Oggi Benedetto XVI nell’"Isola"

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per insegnare a «farsi "approdo"»

Papa Benedetto XVI, testimone nel mondo di fede e di pace...

Gennaro Matino
("Avvenire", 17/4/’10)

Malta oggi accoglie Benedetto, e l’"Apostolo" sbarcherà nuovamente sulle sponde dell’"Isola Mediterranea" più esposta al "naufragio" dei "derelitti". Paolo di Tarso scampò alla "tempesta" che avrebbe potuto inghiottire la nave, che "prigioniero" lo conduceva a Roma nell’"anno 60". Oggi, 1950 anni dopo, mentre la "navigazione" della "Chiesa" non è meno dura, la barca di "Pietro" affronta con coraggio il gioco delle onde, anche quelle contrarie e, "pellegrino" di pace e di giustizia, il "Santo Padre" celebra l’"Anniversario" di quella singolare storia, il coraggio di rendere l’"ospitalità" che accolse Paolo modello da imitare.
Sappiamo dagli
"Atti degli Apostoli" ("At 27,39-28,10") che Paolo fu generosamente accolto dagli "isolani" chiamati "barbari" non certo per quanto offrirono al "malcapitato", che potette invece godere di un fuoco, da loro preparato, che riscaldava nella notte fredda d’inverno e asciugava sentieri di "paura". Umanità rara, quella dei "maltesi" – racconta il testo – , che fu ripagata dalla provvidenza "guaritrice" di Paolo il quale, mosso a compassione, sanò ferite e curò piaghe. Nacque allora una fiorente "comunità cristiana" che, seguendo gli insegnamenti ricevuti durante tutto l’inverno dall’"Apostolo delle Genti", crebbe in numero e dignità. Storia di compassione e di "gratuità" che descrive un popolo forte di sacrifici e capace di slanci anche eroici, aperto al "diverso". Un sentire che è messo a dura prova in tempo di "migrazioni" forzate, di costrizione di masse in fuga per diverse "tempeste", di "deportazioni" di popoli in cerca di futuro, altrove.
Le sponde dell’"Isola", troppo piccola per dare spazio da sola al soccorso dei "perduti", rischiano di modificare il ritmo connaturale dell’"accoglienza" e qui come altrove far trionfare l’esasperazione, l’insopportabilità per ogni "approdo" non previsto dalle carte d’"Ambasciata". L’"Arcivescovo" di Malta,
Paul Cremona, sottolineando l’importanza della "visita" del Papa e manifestando la gioia di ogni abitante per il grande privilegio che riceverà, ha voluto evidenziare il legame strettissimo della "visita" di oggi con l’"avvenimento" di ieri: «Occorre eliminare i "pregiudizi" e considerare gli "immigrati" innanzitutto come persone. Bisogna accogliere i "migranti" come venne accolto San Paolo». E da quest’"Isola", situata nel centro del "Mediterraneo", Benedetto XVI potrà lanciare una volta ancora la "sfida evangelica" della pace. Da questo confine dell’Europa verso "Oriente", sponda di "cattolicesimo", avrà l’occasione di rivolgersi al "mondo occidentale" per ribadire la difesa del patrimonio di valori "culturali" e "religiosi" sui quali si può costruire un futuro di "solidarietà" e giustizia per tutti i popoli. Alla vigilia del suo quinto anno di "Pontificato", il Papa, da questo scoglio di storia e di "passione credente", porterà il "messaggio" del "Giusto" e ripercorrerà i "Sentieri Paolini" per gridare al mondo intero che solo da fratelli si può riscoprire la vera "cittadinanza universale".
Malta è sintesi formidabile per raccontare il disagio e le "contraddizioni" dell’uomo "contemporaneo", che come un "isolano" è in cerca di "orizzonti aperti": per natura può averli a portata di mano, ma restano difficili comunque da agguantare in un territorio limitato come può essere un’"Isola".
Qui Benedetto troverà una "Chiesa" pronta a mettersi in discussione, viva perché non solo concentrata su se stessa ma capace di farsi "approdo" per gli altri. Sì, proprio un "approdo": come lo fu per l’"Apostolo", come lo può essere oggi, offerto a chi cerca la "Chiesa" per resistere al "Martirio", a chi la guarda per poterla imitare, e superare così l’"egoismo mortale" della "non accoglienza".