Molto più di una "ricetta"

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Papa Francesco incontra la Classe Dirigente del Brasile, nel Teatro Municipale di Rio de Janeiro!

In cammino tra la folla, il Papa raggiunge ogni cuore, portando luce e speranza...

Un allegro copricapo, donato a Francesco, dai Rappresentanti delle Comunità Indigene Brasiliane!

Salvatore Mazza
("Avvenire", 28/7/’13)

Costruire il futuro non è, né sarà mai, un’impresa semplice! Avviluppati nelle spire di una crisi che strangola, storditi da un bombardamento continuo e confuso di parole e ricette che, invece che avvicinare, sembrano rendere irraggiungibile la fioca luce che vogliamo intravvedere in fondo al "tunnel"; incerti circa quale futuro, se non dubbiosi che mai possa esserci, quell’impresa arriva ad apparire perfino impossibile. Chi qualcosa ha, cerca di tenersela ben stretta... E chi ha poco, o non ha niente, si arrangi pure!
In questa contemporanea declinazione dell’antico "mors tua, vita mea", c’è tutta la tragedia dei nostri giorni! La tragedia dell’uomo globalizzato, che ha scoperto di non avere strumenti adeguati ai bisogni, e si inventa improbabili fughe in avanti, per sfuggire a una realtà che sempre, comunque, lo supera. E
Francesco, che con affilata semplicità ricorda che, «oggi, o si scommette sulla cultura dell’incontro, o tutti perdono», mette ciascuno di noi di fronte all’essenziale, all’indispensabile, all’irrinunciabile: non c’è Democrazia, se non è per tutti... Non c’è sviluppo, se non è per tutti!
Si dice sempre, ed è vero, in fondo, che la Chiesa «non dà ricette». Ma, nel
Discorso che ieri il Papa ha rivolto alla "Classe Dirigente" del Brasile, c’è qualcosa in più di una ricetta. Che vale per il Brasile, certo, ma certo anche per tutte le "Classi Dirigenti" del mondo, e, a ben vedere, per ognuno di noi. Perché, i "tre aspetti" dello "sguardo calmo, sereno e saggio", indispensabili per affrontare il futuro – «primo, l’originalità di una tradizione culturale; secondo, la responsabilità solidale per costruire il futuro; e terzo, il dialogo costruttivo, per affrontare il presente» – , sono gli ingredienti per costruire una vita vera, una società vera!
Francesco ne ha già fatto, in poco più di quattro mesi, una sorta di "leit-motiv" del suo esercitare il
Ministero Petrino... Ieri, nel "Teatro Municipale" di Rio De Janeiro, ha per la prima volta messo in fila tutto questo!
Ricordandoci che, «far crescere l’umanizzazione integrale, e la cultura dell’incontro e della relazione, è il modo Cristiano di promuovere il bene comune, la gioia di vivere», il punto in cui «convergono Fede e ragione, la dimensione Religiosa con i diversi aspetti della cultura umana»; ad ammonire che, «chi agisce responsabilmente, colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio». E che, «questo senso etico, appare, oggi, come una sfida storica, senza precedenti», perché, «oltre alla razionalità scientifica e tecnica, nella situazione attuale si impone il vincolo morale, con una responsabilità sociale e profondamente solidale»; a dirci, senza giri di parole, che un Paese cresce, solo «quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali», e che in questa crescita è fondamentale il contributo delle grandi Tradizioni Religiose, che svolgono un fecondo ruolo di «lievito della vita sociale, e di animazione della Democrazia, «in un contesto in cui la laicità dello Stato è, a sua volta, fondamentale «alla pacifica convivenza tra Religioni diverse», e alla loro valorizzazione. Perché, ha insistito, c’è un solo modo, in cui una persona, una famiglia, una società, può progredire, ed è la cultura dell’incontro attraverso il dialogo. Risuonano, in questo discorso, fortissime, eco di alcune delle pagine più alte del
Magistero di Benedetto XVI, il Discorso al "College des Bernardins", quello a "Westminster Hall", e al "Reichstag" di Berlino!
Ricette, in cui il valore di quello che consideriamo "immateriale", come
Papa Bergoglio ha ripetuto proprio l’altro giorno, è valore irrinunciabile, in quanto è l’unico, vero ingrediente per poter costruire ciò che è concreto. Una Commedia di Kaufman e Hart, "Non te li puoi portare appresso", metteva in scena, già nel ’37, le paranoie distruttive di una società, che si andava sempre più legando alle "cose"... Se tutti, oggi, dessimo più valore a tutto quello che non potremo mai portarci appresso, probabilmente quella luce fioca in fondo al "tunnel" inizierebbe a farsi più vicina!