesù l’avesse loro ripetuto, che «il Figlio dell’uomo doveva essere tradito, essere ucciso, e poi risorgere». La donna l’ha compreso e il suo è un "gesto cristiano" perché contiene una "profezia" della "morte" e "Risurrezione" del Signore.
Possiamo anzi dire che la donna, con quel "gesto", entra nella "morte" e "Risurrezione" di Gesù, fa un’"opera battesimale". E chi è il "cattivo discepolo"? Colui che non capisce questi "valori", che li critica, che va alla ricerca di "gesti clamorosi", dalle "risonanze grandiose". Mentre invece il "profumo" del "balsamo" si perde nella "oscurità" della casa di Simone. "Cattivi discepoli" sono coloro che non comprendono quella "bella opera" che è in ogni "gesto", quella "bella opera" che il "Padre Celeste" vede e che vedono gli uomini sensibili al fascino del "profumo" delle "Beatitudini evangeliche". Sono "opere" che rendono lode al "Padre" perché sono "irrefrenabili", mentre di tutte le altre "opere" si può supporre sempre una "seconda intenzione", un motivo non pienamente "disinteressato". Le "buone opere" delle "Beatitudini" sono le "opere cristiane" – "kat’exochèn" – senza alcuna aggiunta o "smarginatura" o "sottolineatura".
E i "poveri"? Che dire dei "poveri"? I cosiddetti "discepoli" sono qui "fuori strada" e in realtà non si preoccupano dei "poveri".
Se ne preoccupa il «vero discepolo» che è la donna, perché i cosiddetti "discepoli" oppongono erroneamente il "servizio" reso ai "poveri" all’adesione "personale" a Gesù che sta per morire, quasi si dovesse scegliere tra le due "opere". Si tratta di un rischio in cui noi spesso incorriamo: dare ai "poveri" od onorare Gesù raccogliendo la sua "morte" e "Risurrezione"?
Non comprendiamo che è l’accettazione di quella "morte", come "gesto supremo" d’amore per noi, che abilita poi il "discepolo" a mettersi incondizionatamente al "servizio" dei "poveri". Come quei "discepoli", anche noi vediamo la soluzione del problema dei "poveri" nel "denaro", in una "efficienza", e non nella "dedizione-amore", da cui nascerà il "servizio" ai "poveri".
Gesù difende e loda la donna, così come ha difeso Maria dalle "insinuazioni" di Marta che accusava la sorella di perdere tempo ascoltando la "Parola" e di non "servire". L’aiuto reso ai "poveri" sarà sempre una delle caratteristiche della "comunità" che ha scelto di seguire Gesù, il Signore "Crocifisso" e "Risorto", e quindi ha scelto di non "arricchire", di vivere la "Beatitudine" della "povertà", la "Beatitudine" della "semplicità" di cuore e, proprio per questo, avrà sempre "famigliarità" con i "poveri". I "poveri" li avremo allora sempre con noi, non soltanto nel senso che saranno della nostra "famiglia", della nostra realtà, ma anche perché noi, con Gesù "Crocifisso" e "Risorto", avremo scelto questo tipo di vita. Ecco dove il "laico cristiano" trova la radice anche di ogni suo impegno "sociale" e "civile" per i "poveri".
Ora è il momento di mostrare l’adesione al Signore che sta per morire, è il momento "battesimale". In seguito, tale adesione andrà dimostrata ai "poveri" per i quali Gesù è morto. E ciò che sarà fatto a loro sarà fatto a lui. È così che il "cristiano" si prepara a vivere l’"identità" tra le sue molteplici "azioni" ("sociali", "politiche", di "servizio", di "fede", di "catechesi", di "orazione", di "preghiera"). È così che si prepara a "unificare" la sua realtà, per non agire in maniera turbata o perplessa davanti a "scelte" che sembrano "escludersi" l’un l’altra.
La donna del "Vangelo" ha colto l’"unità" delle "scelte". Quando si proclamerà la "Buona Novella" della "morte" di Gesù, si esalterà insieme anche la "fede" nella "Risurrezione", mostrata da questa donna, e annunciata dal Signore ogni volta che si parla della sua "morte". La donna ha veramente capito il significato della "morte" di Gesù anzitutto in relazione a lui come "persona", non come "simbolo" o "ideologia" della salvezza dei "poveri" o di altre "categorie". Ha capito Gesù nella sua "identità storica", lo ha riconosciuto, "adorato", amato, "servito". Tale adesione alla "persona" di Gesù rende possibile la dedizione di tutta l’esistenza ai "poveri", che è pure parte del "messaggio", della "Buona Notizia" da predicare a tutto il mondo.