INTERVISTA

RITAGLI     Un Paese "emergente",     DOCUMENTI
ma che resta a due "velocità".

Padre Donegana:
«Il "lavoro", la "priorità" dei "giovani"»

Il "Missionario" del "Pime", "vent’anni" anni trascorsi in Brasile,
focalizza le questioni "aperte":
investire anche su "Scuola", e "Sanità".

L'incontro tra Papa Francesco ed il Sindaco di Rio de Janeiro, con la consegna delle chiavi della città!

P. Costanzo Donegana, Missionario del Pime in Brasile...

Abbracci di gioia, tra il Papa ed una bimba, durante la visita alla Favela Varginha!

Graziella Melina
("Avvenire", 24/7/’13)

«Il Brasile è in una fase di speranza, di realizzazione! E ha suscitato un po’ di sorpresa il fatto che, dopo la crescita molto forte, registrata l’anno scorso, ora l’economia stia un po’ rallentando!». A parlare è il Missionario Costanzo Donegana, Storico, Giornalista, e Responsabile dell’"Ufficio Ricerche Storiche" del "Pime"...

Padre Donegana, lei è stato in Brasile per "vent’anni": come spiega, i recenti "scontri", in "piazza"?

È strano, per il Brasile, che è un Paese pacifico e paziente! Semmai, si scalda per il Calcio! Per la Politica meno, anche se la gente partecipa... Gli scontri non sono stati animati da bande di poveri, ma dalla classe media. Sono stati spontanei: non ci sono dietro Movimenti, o la Politica. È un’indicazione di una insoddisfazione. Manifestavano per il prezzo della Metropolitana, che è aumentato. Come quello dei "Bus"... Poi, il Governo l’ha diminuito! Ma l’aumento è stato, in realtà, la miccia: in realtà, si lamentano perché il tenore di vita della classe media si sta abbassando!

Molti, denunciavano anche la "corruzione"...

Sì! La corruzione è spaventosa! È una mentalità in Brasile, tanto che si usa dire fare il "jeitinho", cioè "arrangiarsi", ed è una maniera abbastanza diffusa. È importante che tutta la società, a tutti i livelli, prenda coscienza. I Brasiliani sono stati sempre colonizzati, c’è sempre stata una classe favorita, per cui la gente ora è anche stufa. I Vescovi hanno scritto una "Lettera", in cui solidarizzano con queste persone!

E quanto a "Scuola", e "Sanità"?

Per l’accesso all’istruzione, il Governo ha promosso politiche anche interessanti, forse un po’ assistenzialiste! Per esempio, se una famiglia povera manda il figlio a Scuola, riceve una piccola sovvenzione mensile. Ufficialmente, il novantacinque per cento dei ragazzi va a Scuola. Ma bisogna tenere conto della qualità! Anche nelle stesse città! Nell’Amazzonia, una ragazzina che ha quattordici anni, appena uscita dalla Scuola d’obbligo, diventa maestra. Noi abbiamo un Centro per i Ragazzi, a San Paolo! Qui le educatrici, invece, devono essere laureate in pedagogia. La Sanità, poi, lascia molto a desiderare... La gente deve pagarsi le medicine! Molte persone, che hanno avuto un tumore, devono fare le cure, ma non hanno i soldi!

Eppure, lei parla di fase "positiva"...

Sì, il Brasile è migliorato molto! C’è stato un lavoro, da parte della Chiesa, sulla Pastorale dei bambini... Zilda Arns, sorella del Cardinale Paulo Evaristo Arns, Arcivescovo Emerito di San Paolo, morta poi nel Terremoto di Haiti, ha portato avanti una grande operazione di sostegno per le famiglie e i bambini poveri, nelle periferie. Sono impegnate tantissime Suore! C’è la "Caritas", e poi le Pastorali Sociali, molto specializzate nell’aiuto ai "tossico-dipendenti"!

Il ruolo della "Chiesa" è, dunque, fondamentale?

La Chiesa è sempre stata l’entità vista più positivamente dai Brasiliani, sempre! Ed è presente, per dare aiuto! Negli Anni Settanta, Ottanta, qui, si è molto sviluppata la riflessione sulla "Teologia della Liberazione", ossia dare coscienza alla Chiesa che deve rivolgersi soprattutto ai poveri. È, infatti, nata come risposta allo scandalo della povertà. Del resto, l’Evangelizzazione è anche impegno sociale... Questa scelta evangelica ora è stata assimilata, ed è entrata nella mentalità e nella prassi della Chiesa: essere discepola di Dio, ascoltare Dio attraverso la storia, e impegnarsi nella Missione!

Uno sguardo, ai "giovani" Brasiliani...

Il loro problema, è il lavoro! Trovano un’occupazione, per lo più, quelli che hanno una specializzazione. I miei giovani, quelli della "Favela", il lavoro che sognano è quello dei "moto-boy"... Sono spericolati! Più consegnano, più guadagnano... Ogni giorno, c’è un morto! C’è, poi, la piaga della droga e dell’"alcool". Bere la birra e la "cachaça", un tipo di grappa, è diventata una moda, purtroppo. Spesso, cominciano dalle otto del mattino. Ma hanno voglia di crescere, di fare, se dai loro l’opportunità. Con una Suora Brasiliana, abbiamo iniziato a seguirne alcuni, dall’adolescenza. Li facciamo studiare, o gli paghiamo il Corso Professionale. La maggior parte di loro, trovano lavoro! E sono contentissimi!