In Abruzzo e Molise il "cuore" dell’"Anno Giubilare"

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Don Michele Giulio Masciarelli
("Avvenire", 29/10/’09)

I Vescovi dell’Abruzzo e del Molise hanno dedicato a San Pietro Celestino V uno speciale "Anno Giubilare" – in corso fino al 29 Agosto del prossimo "Anno" – per solennizzare gli ottocento anni dalla nascita, collocata dagli "storici" tra il 1209 e il 1215. L’«Anno Celestiniano» è un dono della "Chiesa Aquilana" alle altre "Chiese sorelle" di questa terra: in questo modo si rende più vicino a tutti il suo composto dolore e la sua ferma speranza dopo lo strazio del "terremoto".
L’"Anno Giubilare" è anzitutto proposto come un anno di "grazia" per tutti i "fedeli" delle undici "Diocesi" dell’Abruzzo e del Molise, nelle quali si sta snodando la "Peregrinatio Celestiniana": il corpo del Santo Papa e Monaco sosta un mese per ogni Diocesi della "Regione Ecclesiastica" (il dodicesimo mese è a Vasto, l’altro polmone dell’"Arcidiocesi" di Chieti).
Ma l’offerta è anche per quanti desiderano vivere il "Giubileo" provenendo da altri luoghi del nostro Paese, ammessi a lucrare l’"indulgenza plenaria" come disposto nel "Decreto" della "Penitenzieria Apostolica" del 18 Agosto.
Nell’intenzione dei Vescovi Abruzzesi e Molisani l’
"Anno Celestiniano", che coincide in buona parte con l’"Anno Sacerdotale" convocato da Benedetto XVI, mira a riscoprire alcune realtà decisive e quanto mai attuali per la nostra fede: recuperare la consapevolezza della "vocazione universale" alla "Santità"; approfondire la ricerca di Dio attraverso la via del "silenzio", dell’ascolto della "Parola", della "contemplazione"; prendere coscienza della gravità del "peccato", annunciando la "misericordia" di Dio e richiamando al "perdono", alla "riconciliazione" e alla pace; riscoprire il valore della "natura" come dono di Dio da "usare" e non da "abusare", educando a stili di vita di "sobrietà" e di "solidarietà".
Ma il "Medioevo Cristiano" potrà essere fonte "ispirativa" per la "Chiesa" di questa nostra estrema "modernità"? È una domanda seria, dal momento che stiamo vivendo un brano di tempo che porta vistosamente sul volto i "segni" di una grave "crisi" a più facce. La "Peregrinatio Celestiniana" sta facendo toccare con mano a chi vi partecipa che il "Medioevo" del quale fu protagonista il Papa "Aquilano" è all’altezza dei nostri tempi, perché la "profezia" della vita di Celestino è essa stessa un invito pulsante a riscoprire la purezza e il rigore di un "cristianesimo" limpidamente "evangelico", nel cui "cono di luce" risalta l’immagine "nitida" della "Chiesa". Essa si specchia nel "volto" del suo Signore mentre ricerca l’incontro con tutti gli uomini, da anima ad anima.
Il Celestino V dipinto da
Ignazio Silone ne "L’avventura di un povero cristiano" è uomo esemplarmente "evangelico". La sua è la "Chiesa" dell’"umiltà": «La nostra forza – dice "Fra' Pietro" ai "Fraticelli" – non è nei "giuochi di parole", al modo dei "legulei", ma nella sincerità». E ancora: «Per i "cristiani" i valori supremi sono le "coscienze": esse meritano dunque il massimo rispetto». Celestino coltivò il sogno di una "Chiesa profetica" perché pura era la sua origine: proveniva da un "Ordine Religioso", a contatto col popolo e lontano da ogni «castrum, casale, villa», cioè da qualsiasi "compromesso" con i "ceti abbienti". In questo fu uomo di speranza. Egli fu anche uomo di fede, nel senso che propose "segni profetici" proiettati sul futuro: il primo fu l’ingresso a L’Aquila su un "asinello", come Gesù a Gerusalemme, ma il più importante fu l’intuizione senza tempo della "Perdonanza". "Umiltà" e "perdono": due parole che possono rinnovare il volto di ogni "cristiano" e di ogni "Chiesa".