Passo dopo passo, «perché tutti siano uno»

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dal Successore di Pietro

La Chiesa Anglicana viene accolta in Vaticano... Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di Canterbury!

Salvatore Mazza
("Avvenire", 21/10/’09)

Potenzialmente, una "rivoluzione" che potrebbe cambiare il volto della "Comunione Anglicana" così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi. Con centinaia di migliaia di "credenti" – ma qualcuno dice milioni – che potrebbero passare da Canterbury a Roma. Un’emorragia di "Parrocchie" e intere "Diocesi" difficile, al momento, da calcolare, ma comunque di certo ampia. Tanto da far già parlare, sulle rive del Tamigi, di «resa» del Primate Rowan Williams di fronte alle questioni che per oltre vent’anni hanno scavato fino a lacerare il tessuto "connettivo" dell’"Anglicanesimo": l’"Ordinazione" delle donne, e l’accesso all’"Episcopato" ancora delle donne, e di "omosessuali" dichiarati e conviventi.
In realtà – anche in attesa di conoscere nel dettaglio cosa prevede la "Costituzione Apostolica", annunciata ieri, che consentirà il rientro nella piena "comunione" con Roma delle "Comunità Anglicane" che vorranno richiederlo – la situazione è molto più complessa, e significativa, di quanto possa apparire in un primo momento. E coinvolge da un lato il futuro della "Comunione Anglicana" e, dall’altro, la visione "ecumenica" di
Benedetto XVI. Il quale, in assoluta coerenza con quanto dichiarato nella sua prima "Omelia" da Pontefice, ha impresso al cammino per l’"unità" un’accelerazione davvero impressionante. E in questo senso non c’è dubbio che l’annuncio congiunto, a Roma e a Londra, dell’iniziativa di Papa Ratzinger, rappresenti non solo una novità assoluta, ma anche un "segnale" ben preciso. A sottolineare che, se la "Costituzione Apostolica" non è certo frutto di una "trattativa", la vicenda, pur nella sua estrema delicatezza, ha trovato uno sbocco positivo per tutti. Uno sbocco, soprattutto, in grado di non compromettere il prosieguo del "dialogo". Rimarcando anche che, senza quei problemi, probabilmente oggi le due "Chiese" sarebbero nel loro insieme molto, ma davvero molto, più vicine.
Non c’è infatti dubbio che, mentre risponde alle pressanti domande provenienti da quei settori dell’"Anglicanesimo" disorientati da "derive" ritenute troppo "liberal", la nuova "Costituzione", offrendo un’alternativa a tali istanze, dia allo stesso tempo alla "Chiesa Anglicana" l’opportunità di mantenere la sua natura di "Comunione". Un elemento decisivo, questo, rispetto alle potenziali "derive" che, nella
"Conferenza di Lambeth" dello scorso anno, aprivano scenari di "polverizzazione" di una tradizione "secolare", e che invece potrebbe consentire all’Arcivescovo di Canterbury di portare avanti quelle correzioni di rotta che proprio a Lambeth sono state avviate.
Certo, per la "Chiesa Cattolica" sarebbe stato facile ricorrere a soluzioni più semplici, come una qualche forma di "uniatismo". Ma questo avrebbe finito per allontanare, invece che avvicinare, Roma e Canterbury. E non c’è dubbio di come in questa scelta ci sia forte l’impronta di un Papa che, davanti ai Cardinali che l’avevano eletto, si è assunto come accennato, fin dal suo primo giorno da Successore di Pietro, «come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile "unità" di tutti i seguaci di Cristo». Impegno per un’"unità" autentica, senza equivoci né compromessi. Che ha portato a progressi decisivi nei rapporti con la
"Chiesa Ortodossa" – per i quali ormai già da tempo si dice essere entrati nella «terza fase» – , a chiarimenti fondamentali con le "Chiese Riformate", e a riaprire la porta agli "scismatici lefevbriani". E che continua a dire, nei gesti concreti, che il «perché tutti siano uno» non è un "optional", ma un dovere. Da perseguire nella "verità" e nella "carità". Lavorando per evitare nuovi "strappi" e ricucendo, pazientemente, il tessuto "connettivo" della fede dei seguaci di Cristo.