Il "Tema" della "Giornata Mondiale"

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passaggio obbligato per la "Pace"

Papa Benedetto XVI, col suo abbraccio di pace, accoglie e custodisce tutta l'umanità...

Salvatore Mazza
("Avvenire", 14/7/’10)

La "libertà religiosa" come "la libertà delle libertà". A precedere tutte le altre. A renderle possibili e plausibili. Di più, a fondarle. La "libertà religiosa", dunque, come "scintilla" senza la quale ogni altra "libertà" non solo non è possibile, non è neppure vera. Non esiste. E che, al contrario, «quando è coerente alla ricerca della "verità" e alla "verità" dell’uomo», illumina e indirizza in maniera sicura il cammino verso la "pace".
Già solo nella scelta del "tema" per la
"44a Giornata Mondiale della Pace" "La libertà religiosa, via per la pace" – c’è tutto il gusto di Benedetto XVI per una provocazione "intellettuale" forte, spiazzante. Che parte da quella che quasi sembra una "ridefinizione" dello stesso concetto di "libertà religiosa", depurandolo dalle "mistificazioni" di ogni "fondamentalismo" ma, allo stesso tempo, proiettandolo ben oltre la soglia minimale di una concessione alla semplice "libertà di credere".
Come infatti spiega la "Nota" che accompagna la pubblicazione del "tema" della "Giornata", «la "libertà religiosa" è autenticamente tale quando è coerente alla ricerca della "verità" e alla "verità" dell’uomo». Un’impostazione cruciale: che mentre «consente di escludere la "religiosità" del "fondamentalismo", della "manipolazione" e della "strumentalizzazione" della "verità" e della "verità" dell’uomo», in quanto «tutto ciò che si oppone alla "dignità" dell’uomo si oppone alla ricerca della "verità", e non può essere considerato come "libertà religiosa"», nello stesso tempo «amplia gli orizzonti di "umanità" e di "libertà" dell’uomo», facendo in questo senso della "libertà religiosa" «una "libertà" per la "dignità" e per la "vita" dell’uomo».
Forte, si diceva, e spiazzante. Dove la forza sta, ancora una volta, secondo quell’impronta ormai immediatamente riconoscibile che rappresenta lo "stile" a cui ormai Papa Ratzinger ci ha abituato, nel tendere la mano a una "ragione" con cui la "fede" chiede di "dialogare" spogliandosi di ogni "rigidità", di ogni "chiusura preconcetta", nella certezza che, per una vera ricerca del "bene comune", l’una abbia costantemente bisogno dell’altra. E dove il "paradosso" risalta evidente nel fatto che se, come ovvio, nell’orizzonte di "libertà religiosa" evocato dal Papa ci sono tutte le situazioni in cui il "diritto" a professare la propria "religione" è conculcato fino alla "persecuzione" e alla "morte", il richiamo forse più allarmato è al processo di
"secolarizzazione" che vorrebbe quasi espellere dall’orizzonte della "vita pubblica" ogni rilevanza del "credere", quasi a volerlo relegare in un "privato" residuale.
Sarà per questo doppiamente interessante vedere come, nel corpo del "Messaggio" – che sarà pubblicato a fine autunno – Benedetto XVI svolgerà il suo "pensiero". Oggi in ogni caso, così come non si può non pensare ai "drammi" quotidiani e alle "tragedie" dei "perseguitati" a motivo della loro "religione", non si può allo stesso modo non riconoscere con sgomento il "deserto spirituale" e il "vuoto" della "ragione" che hanno portato il
"Crocifisso" sul banco degli "imputati", solo per citare il più eclatante tra gli esempi possibili.
«È inconcepibile che dei "credenti" debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro
"fede" – per essere "cittadini attivi"; non dovrebbe mai essere necessario "rinnegare" Dio per poter godere dei propri "diritti"». Benedetto XVI pronunciò queste parole davanti all’"Assemblea Generale dell’Onu", il 18 Aprile del 2008, al cuore di un "Discorso" che meriterebbe di essere ripreso e meditato ancora e ancora, denso com’era di spunti per significare il futuro della "convivenza umana". Perché, aggiunse, «il rifiuto di riconoscere il contributo alla "società" che è radicato nella dimensione "religiosa" e nella ricerca dell’"Assoluto" – per sua stessa natura, espressione della "comunione" fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio "individualistico" e "frammenterebbe" l’"unità" della persona». E che "pace" potrebbe mai essere possibile tra uomini "spezzati" nel loro stesso essere?