La "manifestazione" di un Dio così "grande" da farsi "piccolo"

RITAGLI     Riconoscere il "messaggio",     DOCUMENTI
resistere agli "Erodi" di ogni tempo

Particolare dell'Adorazione dei Magi (Sandro Botticelli)...

Gennaro Matino
("Avvenire", 7/1/’10)

L’"Epifania" è un giorno che racconta luce svelata, è un giorno di straordinario fascino: e, ieri, il "Santo Padre" si è lasciato illuminare dalla luce della "pagina" di Matteo e l’ha riflessa nel significato quotidiano dei nostri giorni. Nel cogliere l’apparente distanza tra il "testo" di Isaia e quello di Matteo, tra la "profezia" e la realtà della "Grotta" di Betlemme, Benedetto XVI ci ha ricordato come invece tra la "promessa" e l’adempimento non vi sia affatto una "frattura", ma la difficoltà dell’uomo di comprendere le "vie" di Dio, perché le sue parole non sono le nostre parole, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Imprigionato in categorie propriamente "umane", identificando l’"onnipotenza" in una sorta di "stra-potere" capace di schiacciare e "sottomettere" chiunque, l’uomo di ogni tempo è incapace di comprendere che l’"onnipotenza" di Dio è tale perché Dio è "Amore", amore infinito, gratuito che dona se stesso, il "Figlio unigenito", per la salvezza dei suoi figli: «La sua grandezza e potenza non si esprimono nella logica del mondo, ma nella logica di un "Bambino" inerme, la cui forza è solo quella dell’amore che si affida a noi». Indubbiamente, ha spiegato il "Santo Padre", rispetto alla splendida "visione" di Isaia, in cui la grande luce di Dio avrebbe attirato a sé tutti i "Re delle nazioni", «quella che ci presenta l’"Evangelista" Matteo appare povera e "dimessa": ci sembra impossibile riconoscervi l’adempimento delle parole del "Profeta" Isaia. Infatti, arrivano a Betlemme non i "potenti" e i "Re" della terra, ma dei "Magi", personaggi sconosciuti, forse visti con "sospetto", in ogni caso non degni di particolare attenzione». È dunque comprensibile che da sempre l’uomo sia rimasto affascinato dalla "visione" di Isaia, più che dal "racconto" di Matteo, tanto che ancora oggi, ha ricordato il Papa, nei nostri "Presepi" i "Magi" vengono rappresentati con vesti da "Re", su cammelli e dromedari. Eppure, al di là dell’apparente "contraddizione", della potenza e della crudeltà di Erode, che costringe alla fuga la "Sacra Famiglia", nonostante «l’episodio dei "Magi" sembra essere cancellato e dimenticato», il "Santo Padre" ha colto in tutta la sua pienezza l’adempimento della "profezia" nella "pagina" di Matteo. L’episodio dei "Magi" non si chiude con il ritorno "frettoloso" alle loro terre, non scompaiono dallo scenario della storia della "salvezza". Al contrario per Benedetto XVI «quei personaggi provenienti dall’"Oriente" non sono gli ultimi, ma i primi della grande "processione" di coloro che, attraverso tutte le epoche della storia, sanno riconoscere il messaggio della "stella", sanno camminare sulle strade indicate dalla "Sacra Scrittura"».
Le parole del Papa sono dunque un forte invito a seguire la "stella", ad aprire gli occhi e il cuore per abbandonarci all’amore di Dio. Come i "Magi" nell’offrire oro, incenso e mirra, segno della "regalità" e "divinità" di quel "Bambino" che avrebbe ingoiato la più amara delle "erbe", dichiarano la loro "sottomissione" al piccolo "Re", così noi tutti, uomini della terra, di "Oriente" e di
"Occidente", del "Nord" e del "Sud" siamo chiamati a scegliere tra la "presunzione" del mondo e «l’umiltà autentica», tra il potere della terra e il vero coraggio «di essere "bambini" nel cuore, di stupirsi, e di uscire da sé per incamminarsi sulla strada che indica la "stella", la strada di Dio». E chi si lascia illuminare dalla "stella" come i "Magi" non può più tornare indietro, né può "sottomettersi" al potere degli "Erodi" di ogni tempo, ma seguirà la luce, quella dell’amore di Dio, che sempre si manifesta tra i poveri, tra gli "ultimi" della terra. L’invito del "Santo Padre" a incamminarci sulla strada segnata dalla "stella" è un invito coraggioso a non lasciarsi vincere dalla notte, la notte della "crisi economica", la notte della "violenza", del "terrorismo", è un invito a non rimanere indifferenti di fronte alla "stravolgente" novità di un Dio che si fa "carne" per rimanere vicino a noi. Un Dio così grande da farsi piccolo, che facendosi "Bambino" ha l’umiltà di affidarsi alle nostre cure per poter crescere nel nostro cuore, nella nostra storia, nella storia del mondo.