IL "DRAMMA" DEL SUDAN

Monsignor Cesare Mazzolari:
«Abbiamo il "dovere" di pensare alla gente,
affinché i "diritti" siano fatti valere e "riconosciuti"».

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alla "Chiesa"»

Il "Presule" di Rumbek: «La nostra "parola" non è stata ascoltata,
e continuiamo a cercare di esercitare un’influenza "costruttiva", ma con molta difficoltà».
«Il "Governo" incita i giovani, li "addestra" e fornisce loro "armi" per suscitare "conflitti".
Noi dobbiamo far uscire il nostro "popolo" dal "circolo vizioso" della "vendetta"».

Fabrizio Mastrofini
("Avvenire", 14/3/’10)

Sì al «"dialogo" di vita » con l’"Islam", «tanto più urgente ed importante perché si tratta di "convivere" sulla stessa terra»; la "Chiesa" oltre al "dialogo" non intende venire meno alla sua "missione" di educare ed istruire una popolazione «stremata e provata dai "conflitti"», portando un messaggio di "pace" di fronte ad un’evidente situazione di "violenza". Così si esprime Monsignor Cesare Mazzolari, "Comboniano", 73 anni, dal 1990 "amministratore apostolico" di Rumbek e dal 1998 "Vescovo" di questa "Diocesi" del "Sud Sudan".
L’11 Aprile si va alle "urne" per le "elezioni politiche", mentre nel 2011 ci sarà il "Referendum" sul futuro del "Sud": "Stato" separato o nel contesto di una "Federazione" col "Nord" le alternative.

Che significa essere "Chiesa" oggi in Sudan?

È vivere la sfida di annunciare "amore" e "perdono" a un popolo che ha sofferto secoli di "oppressione", che nel Darfur e nel "Sud" affronta una situazione di estrema "povertà" e di privazione della propria stessa "identità". Il "Sud" chiede "identità", non una forzata "unità politica" imposta dal "Governo Islamico". La "Chiesa" ha tutto il dovere di pensare alla gente con cui vive, affinché i "diritti" vengano riconosciuti e fatti valere. E ci adoperiamo con tutti i mezzi: dal "pulpito", nelle scuole, attraverso le "associazioni".

Cosa sta facendo la "Chiesa" per il Darfur?

Stiamo cercando di portare il nostro "aiuto umanitario". Abbiamo sin dall’inizio detto al "Governo" il nostro parere riguardo quello che consideriamo un vero e proprio "genocidio" nel caso del Darfur. La nostra parola non è stata ascoltata, e continuiamo a cercare di esercitare un’influenza "costruttiva", ma con molta difficoltà.

L’11 Aprile ci sono le "elezioni politiche". Come vi state preparando?

Abbiamo due "radio" ed anche altre "Diocesi" hanno questi mezzi. Li adoperiamo per fornire strumenti di "informazione" e di "educazione civica", per spiegare come andare a votare e come registrarsi nelle "liste" dei "votanti".
Abbiamo il dovere, questo sì enorme, di far uscire il nostro popolo dal "circolo vizioso" della "vendetta" per le "offese" ricevute. Il Papa ci ha detto di predicare la "riconciliazione" e il "perdono", perché solo cambiando gli animi si arriva alla "pace" e al dono della "grazia" di Dio.

Il "conflitto" è tra il "Sud Cristiano" ed il "Nord Islamico". Il "voto" inciderà sulla situazione?

Non siamo in una "guerra religiosa"; tuttavia da parte del "Governo centrale" abbiamo una "politica" aggressiva che incita i giovani meno istruiti, li "addestra", fornisce loro "armi", per suscitare "conflitti". E viviamo in vista del "voto" una "campagna elettorale" disordinata. Il "Governo militare" del "Sud" forse non vorrebbe che le "elezioni" si tenessero, ma sa che la loro "regolarità" è guardata a vista dalla "comunità internazionale".

Come si può svolgere allora il "dialogo" con l’"Islam"?

Il Papa ci ha esortato a promuovere il "dialogo" della vita con l’"Islam". Abbiamo anche detto che per noi "dialogare" significa "convivere" sullo stesso territorio. Dai "Governanti" riceviamo "promesse vaghe" e mai mantenute. Anche i "protocolli" di "pace" non sono stati attuati e la "Chiesa" non è veramente riconosciuta: bussa, viene ascoltata, riceve "promesse" vuote di "contenuti".
Ci troviamo in una situazione di scompenso di "fiducia" e per questo dobbiamo coltivare il "dialogo" in tutti i modi, per farci conoscere e conoscere nel modo migliore i nostri "interlocutori".

Cosa si sta facendo per la "formazione" e l’"educazione"?

Due "Università" sono riconosciute dal "Governo": una è la "Comboni University" di Khartoum e l’altra è la "Catholic University" a Juba, che si occuperà di formare "medici" e "personale sanitario". Oltre al sostegno della "Conferenza Episcopale", il primo "Centro" conta dell’appoggio dei "Comboniani", la mia "Congregazione", mentre la seconda è guidata dal "Gesuita" Michael Schulteis.
Abbiamo una terza "Istituzione", a Juba, la "Saint Mary University", di cui ha parlato il Papa nel suo
"Discorso", ed è sostenuta dal "Governo Italiano". Infine un segno di speranza è l’iniziativa della "Università Cattolica" di Milano che, attraverso il Kenya, offre "borse di studio" per studenti "meritevoli" ed anche il Sudan è compreso nell’area di applicazione di questo "progetto".
Potremo così inviare giovani "meritevoli" a
Nairobi, a studiare "economia" e "gestione aziendale".